Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Sebastiano Sanguineti (1829 — 1893) fu un teologo e canonista gesuita, professore di diritto canonico al Collegio Romano e consultore del Sant'Uffizio dal 1891. Partecipò inoltre ai lavori preparatori del Concilio Vaticano I come consultore della Commissione Centrale, collaborando con Vincenzo Tizzani e Karl Joseph von Hefele alla definizione di aspetti procedurali dell'assemblea.
Profilo e ruolo istituzionale
L'esperienza maturata da Sanguineti nei lavori conciliari lo aveva posto in rapporto diretto con alcuni dei principali protagonisti della teologia romana del tempo e con i meccanismi decisionali della Santa Sede. Quando, negli ultimi anni del pontificato di Leone XIII, la questione spiritistica assunse maggiore urgenza agli occhi delle autorità ecclesiastiche, la sua collocazione istituzionale lo rese una figura particolarmente adatta a condurre un esame organico del fenomeno.
L'origine dell'indagine
L'immediato antefatto della relazione di Sanguineti fu l'esame e la condanna, decisa nel 1890, del volume Lo spiritismo in senso cristiano (1889) di Teofilo Coreni, alias Enrico Dalmazzo. L'opera proponeva una reinterpretazione radicale dello spiritismo in chiave cristiana: le pratiche medianiche venivano presentate come riattivazione dei carismi apostolici, mentre la comunicazione con gli spiriti era descritta come possibile strumento di rinnovamento della Chiesa.
Nel corso di quella procedura, istruita dal commissario del Sant'Uffizio Vincenzo Leone Sallua e accompagnata dalle prese di posizione del gesuita Giuseppe Franco, i consultori rilevarono l'opportunità di affrontare la questione su un piano più ampio. Nella feria II del 14 marzo 1890 si propose esplicitamente che qualcuno scrivesse super questione an expediat illum proscribere per Decretum Generale et qua forma, estendendo l'esame anche alle varie forme dello spiritismo, compreso l'ipnotismo. Dopo una fase ulteriore di raccolta di informazioni presso diversi ordinari, alla fine del 1891 il Sant'Uffizio affidò a Sanguineti il compito di preparare una relazione organica sulla materia.
Lo studio sullo spiritismo (1892)
Ne risultò la relazione Sullo spiritismo considerato in se stesso e nelle sue relazioni col magnetismo animale ed ipnotismo, stampata a Roma nel febbraio 1892. Il testo si articolava attorno a tre nuclei principali: una ricostruzione del movimento spiritistico, le cui origini venivano ricondotte a Hydesville e collocate entro un contesto culturale protestante; una valutazione dei fenomeni sul piano scientifico; e infine una serie di indicazioni pratiche circa la condotta che la Chiesa avrebbe dovuto adottare.
Le conclusioni di Sanguineti erano nette. Lo spiritismo veniva interpretato come fenomeno intrinsecamente diabolico e come strumento di allontanamento dalla vera fede. A suo giudizio, esso doveva quindi essere condannato in tutte le sue forme; il magnetismo animale, soprattutto negli usi che implicavano pretese divinatorie o comunicazioni con i morti, andava guardato con estremo sospetto e ricondotto, almeno in parte, alla medesima area problematica; l'ipnotismo, pur vicino al magnetismo, non sembrava invece offrire elementi sufficienti per una censura dottrinale generale, benché il rischio di abusi ne giustificasse un'attenta sorveglianza. L'impianto argomentativo si collocava chiaramente nel solco dell'ermeneutica elaborata da Giovanni Perrone SJ negli anni Sessanta dell'Ottocento.
Il progetto di decreto generale
La relazione di Sanguineti fu discussa dai consultori nel corso del 1892. Nella feria II del 22 agosto si stabilì che l'autore formulasse appositi quesiti e risposte pratiche sulla materia; nella feria IV del 31 agosto si propose che egli preparasse un'istruzione in cui si dichiarasse condannato lo spiritismo e si colpissero gli abusi del magnetismo animale e dell'ipnotismo. Il 9 settembre 1892 Leone XIII concesse inoltre a Sanguineti la facoltà di consultare, sotto segreto del Sant'Uffizio, il medico pontificio Giuseppe Lapponi.
La morte del gesuita, avvenuta nel gennaio 1893, interruppe però il lavoro prima che il progetto di decreto generale giungesse a compimento. L'incarico passò allora al domenicano irlandese Louis Joseph Hickey (1840—1907), che tra gennaio e maggio 1895 redasse due nuovi voti. Hickey riprese il dossier, ma non lo concluse: al contrario, riconobbe che l'ipnotismo non poteva essere semplicemente assimilato allo spiritismo e suggerì piuttosto di regolamentarne le applicazioni abusive, senza arrivare a una condanna totale. Il procedimento dunque non si chiuse con lui, ma rimase aperto sino agli sviluppi successivi (ed in particolare sino allo studio di Lapponi) che portarono al decreto del Sant'Uffizio del 30 aprile 1898 contro la partecipazione alle sedute spiritiche.
Significato storico
Sanguineti occupa un posto rilevante nella storia della risposta cattolica allo spiritismo: la sua relazione costituisce infatti il più organico tentativo di tradurre in sede istituzionale il lungo dibattito romano sullo spiritismo della fase post-conciliare (il Vaticano I era stato sospeso prima che si addivenisse ad un decreto ad hoc). In questo senso, il testo del 1892 rappresenta un momento decisivo, ma non conclusivo, della genealogia che avrebbe portato al decreto del 1898.
Fonti e bibliografia
Fonti archivistiche
- Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede (ADDF), Sant’Uffizio, St. St. Q6c-3: Sebastiano Sanguineti SJ, Sullo spiritismo considerato in se stesso e nelle sue relazioni col magnetismo animale ed ipnotismo, Roma 1892.
Fonti accademiche
- Francesco Baroni, «The Vatican and Spiritualism (1853-1870): New Perspectives Based on Archival Sources», Cristianesimo nella storia 46/2 (2025), pp. 477-512.
- Hubert Wolf, ed., Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1814–1917, vol. 2, Paderborn, Schöningh, 2005, pp. 1306-1308.
Nota bene
Questa voce è parte della sezione trasversale Mesmerismo, occultismo, spiritismo. Eterodossie del XIX secolo tra correnti esoteriche e nuove spiritualità.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]