Sede inquisitoriale di Firenze

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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L'Inquisizione fu presente a Firenze fin dal XIII secolo. Inizialmente affidata ai domenicani, dal 1254 la competenza inquisitoriale passò ai frati minori conventuali, che mantennero stabilmente la gestione del tribunale, con sede presso il convento di Santa Croce. Già in epoca medievale l'attività inquisitoriale si intrecciò strettamente con le vicende politiche e sociali della città, suscitando anche contrasti con le autorità comunali.

La riorganizzazione del tribunale dopo l'istituzione della Congregazione del Sant'Uffizio nel 1542 fu fortemente condizionata dagli interessi di Cosimo I de' Medici, il quale adottò inizialmente una politica cauta nei confronti della repressione dell'eresia, per poi assumere posizioni progressivamente più intransigenti. Tra il 1549 e il 1552 si intensificarono i procedimenti contro individui e gruppi sospettati di eterodossia, come testimoniano il processo al notaio Francesco Puccerelli e le indagini sulla cosiddetta congiura anabattista, avviate in seguito alle denunce di Pietro Manelfi. La repressione coinvolse ambienti sociali e culturali eterogenei, non sempre riconducibili a precise appartenenze confessionali, e contribuì al progressivo rafforzamento del controllo romano sulle istituzioni inquisitoriali fiorentine.

Con breve papale del 24 dicembre 1551, sollecitato dal duca Cosimo, Alessandro Strozzi, Niccolò Duranti e il benedettino Isidoro da Montauto furono nominati commissari inquisitoriali nello Stato fiorentino. Nel 1560 fu istituita la nunziatura permanente di Firenze, il cui titolare ottenne specifiche prerogative in materia di fede. Il primo inquisitore nominato direttamente dalla Congregazione romana fu fra Francesco da Pisa, nel 1572. Nei decenni successivi il tribunale consolidò la propria organizzazione, occupandosi della repressione dell'eterodossia, del controllo dei libri proibiti e della persecuzione delle pratiche magiche e superstiziose.

L'Inquisizione di Firenze, denominata anche Inquisizione di Toscana per il suo ruolo preminente rispetto alle altre sedi inquisitoriali del granducato, in particolare Pisa e Siena, subì nel Settecento la politica giurisdizionalista dei sovrani lorenesi. Particolarmente significativo fu il procedimento contro Tommaso Crudeli, accusato di appartenenza alla massoneria. Nel 1743 l'attività inquisitoriale fu sospesa per decisione del granduca Francesco Stefano di Lorena, in seguito a un contrasto con l'inquisitore Paolo Antonio Agelli, e poté riprendere soltanto nel 1754, con prerogative sensibilmente ridimensionate.

Fu infine il granduca Pietro Leopoldo, con decreto del 5 luglio 1782, a sopprimere definitivamente l'Inquisizione in tutta la Toscana. Una parte consistente dell'archivio del tribunale si conserva presso l'Archivio Arcivescovile di Firenze, nel fondo Tribunale dell'Inquisizione, comprendente 61 buste di documentazione processuale e amministrativa.

Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Firenze

Bibliografia

  • Gustavo Bertoli, Attività dell'Inquisizione a Firenze fra il 1549 e il 1552. Tre ricerche, Edizioni CLORI, Firenze 2021.
  • Lucio Biasiori, Rinascimento sotterraneo. Inquisizione e popolo nella Firenze del Cinquecento, Officina Libraria, Roma 2023.
  • Massimo Firpo, Gli affreschi di Pontormo a San Lorenzo. Eresia, politica e cultura nella Firenze di Cosimo I, Einaudi, Torino 1997.
  • Vincenzo Lavenia, L'Inquisizione a Firenze prima e dopo Salviati, in Filippo Salviati filosofo libero, a cura di Allì Caracciolo, EUM, Macerata 2016, pp. 51-76.
  • Maria Augusta Morelli Timpanaro, Tommaso Crudeli (Poppi 1702-1745). Contributo per uno studio sulla Inquisizione a Firenze nella prima metà del XVIII secolo, 2 voll., Olschki, Firenze 2003.
  • Riccardo Parmeggiani, L'Inquisizione a Firenze nell'età di Dante. Politica, società, economia e cultura, il Mulino, Bologna 2018.
  • Adriano Prosperi, Vicari dell'Inquisizione fiorentina a metà del Seicento. Note d'archivio, in Id., L'Inquisizione romana. Letture e ricerche, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2003, pp. 153-181.
  • Adriano Prosperi, Firenze, in DSI, vol. II, pp. 605-607.
  • Renzo Rabboni, Francesco Stefano di Lorena e l'abolizione del Sant'Uffizio. I processi Crudeli (1739-1747) nella Toscana della Reggenza, Istituto di Studi Storici Tommaso Crudeli, Udine-Baltimora 2017.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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