Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Teodolfo Mertel (Allumiere, 9 febbraio 1806 – Allumiere, 11 luglio 1899) è stato un cardinale e giurista, membro della Congregazione del Sant'Uffizio.
Di ascendenza paterna bavarese, studiò nel seminario di Montefiascone e quindi alla Sapienza di Roma, dove conseguì il dottorato in utroque iure nel 1828. Nel 1831 iniziò a esercitare l'avvocatura nella Curia romana, avviando una carriera che lo portò a ricoprire incarichi nei tribunali pontifici. Entrò in prelatura nel 1843, ricevendo la tonsura, e divenne successivamente uditore della Rota.
Nel 1848 partecipò alla commissione incaricata di preparare lo Statuto fondamentale dello Stato pontificio. Il suo contributo consistette soprattutto nel coordinamento e nella sistemazione giuridica delle proposte discusse. Dopo la restaurazione del governo papale assunse importanti responsabilità amministrative; il 10 marzo 1853 fu nominato ministro dell'Interno.
Pio IX lo creò cardinale il 15 marzo 1858. Il 16 maggio successivo ricevette l'ordinazione diaconale, senza accedere al presbiterato: fu l'ultimo cardinale a non essere ordinato sacerdote. Negli anni seguenti esercitò incarichi di direzione economica e amministrativa e presiedette il Consiglio di Stato.
Al Concilio Vaticano I manifestò riserve sull'opportunità della definizione dell'infallibilità pontificia. Intervenne inoltre sulle questioni disciplinari, sollecitando norme capaci di tenere conto delle trasformazioni economiche e sociali. Favorevole all'aggiornamento del diritto ecclesiastico, rimase però critico verso una sua codificazione sul modello degli ordinamenti statali.
Il 28 febbraio 1874 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e il 4 marzo prestò giuramento come cardinale inquisitore. La sua partecipazione alla Congregazione si protrasse fino alla morte.
Il 2 giugno 1877 fu nominato prefetto della Segnatura di Giustizia. Sotto Leone XIII divenne segretario dei Memoriali il 15 luglio 1878 e vicecancelliere di Santa Romana Chiesa il 24 marzo 1884.
Dopo la fine dello Stato pontificio sostenne la ricerca di un accordo con il Regno d'Italia. Affrontò la partecipazione dei cattolici alle elezioni come un problema di opportunità politica e si oppose ai progetti di trasferimento del papa fuori Roma. Il suo orientamento univa fedeltà alla Santa Sede e disponibilità all'adattamento istituzionale.
Morì ad Allumiere l'11 luglio 1899.
Bibliografia
- Carlo Fantappiè, Mertel, Teodolfo, in DBI, vol. 73, 2009.
- Lajos Pásztor, Il card. Mertel e il Concilio Vaticano I, in «Rivista di storia della Chiesa in Italia», 23, 1969, pp. 441-466.
- Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. II, pp. 999-1000.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]