Mattei, Mario

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Mario Mattei (Pergola, 6 settembre 1792 - Roma, 7 ottobre 1870) è stato un cardinale e uomo di Curia, membro della Congregazione del Sant'Uffizio, arciprete della basilica di San Pietro e decano del Sacro Collegio.

Appartenente a una famiglia della piccola nobiltà marchigiana, era figlio del conte Marco Mattei. Studiò filosofia e teologia nel Seminario Romano e dal 1810 al 1812 frequentò l'Accademia dei Nobili Ecclesiastici. Conseguì quindi il dottorato in utroque iure alla Sapienza.

Entrato nella prelatura, nel 1822 divenne referendario delle Segnature e ponente della Congregazione del Buon Governo. Ricoprì successivamente diversi incarichi nella stessa congregazione e nel 1828 divenne tesoriere generale della Camera Apostolica.

Gregorio XVI lo creò cardinale il 2 luglio 1832. Nello stesso anno entrò nelle Congregazioni del Buon Governo, del Concilio e della Fabbrica di San Pietro. Nel 1834 fu nominato prefetto dell'Economia di Propaganda Fide.

Il 2 dicembre 1840 divenne segretario di Stato per gli Affari interni e fu quindi prefetto della Consulta.

Il 25 aprile 1841 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e il 29 aprile giurò come cardinale inquisitore.

Nel 1843 divenne prefetto della Fabbrica di San Pietro e arciprete della basilica Vaticana. Nel 1844 fu promosso alla sede suburbicaria di Frascati, dove svolse anche un'attiva opera pastorale.

Partecipò al conclave del 1846 che elesse Pio IX. Durante la crisi politica del 1848 assunse posizioni nettamente prudenti e conservatrici e fu annoverato tra i cardinali favorevoli all'allocuzione del 29 aprile con la quale Pio IX prese le distanze dalla guerra contro l'Austria.

Nel 1848 entrò nella commissione preparatoria per la definizione dell'Immacolata Concezione. Nel 1854 passò alla sede suburbicaria di Porto e Santa Rufina e divenne prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura; dal 1858 fu pro-datario.

Nel 1860 fu promosso alla sede di Ostia e Velletri e divenne decano del Sacro Collegio. Partecipò al Concilio Vaticano I.

Morì a Roma il 7 ottobre 1870, poche settimane dopo la fine del potere temporale pontificio.

Mattei appartenne all'area più conservatrice della Curia, come testimoniano la vicinanza agli ambienti gesuitici, l'opposizione alle istanze politiche del 1848 e la lunga adesione alla linea pontificia, soprattutto sul piano politico-curiale, per quanto non sia stato un protagonista di primo piano delle controversie dottrinali.

Bibliografia

  • Philippe Boutry, Souverain et pontife: recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration (1814-1846), École française de Rome, Rome 2002, pp. 422-423.
  • Renato Sansa, Mattei, Mario, in DBI, vol. 72 (2008).
  • Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. II, pp. 967-969.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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