Michele da Calci

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
HOW TO CITE | EDITORIAL GUIDELINES | CODE OF CONDUCT | LIST OF ABREVIATIONS


Michele da Calci, al secolo Giovanni Berti (Calci, metà del XIV secolo – Firenze, 30 aprile 1389), fu un frate francescano appartenente ai gruppi dissidenti dei cosiddetti fraticelli o «frati della povera vita». Condannato per eresia, morì sul rogo a Firenze. La sua vicenda è nota soprattutto attraverso un racconto anonimo in volgare, redatto da un seguace e destinato a conservarne la memoria come martire.

Predicazione e dissenso francescano

Originario di Calci, nel contado pisano, Michele entrò nell'Ordine dei frati minori e trascorse parte della sua vita nelle Marche, dove aderì ai gruppi che difendevano un'interpretazione rigorosa della povertà evangelica. Secondo tale orientamento, Cristo e gli apostoli non avevano posseduto beni né individualmente né in comune, limitandosi a farne uso per le necessità della vita. La dottrina richiamava la bolla Exiit qui seminat di Niccolò III (1279), ma era entrata in aperto conflitto con la politica di Giovanni XXII, che nel 1323, con la Cum inter nonnullos, aveva condannato l'affermazione dell'assoluta povertà di Cristo e degli apostoli.
Michele non riconosceva la legittimità di questa condanna e riteneva che il pontefice e i suoi successori avessero tradito l'autentica tradizione evangelica. Nella sua predicazione la rivendicazione della povertà francescana si accompagnava a una visione della Chiesa come comunità privata di una guida legittima, in attesa di un futuro pontefice capace di ristabilirne la fedeltà al Vangelo. Il dissenso assumeva così una dimensione non soltanto disciplinare, ma ecclesiologica ed escatologica.

Il processo a Firenze

Il 26 gennaio 1389 giunse a Firenze dalle Marche insieme a un confratello, per assistere spiritualmente un gruppo di fedeli che condividevano le sue posizioni. Predicò e svolse attività religiosa in forma riservata fino alla primavera. Il 20 aprile, mentre si preparava a lasciare la città, venne arrestato con il compagno in seguito a una denuncia. Le circostanze dell'arresto e gli interrogatori sono conosciuti principalmente grazie alla Storia di fra Michele minorita, scritta da un anonimo simpatizzante.
Il procedimento ecclesiastico fu condotto dal vescovo di Firenze Bartolomeo degli Uliari (o Oleari), anch'egli francescano, assistito dal vicario Antonio Bindi. Michele difese la dottrina della povertà assoluta di Cristo e degli apostoli e contestò l'autorità dei papi che avevano ripudiato quella che considerava la vera tradizione dell'Ordine. Respinse anche l'appellativo di «fraticello», che giudicava improprio, rivendicando la propria identità di frate minore fedele alla regola di san Francesco.
Nel corso del processo ricordò come autorità religiose Gioacchino da Fiore, Pietro di Giovanni Olivi e Bonaventura da Bagnoregio, insieme ad altri francescani condannati e venerati dai dissidenti come martiri. Chiese inutilmente di poter consultare i propri libri per preparare la difesa. Rifiutò infine le sollecitazioni a ritrattare e sostenne che l'obbedienza alla Chiesa non comportasse l'accettazione di dottrine da lui ritenute contrarie al Vangelo.
Dichiarato eretico e sottoposto alla degradazione rituale, fu consegnato all'autorità civile. Del procedimento secolare si conserva parte della documentazione, compresa la sentenza del 29 aprile 1389. Il compagno di prigionia accettò invece di ritrattare ed evitò il supplizio.

Il rogo e la memoria del martirio

Il 30 aprile 1389 Michele fu condotto attraverso le strade di Firenze fino al luogo dell'esecuzione, fuori della porta della Giustizia, nei pressi della chiesa di Santa Maria del Tempio. Secondo il racconto anonimo, lungo il percorso rispose alle esortazioni ad abiurare, ribadendo la propria convinzione di morire per la verità e ammonendo i presenti sui peccati e sulla necessità della penitenza. Giunto al rogo, avrebbe intonato il Te Deum.
La Storia di fra Michele minorita descrive il supplizio come una testimonianza di fede, insistendo sulla fermezza del condannato, sulle reazioni della folla e sulla successiva venerazione dei suoi seguaci, che ne avrebbero recuperato e nascosto i resti. La narrazione, pur contenendo elementi riconducibili a una testimonianza ravvicinata, risponde a un preciso intento di esaltazione del martirio e va quindi distinta dagli atti giudiziari. La sua importanza storica risiede anche nel mostrare come un gruppo religioso perseguitato costruisse e trasmettesse una memoria alternativa a quella delle autorità ecclesiastiche.

Fonti

  • Archivio di Stato di Firenze, Capitanato del Popolo, nn. 1775, cc. 118-122; 1782, cc. 25r-29r.
  • Anonimo fiorentino, Storia di fra Michele minorita, come fu arso in Firenze nel 1389, con documenti riguardanti i fraticelli della povera vita, a cura di Francesco Zambrini, Gaetano Romagnoli, Bologna 1864.
  • Anonimo fiorentino, Storia di fra' Michele minorita, a cura di Emanuele Trevi, Salerno Editrice, Roma 1991.

Bibliografia

  • Alessandro D'Ancona, Fra Michele, in Varietà storiche e letterarie, vol. I, Milano 1883, pp. 1-13 (appendice documentaria, pp. 345-355).
  • Andrea Piazza, La passione di frate Michele. Un testo in volgare di fine Trecento, in «Revue Mabillon», n.s., 10, 1999, pp. 231-256.
  • Andrea Piazza, Michele da Calci, in DBI, vol. 74, 2010.
  • Adriano Prosperi, Michele da Calci, in DSI, vol. II, p. 1041.
  • Roberto Rusconi, L'attesa della fine. Crisi della società, profezia ed Apocalisse in Italia al tempo del grande scisma d'Occidente (1378-1417), Roma 1979, pp. 119-185.

Voci correlate

Article written by Daniele Santarelli & Domizia Weber | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

thumbnail?id=1_usu8DkYtjVJReospyXXSN9GsF3XV_bi&sz=w1000
The content of this website is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) License