Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Bernardino Telesio (Cosenza, 1509 ca. - Cosenza, 1588) è stato un filosofo e naturalista, tra i maggiori esponenti del pensiero rinascimentale italiano. La sua figura riveste particolare interesse per la storia dell'eterodossia e della censura ecclesiastica cinquecentesca: il radicale ripensamento della filosofia naturale aristotelica da lui proposto sollevò infatti precocemente sospetti di incompatibilità con alcuni punti della dottrina cattolica e le sue opere furono infine inserite nell'Indice dei libri proibiti.

Vita e pensiero
Nato a Cosenza, probabilmente nel 1509, Telesio fu a lungo inserito in ambienti ecclesiastici e curiali e intrattenne rapporti con importanti esponenti della cultura italiana del Cinquecento. La tradizionale notizia di una sua regolare formazione universitaria a Padova è stata ridimensionata dalla storiografia più recente, mentre sono documentati suoi soggiorni tra Roma, Firenze, Bologna, Padova, Napoli e Cosenza.
Il nucleo della sua riflessione fu costituito dal tentativo di studiare la natura iuxta propria principia, vale a dire attraverso principi ricavati dalla natura stessa e dall'esperienza sensibile, piuttosto che dalle categorie della fisica aristotelica. A questa prospettiva Telesio dedicò soprattutto il De rerum natura iuxta propria principia, pubblicato in diverse redazioni tra il 1565 e il 1586.
La filosofia telesiana attribuiva un ruolo fondamentale alla materia e a due principi attivi, il caldo e il freddo. La conoscenza derivava anzitutto dalla sensibilità e dall'esperienza, in polemica con la tradizione scolastica e con il predominio di Aristotele. Proprio il carattere radicalmente naturalistico della sua proposta poneva tuttavia problemi delicati sul piano teologico, soprattutto per quanto riguardava la natura dell'anima, la struttura del cosmo e il rapporto tra spiegazione naturale e intervento delle intelligenze spirituali.
Telesio fu ben consapevole di tali difficoltà. Le successive redazioni del De rerum natura presentano infatti significative modifiche e cautele. Particolarmente delicata era la concezione dell'anima: rispetto alla formulazione più radicale della prima redazione, nelle successive Telesio distinse uno spiritus corporeo e materiale da un'anima immortale infusa direttamente da Dio. Nell'edizione definitiva del 1586 dichiarò inoltre esplicitamente di voler sottoporre le proprie conclusioni all'autorità delle Scritture e della Chiesa. Le correzioni testimoniano il difficile adattamento di un programma filosofico fortemente innovativo al progressivo irrigidimento confessionale della seconda metà del Cinquecento.
Telesio, Campanella e la censura
La fortuna di Telesio è strettamente connessa alla vicenda di Tommaso Campanella. Il giovane domenicano conobbe il pensiero telesiano alla fine degli anni Ottanta e ne divenne uno dei più appassionati difensori. Nella Philosophia sensibus demonstrata (1591) Campanella prese apertamente le parti di Telesio contro le critiche dell'aristotelico Giacomo Antonio Marta, sviluppando autonomamente alcuni motivi del suo naturalismo.
Proprio l'adesione alle dottrine telesiane contribuì alle prime difficoltà di Campanella con le autorità del suo ordine. Nel 1592 il capitolo domenicano di San Domenico Maggiore a Napoli gli impose di abbandonare le doctrinae Telesii e di attenersi alla dottrina di Tommaso d'Aquino. La censura contro Campanella costituì così, indirettamente, una delle prime esplicite prese di posizione ecclesiastiche contro la filosofia del cosentino.
La questione assunse una dimensione più ampia dopo la morte di Telesio. Nell'Index librorum prohibitorum promulgato sotto Clemente VIII nel 1596 furono inseriti, con la clausola donec expurgentur, il De rerum natura, il Quod animal universum ab unica animae substantia gubernatur e il De somno. Tra i punti maggiormente problematici figuravano la concezione dell'anima e alcune conseguenze cosmologiche del suo sistema. Un tentativo di espurgare il De rerum natura compiuto a Padova nel 1600 non ebbe successo.
Nel primo Seicento Telesio divenne progressivamente anche un simbolo della libertas philosophandi e della reazione contro il predominio aristotelico. Alla sua esperienza si richiamarono, in forme e con esiti diversi, Campanella, Francesco Patrizi, Giordano Bruno e successivamente alcuni protagonisti della cultura filosofica e scientifica napoletana. Il significato storico della sua vicenda risiede pertanto non soltanto nelle specifiche dottrine elaborate, ma anche nel conflitto che esse misero in luce tra autonomia dell'indagine naturale, tradizione scolastica e controllo ecclesiastico del sapere.
Telesio morì a Cosenza nel 1588.
Opere principali
- De natura iuxta propria principia libri duo, Roma 1565.
- De rerum natura iuxta propria principia libri duo, Napoli 1570.
- De rerum natura iuxta propria principia libri IX, Napoli 1586.
- Varii de naturalibus rebus libelli, a cura di Antonio Persio, Venezia 1590.
Bibliografia essenziale
- Luca Addante, Telesio, Bernardino, in DBI, vol. 95 (2019).
- Germana Ernst, Tommaso Campanella. Il libro e il corpo della natura, Laterza, Roma-Bari 2002.
- Eugenio Garin, La cultura filosofica del Rinascimento italiano. Ricerche e documenti, Sansoni, Firenze 1961.
- Germana De Miranda, Una lettera inedita di Telesio al cardinale Flavio Orsini, in «Giornale critico della filosofia italiana», 72, 1993, pp. 361-375.
- Diego Pirillo, Telesio, Bernardino, in DSI, vol. III, pp. 1564-1566.
- Roberto Bondì, Introduzione a Telesio, Laterza, Roma-Bari 1997.
- Raffaele Sirri, Maurizio Torrini (a cura di), Bernardino Telesio e la cultura napoletana, Guida, Napoli 1992.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]