Sede inquisitoriale di Pisa

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
HOW TO CITE | EDITORIAL GUIDELINES | CODE OF CONDUCT | LIST OF ABREVIATIONS


L'Inquisizione operò a Pisa sin dall'inizio del XIV secolo, quando il territorio cittadino rientrava nella giurisdizione degli inquisitori francescani della Toscana. Una sede inquisitoriale stabile dipendente dalla Congregazione del Sant'Uffizio fu organizzata intorno al 1560 e affidata ai frati minori conventuali, che mantennero la gestione del tribunale fino alla sua soppressione. I processi si svolgevano presso il convento di San Francesco. Sebbene una parte della storiografia collochi l'istituzione formale della sede nel 1574-1575, l'attività del Sant'Uffizio pisano è documentata con continuità già a partire dal 1559.

Le vicende dell'Inquisizione di Pisa furono strettamente legate a quelle dell'Inquisizione di Firenze, detta anche Inquisizione di Toscana, alla quale era riconosciuto un ruolo di preminenza all'interno del granducato. L'attività del tribunale riguardava la repressione dell'eterodossia religiosa, il controllo dei libri proibiti e delle pratiche magiche e superstiziose. Particolare attenzione fu rivolta agli ambienti universitari, nei quali circolavano opere e dottrine sospette, e al vicino porto di Livorno, sede di importanti comunità mercantili straniere, ebraiche e protestanti. Il vicariato inquisitoriale livornese, dotato di una propria organizzazione dal 1626, svolse un ruolo significativo nella vigilanza sui comportamenti religiosi e nei procedimenti contro gli apostati e i giudaizzanti. Tra i casi più noti figura quello del cristiano nuovo Fernando Álvares, detto Abram da Porto Nato, processato a Pisa e successivamente condannato a morte a Roma nel 1640.

Come la sede di Firenze, anche quella di Pisa risentì della politica giurisdizionalista dei sovrani lorenesi. L'attività inquisitoriale fu sospesa nel 1743-1744 per decisione del granduca Francesco Stefano di Lorena, in seguito ai contrasti con Roma, culminati nell'espulsione da Firenze dell'inquisitore Paolo Antonio Agelli. Il tribunale poté riprendere la propria attività soltanto nel 1754, con prerogative sensibilmente ridimensionate e sotto una più stretta vigilanza delle autorità statali. L'Inquisizione in tutta la Toscana, e quindi anche a Pisa, fu definitivamente soppressa con decreto del granduca Pietro Leopoldo del 5 luglio 1782.

Una parte consistente dell'archivio inquisitoriale pisano si conserva presso l'Archivio Arcivescovile di Pisa, nel fondo Tribunale dell'Inquisizione, costituito da oltre trenta unità documentarie comprendenti processi, denunce e corrispondenza, prevalentemente relativi al periodo 1574-1785. La documentazione rappresenta una fonte importante per la storia religiosa e sociale della Toscana in età moderna.

Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Pisa

Bibliografia

Link

Article written by Redazione | Ereticopedia.org © 2014-2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

thumbnail?id=1_usu8DkYtjVJReospyXXSN9GsF3XV_bi&sz=w1000
The content of this website is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) License