Martínez de Cantalapiedra, Martín

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Martín Martínez de Cantalapiedra (Cantalapiedra, 1518/1519 – 18 novembre 1579) fu un teologo, biblista ed ebraista spagnolo, professore all'Università di Salamanca e protagonista, insieme a Luis de León e Gaspar de Grajal, dei celebri processi inquisitoriali contro gli ebraisti salmantini.

Profilo biografico

Dopo gli studi a Valladolid e Salamanca, intraprese la carriera universitaria, ottenendo nel 1561 la cattedra di ebraico, aramaico e arabo. Sostenitore dell'applicazione degli strumenti filologici all'esegesi biblica, attribuiva particolare importanza alla conoscenza delle lingue originali delle Scritture e al confronto fra il testo ebraico e la Vulgata latina. Espose i propri principi metodologici nei Libri decem Hypotyposeon theologicarum (1565), una delle principali introduzioni alla critica biblica dell'umanesimo spagnolo.

Le sue posizioni suscitarono l'ostilità degli ambienti accademici più legati all'esegesi scolastica, in particolare di León de Castro e del domenicano Bartolomé de Medina. Le controversie sulla revisione della cosiddetta Bibbia di Vatablo contribuirono a determinare l'apertura dei procedimenti inquisitoriali contro gli ebraisti di Salamanca, accusati di sminuire l'autorità della Vulgata e di attribuire eccessivo credito alle interpretazioni rabbiniche.

Arrestato il 27 marzo 1572, Martínez de Cantalapiedra rimase nelle carceri dell'Inquisizione spagnola a Valladolid per oltre cinque anni. Durante il processo difese la legittimità dell'indagine filologica e l'ortodossia delle proprie opere. Fu assolto dall'istanza nel maggio 1577 e liberato il mese successivo, pur ricevendo ammonizioni riguardo all'autorità della Vulgata.

Tornato all'insegnamento, morì nel novembre 1579. I suoi Hypotyposeon furono ripubblicati postumi nel 1582 e sottoposti a interventi censori nel quadro degli Indici inquisitoriali di Gaspar de Quiroga. La sua vicenda rappresenta un caso emblematico delle tensioni fra umanesimo biblico, rivalità accademiche e controllo inquisitoriale nella Spagna del secondo Cinquecento.

Opere principali

  • Institutiones in linguam sanctam, Jacques Bogard, Parigi 1548; seconda edizione ampliata, Matías Gast, Salamanca 1571.
  • Chaldaicarum institutionum libri tres, Matías Gast, Salamanca 1570 (pubblicato in appendice alle Institutiones del 1571).
  • Libri decem Hypotyposeon theologicarum sive regularum ad intelligendum scripturas divinas, Juan María de Terranova, Salamanca 1565; seconda edizione, Salamanca 1582.

Bibliografia

  • Ángel Alcalá Galve, El control inquisitorial de intelectuales en el Siglo de Oro. De Nebrija al Índice de Sotomayor de 1640, in Historia de la Inquisición en España y América, diretta da Joaquín Pérez Villanueva e Bartolomé Escandell Bonet, vol. III, Biblioteca de Autores Cristianos, Madrid 2000, pp. 829-956.
  • José Barrientos García, El temor a la Inquisición en la Universidad de Salamanca, en tiempos del proceso de Carranza, in «Anuario de Historia de la Iglesia», 18, 2009, pp. 181-187.
  • Natalio Fernández Marcos, Censura y exégesis: las Hypotyposeis de Martín Martínez de Cantalapiedra, in Biblia y humanismo. Textos, talantes y controversias del siglo XVI español, Fundación Universitaria Española, Madrid 1997, pp. 27-34.
  • Ricardo Muñoz Solla, Martínez de Cantalapiedra, Martín, in DSI, vol. 2.
  • Ricardo Muñoz Solla, Hermenéutica hebrea y persecución inquisitorial: el caso del hebraísta salmantino Martín Martínez de Cantalapiedra (s. XVI), in «Miscelánea de Estudios Árabes y Hebraicos. Sección Hebreo», 65, 2016, pp. 59-81.
  • Miguel de la Pinta Llorente, Proceso criminal contra el hebraísta salmantino Martín Martínez de Cantalapiedra, Consejo Superior de Investigaciones Científicas, Madrid-Barcelona 1946.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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