Malvezzi, Vincenzo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Vincenzo Malvezzi (Bologna, 22 febbraio 1715 – Cento, 3 dicembre 1775) è stato un cardinale, arcivescovo di Bologna e membro della Congregazione del Sant'Uffizio.

Apparteneva a una famiglia del patriziato bolognese ed era figlio di Pietro Paolo Malvezzi, nono conte della Selva, e di Maria Caterina Leoni. Fu conosciuto anche con il cognome Malvezzi Bonfioli, assunto in seguito a un'eredità che aveva comportato l'unione dei patrimoni delle due famiglie. Cadetto destinato alla carriera ecclesiastica, studiò presso i gesuiti e poi in seminario.

Fu canonico della cattedrale di Bologna durante l'episcopato di Prospero Lambertini. Nel 1743 fu chiamato a Roma da quest'ultimo, divenuto papa con il nome di Benedetto XIV. Fu canonico di Santa Maria Maggiore e, nel settembre dello stesso anno, prelato domestico, protonotario apostolico e pro-maestro di camera del pontefice.

Il 26 novembre 1753 fu creato cardinale; il successivo 10 dicembre ricevette il titolo dei SS. Marcellino e Pietro. Il 14 gennaio 1754 fu nominato arcivescovo di Bologna. Tre giorni dopo, il 17 gennaio, fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio, prestando il giuramento d'ingresso il 23 gennaio. Nello stesso anno è documentato anche il giuramento del suo uditore Onofrio Alpani presso il Sant'Uffizio.

Nel governo diocesano proseguì le riforme di Lambertini, accentuandone il rigore e mostrando inclinazioni giansenizzanti. Curò la preparazione del clero, l'amministrazione ecclesiastica e la disciplina dei fedeli, intervenendo anche sulla lettura dei libri. La lotta alle superstizioni e la repressione della prostituzione contribuirono alle tensioni con la società cittadina.

Difese l'autorità episcopale contro l'autonomia degli ordini religiosi, assumendo posizioni antigesuitiche. Nel conclave del 1769 figurò tra i candidati sostenuti dalle monarchie francese e spagnola. Dal 1769 limitò l'attività pastorale dei gesuiti; nominato loro visitatore apostolico nell'arcidiocesi il 6 febbraio 1773, ne colpì progressivamente scuole, collegi e ministeri. Questi interventi precedettero la soppressione generale della Compagnia, decretata nel luglio seguente.

Il 14 giugno 1774 fu nominato pro-datario, incarico dal quale si dimise nel novembre dello stesso anno. La rinuncia a una carica tanto remunerativa, motivata dall'incompatibilità con il governo dell'arcidiocesi bolognese, fu celebrata come prova di disinteresse; la prosopografia di Wolf e Schwedt richiama tuttavia testimonianze contemporanee che restituiscono un quadro meno univoco delle ragioni della decisione.

Partecipò al conclave che elesse Pio VI e rientrò a Bologna nel marzo 1775. Malato, si trasferì a Cento, dove morì il 3 dicembre 1775. Fu sepolto nella cattedrale bolognese.

Bibliografia

  • Andrea Daltri, Malvezzi, Vincenzo, in DBI, vol. 68 (2007).
  • MORONI, vol. XLII (1847), pp. 94-95.
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. II, pp. 767-768.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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