Stigliola, Nicola Antonio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
HOW TO CITE | EDITORIAL GUIDELINES | CODE OF CONDUCT | LIST OF ABREVIATIONS


Nicola Antonio Stigliola (anche Colantonio Stigliola, Nicolantonio Stigliola o Stelliola) (Nola, 1546 - Napoli, 11 aprile 1623) è stato un medico, matematico, filosofo naturale, ingegnere, cartografo e tipografo, membro dell'Accademia dei Lincei e inquisito dal Sant'Uffizio per sospetta irreligione.

Cenni biografici

Figlio di Federico e Giustina, nacque a Nola nel 1546. Si formò alla scuola medica di Salerno, dove conseguì la laurea e fu allievo, tra gli altri, di Bartolomeo Maranta. Nel 1577 pubblicò a Napoli il Theriace, et mithridatia libellus, scritto in difesa del maestro, coinvolto anni prima nelle indagini inquisitoriali che avevano investito numerosi esponenti degli ambienti religiosi e culturali napoletani.

Stigliola esercitò solo marginalmente la medicina, indirizzando progressivamente i propri interessi verso la matematica, l'astronomia, la filosofia naturale, l'architettura e l'ingegneria. È stato ipotizzato un suo rapporto di discepolato con Giovan Paolo Vernaleone, matematico e astrologo attivo a Napoli, con il quale fu certamente in relazione. La sua formazione e le sue frequentazioni lo collocarono nel vivace ambiente naturalistico napoletano che gravitava attorno a medici, matematici e filosofi spesso insofferenti nei confronti dell'aristotelismo scolastico.

Dal 1580 fu al servizio di Giulio Cesare di Capua, principe di Conca, occupandosi in particolare dell'educazione del figlio Matteo. A Napoli tenne inoltre una frequentata scuola privata di matematica, aperta a giovani aristocratici, religiosi e stranieri. In questo ambiente dovette entrare precocemente in contatto con le teorie copernicane: già nei primi anni Ottanta progettò un'opera sul moto dei cieli, che avrebbe dovuto essere pubblicata a Basilea.

Parallelamente sviluppò una notevole attività tecnica. Insieme al fratello Modestino lavorò a una carta del Regno di Napoli, incisa da Mario Cartaro. L'estrema precisione della rappresentazione territoriale suscitò in seguito le preoccupazioni delle autorità spagnole, che ne limitarono la circolazione per il possibile valore strategico delle informazioni contenutevi. Nel 1593 Stigliola fu nominato ingegnere della città di Napoli e del tribunale delle Fortificazioni.

Nel 1592 aveva intanto fondato a Porta Reale una propria tipografia, destinata a divenire una delle più importanti officine napoletane della fine del Cinquecento. Dai suoi torchi uscirono opere di letterati, uomini di scienza e musicisti, tra i quali Torquato Tasso, Giovan Battista Della Porta, Ferrante Imperato, Giulio Cortese e Carlo Gesualdo. L'attività di tipografo contribuì ulteriormente a collocarlo al centro delle reti intellettuali della Napoli tardocinquecentesca.

Il processo inquisitoriale

Stigliola aveva già avuto un primo problema con le autorità ecclesiastiche nel 1591, quando, per iniziativa del nunzio Germanico Malaspina, sarebbe stato arrestato o comunque sottoposto a interrogatorio. Della vicenda non sono noti con precisione né il contenuto né l'esito.

Ben più documentato è il procedimento avviato nel 1595. Il gesuita Claudio Migliaresi, consultore del Sant'Uffizio napoletano, riferì al commissario Carlo Baldino una serie di informazioni raccolte soprattutto negli ambienti vicini al principe di Conca. Le accuse erano in larga parte de relato e delineavano un personaggio sospetto soprattutto per la libertà con cui affrontava questioni religiose e politiche.

A Stigliola veniva attribuito un atteggiamento di distacco nel confronto tra cattolici e protestanti e la disponibilità a esporre pienamente le proprie convinzioni soltanto davanti a un concilio che potesse discutere liberamente le controversie religiose. Gli furono inoltre imputate osservazioni poco rispettose dei precetti ecclesiastici, una marcata avversione nei confronti dei gesuiti, l'apprezzamento per autori come Boccaccio e Machiavelli e la consuetudine di leggere e commentare la Scrittura nell'ambiente domestico. Suscitavano sospetti anche la sua simpatia politica per Enrico di Navarra e le sue critiche verso il governo spagnolo.

Alcuni testimoni gli attribuirono inoltre una conoscenza particolarmente approfondita delle dottrine protestanti, anche in materia eucaristica. Tali elementi si mescolavano tuttavia a rivalità personali, contrasti politici e preoccupazioni suscitate dalla grande autonomia intellettuale del matematico nolano. Lo stesso principe di Conca, pur riferendo numerose affermazioni compromettenti, finì per attenuare considerevolmente la portata delle accuse.

Stigliola fu trasferito a Roma e rinchiuso nelle carceri del Sant'Uffizio. In quegli stessi anni vi erano detenuti Giordano Bruno, Francesco Pucci e Tommaso Campanella. Non è possibile stabilire con certezza la natura dei rapporti intercorsi tra Stigliola e Bruno durante la comune detenzione, ma l'esperienza romana poté favorire una più diretta conoscenza delle posizioni filosofiche del conterraneo nolano. Con Campanella esistevano invece precedenti rapporti nell'ambiente filosofico napoletano.

Nel corso delle nuove deposizioni raccolte tra la fine del 1595 e i primi mesi del 1596, il quadro accusatorio si indebolì. Nessuno dei principali testimoni riuscì a confermare con sicurezza un'adesione di Stigliola alla Riforma. Il canonico Alessandro Pera depose sostanzialmente in suo favore, mentre altri riconobbero di avere fondato i propri sospetti su battute, discorsi ambigui o notizie riferite da terzi.

Anche il suo interesse per il moto della Terra, ricordato dal principe di Conca, non poteva costituire in quel momento un capo d'accusa autonomo: la teoria copernicana non era stata ancora oggetto della pronuncia romana del 1616. Né risulta che durante il procedimento fossero sottoposte a censura specifica opere manoscritte o stampate di Stigliola.

Il 17 aprile 1596 la Congregazione stabilì che potesse essere rilasciato con obbligo di ripresentarsi; il 19 giugno dispose la liberazione dietro cauzione di cinquecento scudi, imponendogli inoltre di non parlare pubblicamente della propria causa. La scarcerazione effettiva avvenne probabilmente tra ottobre e dicembre dello stesso anno. Non risulta dunque documentata un'abiura, ipotizzata dalla storiografia più antica sulla base della documentazione allora disponibile.

Il processo è particolarmente significativo perché mostra quanto labili potessero divenire, nella Napoli di fine Cinquecento, i confini tra controllo dell'ortodossia, rivalità culturali e sorveglianza politica. La diffusione privata della matematica e dell'astronomia da parte di uomini come Stigliola e Vernalione si svolgeva infatti negli stessi anni in cui la Compagnia di Gesù rafforzava l'insegnamento di tali discipline nel proprio collegio napoletano. Sullo sfondo delle accuse religiose operavano inoltre la simpatia di Stigliola per la Francia di Enrico IV e la sua insofferenza verso alcuni aspetti del governo spagnolo.

Filosofia e attività scientifica

La vicenda inquisitoriale non interruppe la sua attività. Nel 1597 pubblicò De gli elementi mechanici e proseguì le proprie ricerche nei campi della matematica, dell'astronomia e dell'ingegneria.

Negli ultimi decenni della sua vita Stigliola si avvicinò sempre più apertamente alla nuova filosofia naturale. Il suo pensiero si sviluppò all'incrocio tra la tradizione pitagorico-platonica, il naturalismo di Bernardino Telesio, le suggestioni provenienti da Bruno e Campanella e l'accoglienza della nuova cosmologia copernicana e galileiana. Non si trattò di una semplice adesione a un singolo sistema filosofico, quanto piuttosto del tentativo di costruire un sapere unitario della natura, fondato sulla matematica e sull'osservazione ma ancora fortemente segnato dalla cultura filosofica del tardo Rinascimento.

Nel 1612, su proposta di Giovan Battista Della Porta, entrò nell'Accademia dei Lincei. Federico Cesi ne apprezzò particolarmente l'indipendenza intellettuale e la competenza matematica e lo presentò a Galileo Galilei come studioso probabilmente copernicano. Stigliola entrò quindi in corrispondenza con Galileo, manifestando vivo interesse per le osservazioni telescopiche e per il rinnovamento dell'astronomia.

La condanna delle tesi copernicane del 1616 non lo indusse ad abbandonare tali interessi. Stigliola continuò piuttosto a sostenere la possibilità di una sostanziale concordia tra ricerca scientifica e religione, opponendosi all'idea che le nuove acquisizioni della filosofia naturale dovessero necessariamente trasformarsi in materia di conflitto teologico.

Nello stesso periodo lavorò alla vasta Encyclopedia pythagorea, concepita come un ambizioso progetto di riorganizzazione complessiva delle conoscenze. Dell'opera apparvero nel 1616 soltanto gli indici. Nel trattato Delle apparenze celesti, rimasto manoscritto, emerge con particolare evidenza l'accoglienza della cosmologia copernicana e delle scoperte galileiane, all'interno di una riflessione nella quale sono riconoscibili anche suggestioni telesiane, bruniane e campanelliane.

Morì a Napoli l'11 aprile 1623 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria della Salute. La sua ultima grande opera, Il telescopio over ispecillo celeste, elaborata nell'ambito delle attività dei Lincei, fu pubblicata postuma a Napoli nel 1627 per le cure di Fabio Colonna e con la collaborazione di Angelo Oddi.

La figura di Stigliola costituisce un caso significativo per la storia dell'eterodossia italiana tra Cinque e Seicento. Il suo interesse non dipende dall'adesione dimostrabile a una confessione riformata, che le fonti processuali non consentono di affermare, ma dall'intreccio tra libertà filosofica, circolazione delle nuove dottrine cosmologiche, reti intellettuali sospette e controllo inquisitoriale. Il suo percorso mostra inoltre come l'inquietudine religiosa e quella scientifica potessero sovrapporsi agli occhi degli inquisitori pur senza necessariamente coincidere.

Opere

  • Theriace, et mithridatia libellus, Neapoli, apud Marinum de Alexandro in officina Aquilae, 1577.
  • De gli elementi mechanici, Napoli, nella Stamperia a Porta Regale, 1597.
  • Encyclopedia pythagorea, Napoli, Costantino Vitale, 1616.
  • Delle apparenze celesti, ed. in S. Ricci, Nicola Antonio Stigliola. Enciclopedista e linceo, a cura e con un saggio di A. Cuna, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1996.
  • Il telescopio over ispecillo celeste, Napoli, Domenico Maccarano, 1627.

Bibliografia

  • Luigi Amabile, Il Santo Officio della inquisizione in Napoli. Narrazione con molti documenti inediti, 2 voll., Lapi, Città di Castello 1892.
  • Nicola Badaloni, Il programma scientifico di un bruniano: Colantonio Stigliola, in “Studi storici”, 26, 1985, pp. 161-175.
  • Pietro Manzi, Annali della stamperia Stigliola a Porta Reale in Napoli (1593-1606), Olschki, Firenze 1968.
  • Pietro Manzi, Un grande nolano obliato: Nicola Antonio Stigliola, in “Archivio storico per le province napoletane”, s. III, XI, 1973, pp. 287-312.
  • Massimo Rinaldi, L'audacia di Pythio. Filosofia, scienza e architettura in Colantonio Stigliola, Il Mulino, Bologna 1999.
  • Saverio Ricci, Nicola Antonio Stigliola. Enciclopedista e linceo. Con l'edizione del trattato "Delle apparenze celesti", Accademia Nazionale dei Lincei, Roma 1996.
  • Saverio Ricci, Stigliola, Nicola Antonio, in DSI, vol. III, pp. 1483-1486.
  • Saverio Ricci, Stigliola, Nicola Antonio, in DBI, vol. 94 (2019).

Article written by Daniele Santarelli & Domizia Weber | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

thumbnail?id=1_usu8DkYtjVJReospyXXSN9GsF3XV_bi&sz=w1000
The content of this website is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) License