Sede inquisitoriale di Faenza

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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L'istituzione di un commissariato del Sant'Uffizio a Faenza fu decisa da Paolo III e giustificata dalla forte penetrazione delle nuove idee religiose nella città, dove già dagli anni trenta del Cinquecento si erano diffusi orientamenti evangelici e filoprotestanti, anche in seguito alla predicazione di Bernardino Ochino. Esemplare fu il caso di Fanino Fanini, processato per eresia nel 1547 e successivamente condannato a morte a Ferrara nel 1550.

Nel 1547 da Roma fu inviato il domenicano Gregorio Boldrini come commissario del Sant'Uffizio a Faenza. Boldrini, in seguito vescovo di Mantova, mantenne l'incarico fino all'anno seguente. La sede faentina continuò a essere governata da commissari fino al 1567, quando Pio V nominò il primo inquisitore generale, fra Angelo Gazzino da Lugo (1567-1570). Con la bolla dell'11 maggio 1567, Faenza divenne il centro di un vasto distretto inquisitoriale comprendente gran parte della Romagna, con l'esclusione di Rimini e Pesaro. Il tribunale, affidato stabilmente ai domenicani, aveva sede presso il convento di Sant'Andrea.

Durante il pontificato di Pio V l'attività repressiva raggiunse particolare intensità. Tra il 1567 e il 1569 numerosi esponenti degli ambienti riformati faentini furono processati, condannati all'abiura, alla detenzione o alla pena capitale. Nei secoli successivi il tribunale proseguì la propria attività, avvalendosi di una vasta rete di vicari, consultori e familiari, e occupandosi anche di magia, superstizione e controllo della circolazione libraria.

Soppresso durante l'età napoleonica, il tribunale fu ripristinato nel 1824 e continuò a operare, sia pure con funzioni progressivamente ridimensionate, fino alla fine del dominio pontificio sulla Romagna nel 1859-1860. La documentazione dell'archivio locale andò in larga parte dispersa, mentre importanti testimonianze si conservano presso l'Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede.

Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Faenza

Bibliografia

  • Marco Albertoni, L'eredità religiosa di Fanino Fanini. Integrazioni e nuovi argomenti su eresia e Inquisizione a Faenza (1550-1570), in «Rivista di storia e letteratura religiosa», 53/2, 2017, pp. 231-255.
  • Francesco Lanzoni, La Controriforma nella città e diocesi di Faenza, Stabilimento grafico F. Lega, Faenza 1925.
  • Adriano Prosperi, Faenza, in DSI, vol. II, pp. 573-575.
  • Angelo Turchini, Gli archivi e la documentazione dell'Inquisizione in Romagna (XVI-XVIII). Note di ricerca, in L'Inquisizione romana e i suoi archivi. A vent'anni dall'apertura dell'ACDF, a cura di Alejandro Cifres, Gangemi, Roma 2019, pp. 429-442. Testo online.
  • Angelo Turchini, La Romagna nel Cinquecento. IV. Inquisizione in Romagna. Repressione e proposte di moderna vita religiosa, Il Ponte Vecchio, Cesena 2021.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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