Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Hugh Redwald Trevor-Roper, barone Dacre di Glanton (Glanton, 15 gennaio 1914 – Oxford, 26 gennaio 2003), è stato uno storico britannico, studioso in particolare dell'Europa dei secoli XVI e XVII, della storia religiosa e intellettuale dell'età moderna e della Germania nazista.

Cenni biografici
Formatosi a Oxford, si dedicò inizialmente alla storia politico-religiosa inglese, pubblicando nel 1940 uno studio sull'arcivescovo William Laud. Durante la seconda guerra mondiale prestò servizio nell'intelligence britannica; dall'indagine condotta nel dopoguerra sulla morte di Adolf Hitler nacque The Last Days of Hitler (1947), una delle sue opere più note. Nel 1957 fu nominato Regius Professor of Modern History all'Università di Oxford, incarico che mantenne fino al 1980; tra il 1980 e il 1987 fu quindi Master del Peterhouse di Cambridge.
Storico fortemente incline alla comparazione e alla polemica storiografica, Trevor-Roper si interessò ai rapporti fra religione, strutture politiche, trasformazioni economiche e storia delle idee. Particolare rilievo ebbero le sue riflessioni sulla Riforma protestante, sulla Controriforma, sulla crisi europea del Seicento, sulla caccia alle streghe e sulle origini religiose dell'Illuminismo.
Riforma, protestantesimo e trasformazione sociale
Nel saggio Religion, the Reformation and Social Change, pubblicato per la prima volta nel 1963 e successivamente posto in apertura dell'omonima raccolta del 1967, Trevor-Roper affrontò uno dei problemi classici della storiografia contemporanea: il rapporto fra protestantesimo e sviluppo del capitalismo. In Italia il volume fu pubblicato da Laterza nel 1969 con il titolo Protestantesimo e trasformazione sociale.
Trevor-Roper si confrontava direttamente con la celebre interpretazione di Max Weber, secondo la quale l'etica ascetica protestante, e in particolare quella calvinista, avrebbe favorito la formazione dello «spirito» del capitalismo moderno. Pur riconoscendo l'esistenza di una significativa coincidenza geografica fra l'affermazione di alcune forme di protestantesimo e lo sviluppo economico dell'Europa nord-occidentale, Trevor-Roper respingeva un rapporto causale diretto tra dottrina calvinista e comportamento capitalistico.
A suo giudizio, infatti, un dinamico capitalismo mercantile e finanziario era esistito ben prima della Riforma, soprattutto nelle città italiane e fiamminghe. Gli imprenditori che nel XVI e XVII secolo contribuirono allo sviluppo economico dei Paesi Bassi, dell'Inghilterra, della Svizzera e di altre regioni protestanti non costituivano pertanto una classe sociale prodotta ex novo dalla teologia riformata. Erano spesso membri o discendenti di gruppi mercantili già attivi nei precedenti centri economici europei, trasferitisi altrove in seguito ai mutamenti politici e religiosi del Cinquecento.
Il problema centrale diventava così quello delle migrazioni religiose. Mercanti, banchieri, artigiani e uomini di cultura sospettati di eterodossia o non disposti ad adeguarsi alle nuove ortodossie confessionali abbandonarono regioni che in precedenza erano state tra le più dinamiche d'Europa, portando nei luoghi di rifugio capitali, conoscenze tecniche, reti commerciali e capacità imprenditoriali. Nella ricostruzione di Trevor-Roper, l'espansione economica di alcune società protestanti dipese dunque anche dalla loro capacità di accogliere queste élites mobili.
Particolare importanza assumeva in tale quadro la trasformazione dell'Italia e dei Paesi Bassi meridionali nel corso del Cinquecento. Trevor-Roper collegava l'irrigidimento confessionale della Controriforma alla costruzione di strutture politiche e religiose più accentrate e burocratiche, meno favorevoli a quella cultura relativamente aperta che aveva caratterizzato parte delle élites urbane del Rinascimento. A essere progressivamente emarginata fu anche la tradizione umanistica ed erasmiana, alla quale molti esponenti dei ceti colti e mercantili erano stati sensibili.
Il rapporto fra capitalismo e calvinismo risultava perciò, nella sua interpretazione, in larga misura indiretto. Il calvinismo poté offrire un'identità religiosa, una disciplina comunitaria e soprattutto spazi di insediamento a gruppi di profughi; ma non era necessariamente la fede calvinista ad aver creato la loro mentalità economica. La diaspora degli imprenditori precedeva o accompagnava spesso la loro adesione confessionale. Più che spiegare perché il capitalismo fosse nato nei paesi protestanti, occorreva quindi spiegare perché uomini, capitali e competenze si fossero trasferiti verso quei paesi.
In questa prospettiva Trevor-Roper spostava l'attenzione dalla teologia alle condizioni sociali e politiche della Riforma e della confessionalizzazione. La trasformazione economica europea non derivava automaticamente da una determinata confessione religiosa, ma dall'interazione fra persecuzione, migrazione, organizzazione dello Stato, mobilità sociale e circolazione internazionale delle élites.
Questa interpretazione si collegava a una più generale preferenza di Trevor-Roper per le correnti religiose moderate e antidogmatiche dell'età moderna. Nelle sue ricerche successive egli sottolineò il ruolo di Erasmo da Rotterdam, degli arminiani e dei sociniani nel mantenimento di una cultura critica e tollerante che, attraverso il Seicento, avrebbe contribuito alla formazione dell'Illuminismo. In tale prospettiva le contrapposizioni decisive non coincidevano sempre con quella fra cattolici e protestanti, ma potevano opporre, all'interno di entrambe le confessioni, ortodossia e dissenso, irrigidimento confessionale e ricerca di tolleranza.
La tesi di Trevor-Roper, formulata volutamente in opposizione alle interpretazioni troppo lineari del rapporto fra protestantesimo e capitalismo, suscitò un ampio dibattito. Pur essendo stata successivamente discussa e modificata, ebbe il merito di richiamare l'attenzione sul ruolo delle migrazioni confessionali, delle minoranze religiose e della circolazione di uomini e competenze nelle trasformazioni economiche e culturali dell'Europa moderna.
Opere principali
- Archbishop Laud, 1573-1645, Macmillan, London 1940.
- The Last Days of Hitler, Macmillan, London 1947.
- Historical Essays, Macmillan, London 1957.
- Religion, the Reformation and Social Change, in G.A. Hayes-McCoy (a cura di), Historical Studies IV. Papers Read before the Fifth Irish Conference of Historians, Bowes & Bowes, London 1963, pp. 18-45.
- The Rise of Christian Europe, Thames & Hudson, London 1965.
- Religion, the Reformation and Social Change, and Other Essays, Macmillan, London 1967.
- Protestantesimo e trasformazione sociale, trad. di Luca Trevisani, Laterza, Bari 1969.
- The European Witch-Craze of the Sixteenth and Seventeenth Centuries, Penguin, Harmondsworth 1969.
- Princes and Artists. Patronage and Ideology at Four Habsburg Courts, 1517-1633, Thames & Hudson, London 1976.
- Catholics, Anglicans and Puritans. Seventeenth Century Essays, Secker & Warburg, London 1987.
- From Counter-Reformation to Glorious Revolution, Secker & Warburg, London 1992.
Bibliografia essenziale
- Antonello Biagini, Trevor Roper, Hugh Redwald, in Enciclopedia Italiana, IV Appendice, 1981, online.
- Blair Worden, Hugh Redwald Trevor-Roper, 1914-2003, in «Proceedings of the British Academy», 150, 2008, pp. 245-284.
- John Robertson, Hugh Trevor-Roper, Intellectual History and ‘The Religious Origins of the Enlightenment’, in «The English Historical Review», CXXIV/511, 2009, pp. 1389-1421.
- Adam Sisman, Hugh Trevor-Roper. The Biography, Weidenfeld & Nicolson, London 2010.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]