Sede inquisitoriale di Pavia

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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L'Inquisizione di Pavia, di competenza domenicana, ha origini risalenti alla seconda metà del XIII secolo. Una prima organizzazione stabile dell'ufficio è documentata durante l'inquisitorato di fra Lanfranco da Bergamo (1292-1305). Successivamente la sede pavese mantenne rapporti di dipendenza con quella di Milano. Una maggiore autonomia si consolidò tra il Quattrocento e il Cinquecento. A partire dal 1509, con l'inquisitorato di Gioacchino Beccaria, disponiamo di una lista sostanzialmente continuativa di inquisitori. Il tribunale aveva sede presso il convento domenicano di San Tommaso.

Dopo l'istituzione della Congregazione del Sant'Uffizio nel 1542, l'attività inquisitoriale si intensificò, soprattutto in relazione alla diffusione delle dottrine protestanti negli ambienti universitari. Nel 1541-1542 furono perseguiti alcuni gruppi di orientamento riformato legati allo Studio pavese, dove circolavano libri proibiti e operavano docenti sospettati di eterodossia. Nell'ottobre 1542 Michele Ghislieri, futuro Pio V, fu nominato commissario inquisitoriale, contribuendo alla riorganizzazione del tribunale e della compagnia di San Pietro Martire, che ne costituiva il principale sostegno operativo.

Non mancarono gravi contrasti tra gli inquisitori e le autorità cittadine. Particolarmente significativo fu il caso di fra Pietro Soleri da Quinzano (1567-1568), accusato di abusi, estorsioni e irregolarità procedurali nell'esercizio delle proprie funzioni. Le proteste degli ambienti dirigenti pavesi portarono alla sua rimozione da parte della Congregazione romana nel dicembre 1568. Nel 1582 un altro inquisitore fu assassinato, a testimonianza delle forti tensioni che potevano accompagnare l'attività del tribunale.

Nel corso del Seicento il Sant'Uffizio pavese si occupò sempre più della repressione delle pratiche magiche e superstiziose, della bestemmia e dei comportamenti religiosi considerati devianti, oltre che della censura libraria. L'attività del tribunale si avvaleva di una rete di vicari, consultori e familiari, tra i quali figuravano anche esponenti dell'ambiente universitario.

Il tribunale pavese seguì infine le sorti dell'Inquisizione nella Lombardia austriaca, progressivamente ridimensionata dalla politica giurisdizionalista degli Asburgo. Nel 1769 furono demolite le carceri inquisitoriali e nel 1771 fu soppressa la confraternita di San Pietro Martire. Alla morte dell'ultimo inquisitore, fra Antonio Bossio, avvenuta nel 1774, il governo austriaco impedì al successore designato di assumere l'incarico. Il provvedimento di Maria Teresa d'Austria del 1775, che vietava la sostituzione degli inquisitori lombardi alla cessazione del mandato, sancì definitivamente la fine del tribunale.

L'archivio dell'Inquisizione pavese risulta in gran parte disperso. Alcuni nuclei documentari superstiti si conservano presso gli archivi cittadini, la Biblioteca Universitaria di Pavia e l'Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede.

Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Pavia

Bibliografia

  • Massimo Carlo Giannini, Pavia, in DSI, vol. III, pp. 1177-1178.
  • Daniela Lanè, Una denuncia cittadina contro l'inquisitore Pietro da Quinzano, in «Bollettino della Società Pavese di Storia Patria», 84-85, 1974-1975, pp. 165-199.
  • Luciano Musselli, Il tribunale dell'Inquisizione a Pavia, in «Annali di storia pavese», 18-19, 1989, pp. 103-112.
  • Elena Rossi, Un inquisitore domenicano a Pavia: Lanfranco da Bergamo (1292-1305), in «Annali di storia pavese», 18-19, 1989, pp. 113-120.
  • Ettore Rota, Per la storia dell'Inquisizione a Pavia nel secolo XVI, in «Bollettino della Società Pavese di Storia Patria», 7, 1907, pp. 17-30.
  • Michael Tavuzzi, Renaissance Inquisitors: Dominican Inquisitors and Inquisitorial Districts in Northern Italy, 1474-1527, Brill, Leiden-Boston 2007.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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