Sede inquisitoriale di Adria–Rovigo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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La diocesi di Adria, comprendente Rovigo e una parte considerevole del Polesine, rientrava già nel XIII secolo nella circoscrizione inquisitoriale affidata ai francescani nel territorio veneto. La sua inclusione è documentata dalla bolla Licet ex omnibus di Alessandro IV (1258), ma non si hanno testimonianze certe dell'esistenza di un tribunale autonomo in epoca medievale. La prima notizia sicura della presenza di un inquisitore per la diocesi di Adria e Rovigo risale al 1547, quando risulta in carica fra Girolamo Fanti da Lendinara.

Il tribunale inquisitoriale aveva sede presso il convento di San Francesco a Rovigo e rimase, per quasi tutta la sua storia, di competenza dei frati minori conventuali. Unica significativa eccezione fu il periodo compreso tra il 1569 e il 1590 circa, durante il quale l'ufficio fu affidato al domenicano Pietro Martire Frachetti da Rovigo. L'organizzazione del Sant'Uffizio prevedeva la collaborazione tra inquisitore e vescovo, con la partecipazione del podestà e di rappresentanti delle autorità veneziane. La giurisdizione comprendeva anche Adria e Lendinara, mentre la particolare condizione dell'abbazia della Vangadizza, esente dalla giurisdizione episcopale, determinava a Badia Polesine la presenza di un distinto ufficio inquisitoriale.

Durante l'episcopato di Giulio Canani (1554-1591) fu tuttavia il vescovo a dirigere personalmente gran parte dell'attività di repressione dell'eresia, lasciando ai frati uno spazio relativamente limitato. Il Polesine rappresentava allora un ambiente di significativa diffusione delle idee della Riforma, con la presenza di nuclei anabattisti, gruppi di orientamento evangelico e individui influenzati dalle dottrine luterane e calviniste. Tra gli episodi più significativi si ricordano l'esecuzione dell'anabattista Benedetto d'Asolo nel 1551, i procedimenti contro Girolamo Biscaccia e Alfonso Ariano, nonché il processo contro Giovanni Panciera, detto l'Orbo, avviato nel 1569. Anche il letterato Luigi Groto, detto il Cieco d'Adria, fu sottoposto a procedimento inquisitoriale per le sue letture e opinioni religiose.

Tra la fine del Cinquecento e il Seicento l'attenzione del tribunale si rivolse progressivamente anche alla repressione della magia, delle pratiche superstiziose e della stregoneria. Un ruolo importante ebbe in questa fase l'inquisitore Lorenzo Valmarana, attivo durante l'episcopato di Lorenzo Laureti. I procedimenti relativi alla stregoneria, tra i quali quello contro Cecilia Grimani, documentano l'interesse del Sant'Uffizio per credenze e pratiche diffuse nella società polesana, soprattutto negli ambienti popolari. Il tribunale esercitò inoltre funzioni di vigilanza sulla circolazione dei libri proibiti e sulle manifestazioni di eterodossia religiosa.

La documentazione superstite costituisce una fonte di particolare interesse per la storia religiosa e sociale del territorio. Una ricognizione condotta da Stefania Malavasi, pubblicata nel 1991, individuava nell'Archivio vescovile di Rovigo, all'interno delle Cause criminali, circa 550 unità documentarie comprendenti processi, denunce, informazioni, abiure e sentenze, distribuite in 17 buste. Tale materiale consente di ricostruire non soltanto l'attività giudiziaria del Sant'Uffizio, ma anche i rapporti tra inquisitori, autorità vescovili, rappresentanti della Repubblica di Venezia e società locale.

Il tribunale dell'Inquisizione di Rovigo si dissolse con la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797. La sua soppressione formale e definitiva, analogamente a quella delle altre sedi inquisitoriali già operanti nei territori della Serenissima, intervenne nel quadro dei provvedimenti di riorganizzazione ecclesiastica dell'età napoleonica.

Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Adria–Rovigo

Bibliografia

  • Gino Marchi, La riforma tridentina in diocesi di Adria nel secolo XVI, descritta con il sussidio di fonti inedite, 2ª ed. accresciuta e aggiornata, Rebellato, Padova 1969.
  • Andrea Del Col, Organizzazione, composizione e giurisdizione dei tribunali dell'Inquisizione romana nella Repubblica di Venezia (1500-1550), in «Critica storica», 25, 1988, pp. 244-294.
  • Pier Cesare Ioly Zorattini, The Trials of the Holy Office of Adria (Rovigo) against Jews and Judaizers, in Proceedings of the Ninth World Congress of Jewish Studies, Division B, vol. I, World Union of Jewish Studies, Jerusalem 1986, pp. 167-174.
  • Stefania Malavasi, L'archivio del Sant'Ufficio di Rovigo, in L'Inquisizione romana in Italia nell'età moderna. Archivi, problemi di metodo e nuove ricerche, a cura di Andrea Del Col e Giovanna Paolin, Ministero per i beni culturali e ambientali, Ufficio centrale per i beni archivistici, Roma 1991, pp. 133-142.
  • Stefania Malavasi, Una storia di streghe a Rovigo: il caso di Cecilia Grimani, in Inquisizioni: percorsi di ricerca, a cura di Giovanna Paolin, Edizioni Università di Trieste, Trieste 2001, pp. 203-214.
  • Stefania Malavasi, Tra diavolo e acquasanta. Eretici, maghi e streghe nel Veneto del Cinque-Seicento, Minelliana, Rovigo 2005.
  • Stefania Malavasi, Adria, in DSI, vol. I, pp. 21-22.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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