Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Jacques-Marie-Adrien-Césaire Mathieu (Parigi, 20 gennaio 1796 — Besançon, 9 luglio 1875) fu un ecclesiastico francese, vescovo di Langres dal 1832, arcivescovo di Besançon dal 1834 e cardinale dal 1850.
L'inchiesta sullo spiritismo (1863-1864)
Nel marzo 1863 l'ecclesiastico belga François Vercruysse si presentò di propria iniziativa al Sant'Uffizio segnalando la rapida diffusione dello spiritismo in Francia, descrivendo il movimento come una minaccia sistematica al cattolicesimo. Il Sant'Uffizio decise di avviare un'inchiesta sistematica, affidandone il coordinamento a Mathieu. La scelta cadde su di lui verosimilmente per la sua diligenza nel combattere le tavole giranti già nel 1853, quando aveva emanato una circolare che proibiva al clero di partecipare alle sessioni, e forse anche per evitare di coinvolgere l'arcivescovo di Parigi Georges Darboy, i cui rapporti con Pio IX erano notoriamente tesi.
Mathieu si avvalse della collaborazione di Louis Besson, direttore del Collège Saint-François-Xavier di Besançon e futuro vescovo di Nîmes. Dopo aver inviato una circolare a tutti i vescovi francesi, il 24 luglio 1863 informò il Sant'Uffizio che la raccolta delle risposte avrebbe richiesto tempo. Il 30 settembre aveva completato l'inchiesta, inviando a Roma una scatola contenente 72 lettere episcopali, corredata da una «dottissima sua epistole latinamente dettata» — così la definì il commissario generale del Sant'Uffizio Giacinto de Ferrari — in cui svolgeva «con mirabil sapere l’argomento».
Il rapporto sullo spiritismo
Il rapporto di Mathieu si articolava in cinque sezioni. Nella prima offriva una sintesi storica dello spiritismo, presentandolo come «recente nella forma ma antico nell'errore» (prout doctrina, recens, prout error, vetus), tracciandone le radici fino alle sibille e ai maghi dell'antichità e alle pratiche degli incantatores medievali, e individuando nell'animal magnetismo di Mesmer il suo progenitore moderno. Nella seconda rassegnava le principali pubblicazioni spiritiste. Nella terza presentava le risposte dei vescovi francesi, che restituivano un quadro complessivamente poco allarmante, pur con eccezioni significative: il vescovo di Aire-sur-l'Adour Louis-Marie Épivent si dichiarava «spaventato dall'invocazione diretta dei demoni che avviene attraverso lo spiritismo», mentre il vescovo di Carcassonne François-Alexandre Roullet de la Bouillerie ammetteva di non poter escludere un intervento diabolico nei casi più eclatanti.
Nella quarta sezione Mathieu affrontava la natura dello spiritismo, attribuendone i fenomeni a tre cause principali: l'intervento di forze demoniche, nei casi di eventi che eccedevano manifestamente le leggi naturali; l'attività nervosa e magnetica dei partecipanti, nei casi in cui le risposte delle tavole rispecchiavano i pensieri degli astanti; e la frode deliberata, attestata da numerosi casi di risposte assurde o palesemente false. Le dottrine spiritiste erano a suo avviso puri prodotti dell'immaginazione umana (purum hominis figmentum), riconducibili in ultima analisi al panteismo. Nell'ultima sezione valutava i pericoli che lo spiritismo poneva alle anime e alla fede, identificando due rischi principali: la destabilizzazione dell'equilibrio mentale dei praticanti — un effetto riconosciuto dagli stessi spiritisti, che documentavano casi di iniziati impazziti — e il distacco dai capisaldi della dottrina cristiana, in particolare dalle verità relative all'inferno e alla dannazione eterna.
Significato storico
Il rapporto di Mathieu costituì la base documentaria su cui il commissario generale del Sant'Uffizio Giacinto de Ferrari costruì il suo votum del gennaio 1864, che portò alla condanna delle principali opere di Allan Kardec e Zéphyr-Joseph Piérart da parte della Congregazione dell'Indice il 25 aprile 1864. Pur non escludendo l'intervento diabolico, Mathieu aveva adottato un approccio prudente e pluralista, diffidando della letteratura demonologica intransigente di autori come Mirville, Gougenot des Mousseaux e Bizouard, che giudicava troppo rigida nella sua ermeneutica. Questa posizione moderata non impedì che nei decenni successivi la prospettiva demonologica si imponesse definitivamente nella risposta vaticana allo spiritismo, culminando nel decreto Quoad usum spiritismi del 1898.
Fonti e bibliografia
Fonti archivistiche
- Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede (ADDF), Materiae Diversae, 1864, n. 29 (lettere dei vescovi francesi e rapporto di Mathieu, 1863-1864).
- ADDF, Sant'Uffizio, Stanza Storica, Q 6-c, n. 1 (relazione di de Ferrari, gennaio 1864, che riassume e commenta il rapporto di Mathieu).
Fonti accademiche
- Guillaume Cuchet, Les voix d'outre-tombe. Tables tournantes, spiritisme et société au XIXe siècle, Paris: Seuil 2012, pp. 379-387.
- Francesco Baroni, «The Vatican and Spiritualism (1853-1870): New Perspectives Based on Archival Sources», Cristianesimo nella storia 46/2 (2025), pp. 477–512.
- Francesco Baroni, «Un'inchiesta globale. Il Sant'Uffizio, i vescovi e la questione dello spiritismo (1863-1866)», in Atti del Convegno internazionale di Studi «L'Inquisizione dalla Restaurazione a Pio XII (1814-1958)», a cura di D. Armando e A. Desmazières, Roma: Viella (in corso di pubblicazione).
Nota bene
Questa voce è parte della sezione trasversale Mesmerismo, occultismo, spiritismo. Eterodossie del XIX secolo tra correnti esoteriche e nuove spiritualità.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]