Olavide, Pablo de

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Pablo de Olavide y Jáuregui (Lima, 25 gennaio 1725 – Baeza, 25 febbraio 1803) è stato un giurista, scrittore e alto funzionario spagnolo di origine peruviana, tra i protagonisti del riformismo illuminato durante il regno di Carlo III. Il suo processo davanti all'Inquisizione spagnola costituisce uno degli episodi più significativi del confronto tra cultura illuministica, autorità ecclesiastica e potere monarchico nella Spagna del secondo Settecento.

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Nato in una famiglia dell'élite coloniale, studiò all'Università di San Marcos di Lima e intraprese precocemente la carriera giuridica. Trasferitosi in Spagna nel 1750, dopo alcune controversie giudiziarie legate alla sua attività amministrativa in Perù, entrò in contatto con gli ambienti illuministici della corte. Durante i soggiorni in Francia e in Italia approfondì la conoscenza delle correnti culturali europee, maturando orientamenti favorevoli alla modernizzazione economica, sociale e istituzionale della monarchia. Protetto dal conte di Aranda e da Pedro Rodríguez de Campomanes, nel 1767 fu nominato sovrintendente delle Nuove Popolazioni di Sierra Morena e dell'Andalusia, nonché intendente dell'Andalusia e assistente di Siviglia.

La sua attività riformatrice investì anche la vita religiosa. Nelle nuove colonie promosse un modello di cattolicesimo orientato all'istruzione, alla moralizzazione dei costumi e all'utilità sociale, cercando di ridimensionare alcune manifestazioni della religiosità popolare e l'influenza delle confraternite. Tale programma incontrò resistenze negli ambienti ecclesiastici e tra gli stessi coloni. Parallelamente, la circolazione di libri francesi, anche proibiti, e la libertà delle sue opinioni in materia religiosa alimentarono i sospetti del Sant'Uffizio.

Le prime denunce risalgono agli anni successivi al suo insediamento a Siviglia, ma furono soprattutto le accuse presentate dal cappuccino Romualdo de Friburgo a favorire l'avvio del procedimento. Con l'autorizzazione di Carlo III, l'inquisitore generale Felipe Beltrán dispose l'arresto di Olavide nel novembre 1776. Gli furono contestate proposizioni giudicate contrarie alla fede cattolica, comportamenti irreligiosi e il possesso di opere proibite. Dopo due anni di detenzione nelle carceri inquisitoriali, il 24 novembre 1778 fu condannato nel corso di un autillo de fe celebrato a Madrid. Dichiarato eretico, dovette abiurare le proprie opinioni e subì la confisca dei beni, l'interdizione dagli uffici pubblici e una pena di otto anni di reclusione conventuale, accompagnata dall'obbligo di istruirsi nella dottrina cattolica.

Trasferito inizialmente nel monastero di Sahagún e successivamente in altre sedi, riuscì nel 1780 a rifugiarsi in Francia. Qui frequentò ambienti intellettuali e assistette agli sviluppi della Rivoluzione francese, durante la quale fu a sua volta incarcerato nel 1794. L'esperienza contribuì alla maturazione di una riflessione critica sugli esiti della cultura filosofica settecentesca, espressa nell'opera apologetica El Evangelio en triunfo o historia de un filósofo desengañado (1797-1798), che conobbe ampia fortuna editoriale e numerose traduzioni.

Nel 1798 ottenne da Carlo IV il permesso di rientrare in Spagna e il recupero delle proprie dignità, ritirandosi successivamente a Baeza, dove morì nel 1803.

La vicenda di Olavide rivela le contraddizioni del riformismo borbonico, nel quale la promozione delle idee illuministiche poteva convivere con il sostegno della monarchia alla repressione inquisitoriale. Il suo processo assunse inoltre una notevole risonanza europea, contribuendo al dibattito sulla libertà di pensiero e sul ruolo dell'Inquisizione nella società spagnola.

Opere principali

  • El Evangelio en triunfo o historia de un filósofo desengañado, 4 voll., Hermanos de Orga, Valencia 1797-1798.

Bibliografia

  • Rolando Carrasco Monsalve, Un mito en movimiento: Pablo de Olavide y su Evangelio en Triunfo (1797), in «Revista Chilena de Literatura», 71, 2007, pp. 19-42.
  • Marcelin Défourneaux, Pablo de Olavide, el afrancesado, Editorial Renacimiento, México 1965.
  • María Isabel García Cano, El proceso inquisitorial de Pablo de Olavide en el Siglo de las Luces, in «Codex. Boletín del Instituto Español de Estudios Histórico-Jurídicos», 8, 2018, pp. 57-92.
  • José Luis Gómez Urdáñez, El caso Olavide. El poder absoluto de Carlos III al descubierto, in Los grandes procesos de la historia de España, a cura di Santiago Muñoz Machado, Crítica, Barcelona 2002, pp. 308-334.
  • José Luis Gómez Urdáñez, Con la venia de Carlos III: el castigo «ejemplar» de Olavide, consecuencia de la venganza de Grimaldi contra el conde de Aranda, in «Vegueta», 15, 2015, pp. 373-400.
  • Adolfo Hamer Flores, Francisco José Pérez Fernández, Una fe a la luz de la Ilustración. El frustrado modelo de religiosidad de Pablo de Olavide para las Nuevas Poblaciones de Sierra Morena y Andalucía (1767-1776), in «Hispania Sacra», 73/147, 2021, pp. 221-233.
  • Luis Perdices Blas, Pablo de Olavide (1725-1803). El ilustrado, Editorial Complutense, Madrid 1992.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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