Sede inquisitoriale di Padova

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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L'Inquisizione fu presente a Padova sin dal XIII secolo, inizialmente affidata ai domenicani e successivamente ai francescani. Con il passaggio della competenza inquisitoriale ai frati minori conventuali, il tribunale ebbe sede presso il convento di Sant'Antonio. Su questa struttura preesistente si innestò l'Inquisizione romana dopo l'istituzione della Congregazione del Sant'Uffizio nel 1542, mentre la gestione del tribunale rimase stabilmente affidata ai francescani del Santo.

Le vicende dell'Inquisizione padovana si legano strettamente a quelle dell'Inquisizione di Venezia, presso la quale furono trasferiti numerosi procedimenti. Il caso più celebre fu quello di Pomponio Algieri, studente originario di Nola, arrestato a Padova nel 1555 per le sue convinzioni religiose. Dopo lunghe trattative, le autorità veneziane ne autorizzarono l'estradizione a Roma, dove fu condannato come eretico impenitente e giustiziato in piazza Navona il 19 agosto 1556. L'episodio suscitò notevole risonanza negli ambienti riformati europei e mise in evidenza i delicati rapporti tra il Sant'Uffizio romano e la Repubblica di Venezia.

Una caratteristica peculiare dell'Inquisizione padovana fu il controllo esercitato sulle opinioni religiose e filosofiche che circolavano nella celebre università cittadina. Lo Studio patavino, frequentato da numerosi studenti provenienti dai territori tedeschi e da altri paesi protestanti, costituiva un ambiente particolarmente esposto alla diffusione delle dottrine eterodosse. L'attività degli inquisitori incontrò tuttavia le resistenze delle autorità veneziane, interessate a preservare il prestigio internazionale dell'università e una certa libertà d'insegnamento.

Tra i procedimenti più significativi si ricorda quello contro Tommaso Campanella, arrestato e incarcerato a Padova nel 1594, prima del trasferimento a Roma. All'inizio del Seicento furono inoltre oggetto di denunce e indagini inquisitoriali i filosofi Cesare Cremonini e Galileo Galilei. Nel 1604 entrambi furono denunciati al tribunale padovano, ma l'intervento delle autorità veneziane contribuì a limitare le conseguenze delle accuse. Particolarmente complessi furono i rapporti tra il Sant'Uffizio e Cremonini, più volte sospettato di sostenere dottrine filosofiche incompatibili con l'ortodossia cattolica.

Nel corso del Seicento l'attività inquisitoriale riguardò sempre più la repressione delle pratiche magiche e superstiziose, della bestemmia, della sollecitazione in confessione e della celebrazione abusiva della messa, oltre alla censura libraria. La corrispondenza con la Congregazione romana testimonia anche le difficoltà finanziarie del tribunale e i frequenti contrasti giurisdizionali con le magistrature veneziane.

L'attività inquisitoriale, ormai notevolmente ridimensionata nella seconda metà del Settecento, cessò con la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797. Il 17 luglio dello stesso anno l'archivio del tribunale fu distrutto per ordine della municipalità democratica filofrancese. La perdita di gran parte della documentazione rende particolarmente prezioso il manoscritto 737 della Biblioteca Antoniana, compilato dall'inquisitore Giovanni Angeli nel 1659, contenente regesti di centinaia di lettere della Congregazione del Sant'Uffizio relative al periodo 1567-1660. Il manoscritto, pubblicato integralmente nel 2013, costituisce una fonte fondamentale per la ricostruzione dell'attività inquisitoriale padovana.

Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Padova

Bibliografia

  • Giovanni Angeli, Lettere del Sant'Ufficio di Roma all'Inquisizione di Padova (1567-1660). Con nuovi documenti sulla carcerazione padovana di Tommaso Campanella in appendice (1594), a cura di Antonino Poppi, Centro Studi Antoniani, Padova 2013.
  • Andrea Del Col, L'Inquisizione romana e il potere politico nella Repubblica di Venezia (1540-1560), in «Critica storica», 28, 1991, pp. 189-250.
  • Silvia Ferretto, Nuovi contributi su Pomponio Algieri. Le forme del dissenso ereticale nella Padova del Cinquecento, in «Studi Veneziani», n.s., 49, 2005, pp. 129-155.
  • Stefania Malavasi, Padova, in DSI, vol. III, p. 1155.
  • Antonino Poppi, Cremonini, Galilei e gli inquisitori del Santo a Padova, Centro Studi Antoniani, Padova 1993.
  • Umberto Vincenti, Lo studente che sfidò il papa. Inquisizione e supplizio di Pomponio de Algerio, Laterza, Roma-Bari 2020.

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Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2014-2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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