Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
HOW TO CITE | EDITORIAL GUIDELINES | CODE OF CONDUCT | LIST OF ABREVIATIONS
Michele da Bologna, noto in America come Miguel de Bolonia (Porretta Terme, 1499/1500 – Chapala, 14 luglio 1580), è stato un frate minore osservante, missionario nella Nuova Spagna, protagonista dell'evangelizzazione delle popolazioni indigene del Messico occidentale e di due procedimenti inquisitoriali.
Cenni biografici e vicende inquisitoriali
Nato nel territorio bolognese, ricevette probabilmente parte della propria formazione a Pistoia, dove studiò diritto canonico, prima di entrare nell'Ordine dei frati minori osservanti, verosimilmente a Bologna, verso la fine degli anni Venti del Cinquecento. La sua formazione religiosa e culturale si collocava nel contesto del francescanesimo italiano, attraversato da istanze di rinnovamento spirituale e da un crescente interesse per le possibilità aperte dall'espansione missionaria oltremare.
La decisione di partire per il Nuovo Mondo maturò probabilmente nell'ambiente bolognese degli anni in cui la città ospitò gli incontri tra papa Clemente VII e l'imperatore Carlo V. In quel clima, segnato dalle aspirazioni alla pacificazione della cristianità e alla sua espansione universale, le missioni americane apparivano a molti religiosi come un'occasione straordinaria di rinnovamento della Chiesa. Particolarmente significativa fu la circolazione, proprio a Bologna, di notizie sui successi dei primi missionari francescani in Messico, diffuse anche attraverso pubblicazioni che collegavano l'esperienza americana alla tradizione missionaria dell'Ordine.
Michele apparteneva dunque a una generazione di religiosi italiani la cui proiezione verso il continente americano si realizzò attraverso le strutture ecclesiastiche e politiche della monarchia spagnola, senza comportare necessariamente la rottura dei legami con gli ambienti d'origine. La sua vicenda costituisce un esempio della partecipazione italiana, e più in generale mediterranea, alla prima evangelizzazione del Nuovo Mondo, spesso ricondotta prevalentemente all'iniziativa iberica.
Partì da Siviglia nell'ottobre 1533, insieme a un gruppo di missionari guidato da Juan de Granada. Dopo aver attraversato l'Atlantico, raggiunse i territori americani nel 1534 e si stabilì nella Nuova Spagna. Qui ritrovò altri francescani provenienti dall'Italia, tra cui Francesco da Bologna, detto anche Francesco degli Allé, e Francesco da Faenza, con i quali condivise l'impegno missionario nelle regioni del Michoacán e della Nuova Galizia.
Il mantenimento dei rapporti con la cultura italiana è attestato in particolare da una lettera inviata a Giovanni Antonio Flaminio, umanista legato all'ambiente bolognese. La testimonianza, rielaborata in latino e pubblicata nel 1536 nell'opuscolo Epistula ad Paulum III Pont. Max. initio pontificatus, costituisce una delle prime testimonianze della partecipazione di religiosi italiani all'evangelizzazione del Messico. Attraverso questo canale, le notizie sulla realtà americana, sulle popolazioni indigene e sull'attività dei missionari entrarono nei circuiti intellettuali della penisola italiana. L'esperienza di Michele si inserisce così nella più ampia circolazione di uomini, scritti e conoscenze tra l'Italia, la penisola iberica e l'America nella prima età moderna.
Operò inizialmente nel Michoacán e successivamente nei territori degli attuali Stati messicani di Jalisco e Zacatecas. Dopo il 1542 partecipò, insieme ad Antonio de Segovia, all'evangelizzazione delle popolazioni cazcane, in una regione profondamente segnata dalla guerra del Mixtón. Fu coinvolto nella fondazione del convento e dell'ospedale di Juchipila e ricoprì diversi incarichi di responsabilità all'interno dell'Ordine. Secondo la tradizione francescana, acquisì una notevole conoscenza delle lingue indigene, indispensabile per la predicazione e l'amministrazione dei sacramenti.
L'azione missionaria di Michele si svolse nel quadro dell'espansione coloniale spagnola, con le sue contraddizioni tra evangelizzazione, assoggettamento delle popolazioni indigene e tutela dei convertiti. Il religioso assunse in diverse circostanze posizioni di difesa degli indios contro gli interessi dei coloni e delle autorità locali.
Nel 1570 fu sottoposto a un procedimento inquisitoriale a Guadalajara, in seguito a denunce provenienti da esponenti della società coloniale di Juchipila. Gli venivano contestate affermazioni considerate eterodosse in materia di morale e sacramenti, ma le accuse si intrecciavano con i conflitti provocati dalla sua opposizione ad alcuni abusi nei confronti degli indigeni. In particolare, aveva rifiutato di consegnare alle autorità un indio rifugiatosi nel convento e aveva celebrato il matrimonio di una donna indigena contro la volontà di un encomendero spagnolo. Condannato nel 1571 a un'abiura de levi e a sanzioni disciplinari, contestò l'autorità dei giudici e non si attenne pienamente alle disposizioni ricevute.
Un secondo procedimento, avviato nel 1572 davanti al tribunale inquisitoriale di Città del Messico, riguardò anche alcune sue affermazioni sulla possibilità della salvezza al di fuori della fede cristiana. L'indagine si concluse senza una nuova condanna.
La sua vicenda rivela le tensioni esistenti tra i religiosi impegnati nell'evangelizzazione, le autorità coloniali e le istituzioni incaricate della repressione dell'eterodossia. Al tempo stesso, mostra come la formazione francescana maturata nell'Italia del primo Cinquecento potesse trovare applicazioni originali e talvolta conflittuali nella società americana. Non sarebbe tuttavia corretto attribuire automaticamente le sue posizioni a una specifica corrente del dissenso religioso italiano: esse vanno comprese anzitutto nel contesto dei conflitti locali e della sua esperienza missionaria.
Trascorse gli ultimi anni nei conventi del Messico occidentale e morì a Chapala il 14 luglio 1580. La memoria della sua attività sopravvisse nella cronachistica francescana e nelle tradizioni religiose locali, mentre le testimonianze epistolari e inquisitoriali permettono di ricostruire un percorso biografico che unisce il mondo italiano e mediterraneo alla storia religiosa dell'America coloniale.
Bibliografia
- Massimo Donattini, Il mondo portato a Bologna: viaggiatori, collezionisti, missionari, in Storia di Bologna, a cura di Adriano Prosperi, vol. III/2, Bologna nell'età moderna. Cultura, istituzioni culturali, Chiesa e vita religiosa, Bononia University Press, Bologna 2009, pp. 537-682.
- Massimo Donattini, Michele da Bologna, in DBI, vol. 74, 2010.
- Massimo Donattini, Michele da Bologna, in DSI, vol. II, pp. 1040-1041.
- José de Jesús Martín Flores, con la collaborazione di A. Giacomelli, Fray Miguel de Bolonia. El guardián de los indios, Acento, Guadalajara 2006.
- Jerónimo de Mendieta, Historia eclesiástica indiana, a cura di Joaquín García Icazbalceta, Antigua Librería, México 1870.
- Diego Muñoz, Descripción de la provincia de San Pedro y San Pablo de Michoacán cuando formaba una con Xalisco, escrita por Fray Diego Muñoz. Año de 1585, Instituto Jalisciense de Antropología e Historia, Guadalajara 1965.
- Francesco Surdich, Francesco Allé, in Nuovo Mondo. Gli Italiani 1492-1565, a cura di Paolo Collo e Pier Luigi Crovetto, Einaudi, Torino 1991, p. 433.
Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]