Sede inquisitoriale di Brescia

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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L'Inquisizione fu introdotta a Brescia nel 1375. Da allora fu stabilmente presente nella città un inquisitore, sempre appartenente all'Ordine domenicano. Nel 1426 Brescia passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia e, soprattutto a partire dal XVI secolo, non mancarono le ingerenze nell'attività del tribunale da parte delle autorità veneziane, rappresentate dai rettori della città. Ne derivarono frequenti contrasti giurisdizionali, soprattutto in relazione all'esercizio della giustizia e all'applicazione delle sentenze inquisitoriali.

Situato al confine con il mondo tedesco e in contatto con la Svizzera e i Grigioni, il territorio bresciano fu interessato da una significativa penetrazione delle dottrine protestanti sin dagli inizi della Riforma. La repressione dell'eterodossia coinvolse anche ambienti ecclesiastici e intellettuali cittadini, nei quali erano circolate idee di orientamento evangelico ed erasmiano. Particolarmente intensa fu inoltre l'attività contro la stregoneria nelle zone della Val Camonica e del Monte Tonale, considerate luoghi privilegiati di raduno delle streghe. La campagna persecutoria raggiunse il culmine nel 1518, provocando numerose condanne capitali. Gli eccessi degli inquisitori suscitarono tuttavia le proteste delle autorità veneziane, che intervennero ripetutamente fino a imporre, nel 1521, la sospensione dei processi.

Nel Seicento il tribunale inquisitoriale di Brescia fu particolarmente attivo nella repressione delle correnti mistiche e quietiste. Una delle vicende più significative fu quella del movimento pelagino, sviluppatosi in Val Camonica intorno alla figura di Marco Antonio Recaldini e perseguito dal Sant'Uffizio a partire dagli anni cinquanta del secolo. A tale esperienza si collegarono successivamente altre manifestazioni di religiosità eterodossa, tra cui quelle che coinvolsero il sacerdote Giuseppe Beccarelli.

Nel corso del Settecento il tribunale andò incontro a un progressivo declino, mentre a Brescia si affermavano orientamenti giansenistici e giurisdizionalistici, rappresentati da intellettuali ed ecclesiastici quali Giambattista Guadagnini e Pietro Tamburini, quest'ultimo autore di una vasta Storia generale della Inquisizione, caratterizzata da una severa critica dell'istituzione inquisitoriale. Il tribunale, ormai quasi inattivo negli ultimi decenni del secolo, cessò di esistere di fatto con la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797 e fu formalmente abolito in età napoleonica.

Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Brescia

Bibliografia

  • Maurizio Bernardelli Curuz, Streghe bresciane. Confessioni, persecuzioni e roghi fra il XV e il XVI secolo, Ermione, Desenzano del Garda 1988.
  • Andrea Del Col, L'Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo, Mondadori, Milano 2006.
  • Marco Faini, Brescia, in DSI, vol. I, pp. 223-224.
  • Massimo Prevideprato, Tu hai renegà la fede. Stregheria ed inquisizione in Valcamonica e nelle Prealpi lombarde dal XV al XVIII secolo, Vannini, Brescia 1992.
  • Gianvittorio Signorotto, Inquisitori e mistici nel Seicento italiano. L'eresia di Santa Pelagia, il Mulino, Bologna 1989.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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