Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Max Weber (Erfurt, 21 aprile 1864 – Monaco di Baviera, 14 giugno 1920) è stato un sociologo, economista, storico e teorico della politica tedesco, tra i fondatori delle moderne scienze sociali. Le sue ricerche sulla Riforma protestante, sulle confessioni riformate e sui rapporti tra religione e sviluppo economico hanno esercitato una profonda influenza sulla storiografia dell'età moderna e sul dibattito relativo alle origini del capitalismo.

Cenni biografici
Nato in una famiglia dell'alta borghesia tedesca, studiò diritto, economia, storia e filosofia. Dopo le prime ricerche sulle società commerciali medievali e sulla storia agraria romana, insegnò economia politica a Friburgo e poi a Heidelberg. Una grave crisi nervosa, manifestatasi nel 1897, lo costrinse per alcuni anni a interrompere quasi completamente l'attività accademica.
All'inizio del Novecento riprese progressivamente gli studi e nel 1903 assunse, insieme con Edgar Jaffé e Werner Sombart, la direzione dell'Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik. Un viaggio negli Stati Uniti compiuto nel 1904 contribuì ad approfondire il suo interesse per le confessioni e le sette protestanti e per il loro rapporto con la società economica moderna.
Weber partecipò anche intensamente al dibattito politico tedesco, intervenendo sui problemi della democratizzazione, della parlamentarizzazione e della ricostruzione istituzionale della Germania dopo la prima guerra mondiale. Nel 1919 ottenne una cattedra all'Università di Monaco. Morì l'anno successivo, lasciando incompiuta una parte significativa della propria opera, successivamente ordinata e pubblicata anche grazie all'attività della moglie Marianne Weber.
La Riforma protestante e lo spirito del capitalismo
Il contributo più celebre di Weber alla storia religiosa fu Die protestantische Ethik und der «Geist» des Kapitalismus (L'etica protestante e lo "spirito" del capitalismo), pubblicato in due parti nel 1904-1905 nell'Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik e rielaborato per l'edizione del 1920 nei Gesammelte Aufsätze zur Religionssoziologie.
Il problema affrontato riguardava il rapporto tra trasformazione religiosa e nascita della società capitalistica moderna. Weber prendeva le mosse dalla forte presenza, in alcuni contesti europei, di protestanti tra imprenditori, proprietari di capitale e gruppi professionalmente più dinamici. Non sosteneva però che il capitalismo fosse stato creato dalla Riforma: forme di attività capitalistica erano esistite ben prima e anche nell'Europa cattolica.
Ciò che cercava di spiegare era piuttosto la formazione dello «spirito del capitalismo», ossia di un particolare atteggiamento nei confronti del lavoro e dell'attività economica, fondato su metodo, disciplina, continuità e razionalità. Il profitto non veniva più perseguito soltanto come mezzo per il consumo o l'arricchimento personale, ma all'interno di una condotta professionale sistematica.
Un passaggio fondamentale riguardava il concetto di Beruf, termine tedesco che indica al tempo stesso professione e vocazione. Weber attribuiva a Martin Lutero un ruolo importante nella valorizzazione religiosa del lavoro svolto nel mondo, pur ritenendo che il luteranesimo fosse rimasto sostanzialmente legato a una concezione tradizionale dell'ordine sociale.
Fu soprattutto nel protestantesimo ascetico, e in particolare nel calvinismo, che Weber individuò le condizioni religiose più favorevoli allo sviluppo di una condotta di vita metodica. La dottrina della predestinazione, sottraendo al credente la possibilità di ottenere mediante sacramenti e opere una certezza della salvezza, avrebbe prodotto una forte tensione religiosa. Una vita ordinata, disciplinata e dedicata al proprio compito professionale poteva così divenire uno dei segni attraverso i quali il credente cercava conferma della propria elezione.
L'ascesi protestante assumeva dunque un carattere «intramondano»: non richiedeva l'abbandono del mondo, ma una rigorosa disciplina della vita al suo interno. Lavoro costante, controllo delle passioni, rifiuto dell'ozio e limitazione dei consumi voluttuari favorivano contemporaneamente produzione, accumulazione e reinvestimento della ricchezza.
Weber non limitava tale processo al solo calvinismo. Tra le forme del protestantesimo ascetico prese in considerazione figuravano anche pietismo, metodismo e movimenti battisti. Pur nelle loro differenze teologiche, queste correnti avrebbero contribuito alla formazione di una condotta di vita razionale e disciplinata particolarmente compatibile con le esigenze del capitalismo moderno.
Il rapporto tra protestantesimo e capitalismo non era pertanto, nella sua interpretazione, di causalità semplice e diretta. I Riformatori non perseguivano consapevolmente la costruzione del capitalismo; gli effetti economici derivavano piuttosto da conseguenze non intenzionali di determinati orientamenti religiosi. Weber intendeva così opporsi anche alle spiegazioni che riducevano le trasformazioni religiose a un semplice riflesso dei rapporti economici.
Un ulteriore sviluppo di questa riflessione si trova negli studi sulle sette protestanti, alimentati anche dall'osservazione della società americana. L'appartenenza a comunità religiose selettive poteva funzionare come attestazione pubblica dell'affidabilità morale dell'individuo, favorendo relazioni di fiducia, credito e collaborazione economica.
Nella prospettiva weberiana il successo stesso dell'etica protestante finiva tuttavia per rendere superflue le sue originarie motivazioni religiose. Una volta affermatosi, il capitalismo moderno sviluppava strutture economiche e organizzative autonome, imponendo agli individui una disciplina professionale indipendentemente dalle loro convinzioni confessionali.
Religione e razionalizzazione
Lo studio del protestantesimo costituì soltanto una parte di un più vasto programma di sociologia comparata delle religioni. Weber analizzò successivamente confucianesimo e taoismo, induismo, buddhismo e giudaismo antico, interrogandosi sulle ragioni per cui il particolare tipo di capitalismo razionale sviluppatosi in Occidente non fosse sorto nello stesso modo in altre grandi civiltà.
La Riforma protestante si inseriva così in un processo di lunga durata caratterizzato dalla crescente razionalizzazione della vita religiosa e sociale. La progressiva eliminazione della magia, la sistematizzazione delle credenze e la disciplina razionale della condotta contribuivano a quel «disincantamento del mondo» che Weber considerava uno degli elementi fondamentali della storia dell'Occidente.
La sua interpretazione dell'etica protestante diede origine a uno dei più importanti dibattiti storiografici del Novecento. Furono discusse sia la cronologia del capitalismo precedente alla Riforma sia l'effettiva specificità economica delle società calviniste. Hugh Trevor-Roper, in particolare, avrebbe attribuito maggiore importanza alle migrazioni delle élites economiche perseguitate e alla loro concentrazione nei paesi protestanti. Pur ampiamente discussa e revisionata, la tesi weberiana rimase un punto di riferimento fondamentale per lo studio dei rapporti tra religione, economia e trasformazione sociale.
Opere principali
- Zur Geschichte der Handelsgesellschaften im Mittelalter, Enke, Stuttgart 1889.
- Die römische Agrargeschichte in ihrer Bedeutung für das Staats- und Privatrecht, Enke, Stuttgart 1891.
- Die protestantische Ethik und der «Geist» des Kapitalismus, in «Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik», XX, 1904, pp. 1-54; XXI, 1905, pp. 1-110.
- Wissenschaft als Beruf, Duncker & Humblot, München-Leipzig 1919.
- Politik als Beruf, Duncker & Humblot, München-Leipzig 1919.
- Gesammelte Aufsätze zur Religionssoziologie, 3 voll., J.C.B. Mohr (Paul Siebeck), Tübingen 1920-1921.
- Gesammelte politische Schriften, Drei Masken Verlag, München 1921.
- Wirtschaft und Gesellschaft, J.C.B. Mohr (Paul Siebeck), Tübingen 1922.
- Gesammelte Aufsätze zur Wissenschaftslehre, J.C.B. Mohr (Paul Siebeck), Tübingen 1922.
- Wirtschaftsgeschichte. Abriss der universalen Sozial- und Wirtschaftsgeschichte, Duncker & Humblot, München-Leipzig 1923.
Bibliografia
- Carlo Antoni, Weber, Max, in Enciclopedia Italiana, vol. XXXV, 1937.
- Reinhard Bendix, Max Weber. An Intellectual Portrait, Doubleday, Garden City 1960.
- Gianfranco Poggi, Calvinism and the Capitalist Spirit. Max Weber's Protestant Ethic, University of Massachusetts Press, Amherst 1983.
- Karl Löwith, Max Weber and Karl Marx, Allen & Unwin, London 1982.
- Wolfgang J. Mommsen, The Political and Social Theory of Max Weber. Collected Essays, University of Chicago Press, Chicago 1989.
- Lawrence A. Scaff, Fleeing the Iron Cage. Culture, Politics, and Modernity in the Thought of Max Weber, University of California Press, Berkeley 1989.
- Wolfgang Schluchter, Rationalism, Religion, and Domination. A Weberian Perspective, University of California Press, Berkeley 1989.
- Hartmut Lehmann, Guenther Roth (a cura di), Weber's Protestant Ethic. Origins, Evidence, Contexts, Cambridge University Press, Cambridge 1993.
- Stephen Kalberg, Max Weber's Comparative-Historical Sociology, University of Chicago Press, Chicago 1994.
- Richard Swedberg, Max Weber and the Idea of Economic Sociology, Princeton University Press, Princeton 1998.
- Fritz Ringer, Max Weber. An Intellectual Biography, University of Chicago Press, Chicago 2004.
- Sam Whimster, Understanding Weber, Routledge, London-New York 2007.
- Francesco Tuccari, Weber, Max, in Dizionario di Storia, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2011, online.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]