Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Tarsia Malipiero, conosciuta come Laura (Venezia, 1602 o 1603 – Venezia, 19 dicembre 1660), è stata una guaritrice, più volte processata dal Sant’Uffizio veneziano per sortilegi e pratiche magiche. La sua vicenda si colloca all’incrocio fra attività terapeutiche, conflitti domestici e repressione della superstizione, mostrando come la reputazione e le risorse di una donna potessero dipendere da competenze al tempo stesso richieste e condannate.
Figlia di Isabella Malipiero e del marinaio greco Teodorin da Rodi, trascorse l’infanzia in condizioni di povertà. Il suo primo marito, Teodorin da Andro, fu catturato dagli ottomani e per lungo tempo non se ne ebbero notizie. Nel 1623 sposò il mercante Francesco Bonomin, con il quale ebbe una relazione segnata da maltrattamenti e contrasti. Fu proprio Bonomin, nel 1630, a denunciarla insieme alla madre, sostenendo che le due donne fossero responsabili dei suoi disturbi. Alla contestazione dei sortilegi si aggiunse quella di bigamia, poiché il primo marito risultava ancora vivo. Tarsia subì una condanna a un anno di carcere e il matrimonio con Bonomin fu annullato. Anche la successiva unione con Andrea Salaron terminò con una separazione dopo ripetute violenze.
La pratica della guarigione costituì una risorsa importante nella sua ricerca di sostentamento. Stabilitasi nella parrocchia di San Martino, affiancava all’affitto di camere e magazzini interventi rivolti a persone che cercavano sollievo dalle malattie o rimedi alle difficoltà sentimentali. Collaborava con Isabella, dalla quale aveva appreso parte delle proprie conoscenze. Nelle testimonianze processuali compaiono rituali protettivi e divinatori, sostanze curative e oggetti consacrati: elementi che, diversamente interpretati, potevano attestare tanto l’efficacia attribuita alla guaritrice quanto la sua presunta pericolosità.
Nel procedimento iniziato nel 1647 Tarsia si avvalse di assistenza legale, sostenendo la liceità dei medicamenti e facendo attestare la propria osservanza religiosa. Fu tuttavia condannata nel 1649 a dieci anni di carcere; le condizioni di salute ne favorirono la liberazione anticipata nel 1650. Un nuovo caso, relativo alle cure prestate a Marina Contarini, moglie di Angelo Emo, portò all’arresto del 1654. Tra i materiali sequestrati figuravano manoscritti magici, comprese copie della Clavicula Salomonis. Tarsia dichiarò che appartenevano ad alcuni ospiti e di non saper leggere. Nel 1655 ricevette un’altra condanna decennale. Morì in carcere il 19 dicembre 1660, tre giorni dopo essere caduta durante un ulteriore arresto.
Il caso consente di osservare come la denuncia potesse trasformare una relazione di fiducia o di dipendenza in un rapporto accusatorio. La richiesta di guarigione esponeva infatti chi interveniva al rischio di essere ritenuto responsabile dell’insuccesso della cura. La lettura delle fonti deve quindi distinguere le attività documentabili dalle attribuzioni di poteri malefici, senza ridurre Tarsia né allo stereotipo della strega né a una figura idealizzata di guaritrice estranea ai conflitti del proprio ambiente.
Bibliografia
- Franca Romano, Laura Malipiero strega. Storie di malie e sortilegi nel Seicento, Meltemi, Roma 1996.
- Franca Romano, Volare con le piume del vento. Percorsi di vita di una strega, in “La Ricerca folklorica”, 38, 1998, pp. 89-93.
- Franca Romano, Malipiero, Tarsia, detta Laura, in DBI, vol. 68 (2007).
Article written by Daniele Santarelli & Domizia Weber | Ereticopedia.org © 2026
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]