Gioannetti, Andrea

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Andrea Gioannetti o Giovannetti (Bologna, 6 gennaio 1722 – Bologna, 8 aprile 1800) è stato un monaco camaldolese, cardinale e arcivescovo di Bologna, membro delle Congregazioni del Sant'Uffizio e dell'Indice.

Battezzato con i nomi di Melchiorre Benedetto Lucidoro, apparteneva a una famiglia della nobiltà bolognese. Il 29 giugno 1739 entrò nell'abbazia camaldolese di Sant'Apollinare in Classe, presso Ravenna, assumendo il nome religioso di Andrea. Fu ordinato sacerdote il 19 dicembre 1744. Dopo aver studiato a Bertinoro e a Roma, dove approfondì anche lo studio del greco e delle antichità, insegnò teologia a Bertinoro.

Dal 1753 fu teologo dell'arcivescovo di Ravenna Ferdinando Romualdo Guiccioli. Nel 1763 divenne procuratore ed economo dell'abbazia di Sant'Apollinare in Classe e quindi abate della stessa, incarico che mantenne fino al 1770. Durante il suo governo promosse la biblioteca e le raccolte del monastero e si distinse nell'assistenza alla popolazione durante la carestia del 1764-1766. Nel 1773 divenne abate di San Gregorio al Celio a Roma.

Rigorista sul piano morale e di formazione agostiniana, in questa fase Gioannetti mostrò una certa apertura verso alcuni ambienti del cattolicesimo riformatore. Frequentò ecclesiastici vicini al giansenismo, tra i quali Giovanni Cristofano Amaduzzi, e seguì con interesse la produzione culturale di orientamento riformatore. Nel 1774 consigliò anche l'acquisto delle opere di Antoine Arnauld per la biblioteca di Classe. La sua posizione rimase tuttavia moderata e progressivamente si allontanò dalle correnti gianseniste e dall'episcopalismo antiromano.

Il 29 gennaio 1776 Pio VI lo nominò arcivescovo titolare di Emeria e amministratore dell'arcidiocesi di Bologna. Consacrato vescovo il 4 febbraio successivo, assunse il governo della diocesi bolognese. Creato cardinale in pectore il 23 giugno 1777, la nomina fu resa pubblica il 15 dicembre dello stesso anno, quando fu anche nominato arcivescovo di Bologna. Il 30 marzo 1778 ricevette il titolo di Santa Pudenziana.

Nello stesso periodo fu nominato membro delle Congregazioni della Disciplina regolare e della Visita apostolica e, soprattutto, della Congregazione dell'Indice e della Congregazione del Sant'Uffizio. In particolare, prestò il giuramento come cardinale inquisitore il 1° aprile 1778.

Durante i primi anni dell'episcopato cercò ancora di conciliare il rigore dottrinale con un moderato programma di rinnovamento pastorale e liturgico. Nel corso degli anni Ottanta, tuttavia, la sua posizione mutò sensibilmente. Di fronte alla diffusione del giansenismo, dell'episcopalismo e delle dottrine illuministiche, Gioannetti accentuò la difesa del primato pontificio e dell'autorità dottrinale della Santa Sede.

Particolarmente significativo fu il contrasto con Scipione de' Ricci, vescovo di Pistoia e Prato. Gioannetti guardò con crescente diffidenza alla produzione religiosa proveniente dall'ambiente pistoiese e nel 1784 vietò ai parroci di alcune zone della diocesi la lettura della Raccolta di opuscoli interessanti la religione. La divergenza riguardava soprattutto il primato pontificio e l'autonomia rivendicata dalle Chiese locali nei confronti di Roma.

Nelle Lezioni pastorali opportune ai vescovi, pubblicate anonime nel 1784, sviluppò una dura polemica contro il razionalismo religioso e la diffusione della filosofia dei Lumi, riaffermando il ruolo dei vescovi nella difesa dell'ortodossia e soprattutto l'autorità della cattedra romana. La sua evoluzione verso posizioni nettamente intransigenti risultò ancora più evidente nel sinodo diocesano celebrato a Bologna dal 2 al 4 settembre 1788, concepito anche come risposta all'esperienza del Sinodo di Pistoia. Vi furono riaffermate l'autorità dell'ordinario, la subordinazione della Chiesa locale alla Santa Sede e la normativa contro l'eterodossia. Alla fine degli anni Ottanta Gioannetti era ormai pienamente inserito nel fronte ecclesiastico antigiansenista e intransigente. :contentReference[oaicite:1]{index=1}

Nel 1794 accompagnò con una propria pastorale la pubblicazione della traduzione italiana della bolla Auctorem fidei, con la quale Pio VI aveva condannato le proposizioni del sinodo pistoiese.

L'occupazione francese di Bologna nel 1796 lo pose di fronte a un nuovo scenario politico. Inizialmente riconobbe le nuove autorità, confidando nella tutela della religione cattolica; i rapporti peggiorarono però rapidamente a causa dei provvedimenti contro gli ordini religiosi, le immunità e i beni ecclesiastici. Nel gennaio 1797 intervenne pubblicamente in difesa dell'autonomia e dei diritti della Chiesa. Dopo l'occupazione austro-russa di Bologna nel 1799 tornò a esercitare un più stretto controllo sulla stampa e sul clero, cercando tuttavia di contenere anche gli eccessi della reazione.

Partecipò al conclave riunito a Venezia tra il 1799 e il 1800, dal quale uscì eletto Pio VII. Rientrato a Bologna il 29 marzo 1800, si ammalò pochi giorni dopo e morì l'8 aprile successivo.

Bibliografia

  • Émile Appolis, Le Tiers Parti catholique au XVIIIe siècle. Entre Jansénistes et Zelanti, Picard, Paris 1960, pp. 384, 393, 397-402.
  • Giuseppe Baraldi, Notizie biografiche del card. Andrea Gioannetti, in Memorie di religione, di morale e di letteratura, 5 (1824), pp. 291-313.
  • Simone Bonechi, Gioannetti (Giovannetti), Andrea, in DBI, vol. 55 (2001).
  • Giuseppe Fornasin, Sette secoli di storia della nobile famiglia de' Gioannetti 1226-1936, Bologna 1936, pp. 182-191.
  • Umberto Marcelli, Polemiche religiose a Bologna nel sec. XVIII, in Atti e memorie della Deputazione di storia patria per le province di Romagna, n.s., 6 (1954-1955), pp. 103-177.
  • Luciano Meluzzi, I vescovi e gli arcivescovi di Bologna, Bologna 1975, pp. 489-494.
  • MORONI, vol. XXIX (1845), pp. 279-280.
  • Ettore Passerin d'Entrèves, Il fallimento dell'offensiva riformista di Scipione de' Ricci secondo nuovi documenti (1781-1788), in Rivista di storia della Chiesa in Italia, 9 (1955), pp. 99-131.
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. 1, pp. 603-604.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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