Malvasia, Luigi

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Luigi Malvasia (secolo XVII – morto entro il 1703) fu un nobile bolognese protagonista di una clamorosa evasione dalle carceri del Sant'Uffizio di Bologna.

Figlio di Francesco Maria Malvasia e fratello di Girolamo, nel 1674 organizzò la fuga di Emanuele Rodríguez Passarino, un uomo nato e battezzato a Siviglia nel 1641, successivamente passato all'ebraismo e conosciuto anche come Leone o Giuda Vega. Arrestato dall'Inquisizione bolognese per apostasia, Rodríguez Passarino era detenuto nel convento di San Domenico.

Per ottenerne la liberazione, Malvasia corruppe Valentino Fabri, servitore dell'inquisitore, promettendogli una ricompensa di 300 doppie. Ottenuto un modello delle chiavi delle carceri, ne fece realizzare alcune copie con l'aiuto del proprio servitore Innocenzo Piazza. Il 24 febbraio 1674, approfittando dell'assenza dell'inquisitore, i complici liberarono il prigioniero, che riuscì a raggiungere Venezia grazie anche all'intervento dell'ebreo Vitale Ambrosio.

Temendo di essere denunciato, Malvasia ordinò successivamente l'uccisione di Fabri, affidandone l'esecuzione ad Andrea ed Evangelista Malagù. L'agguato non impedì tuttavia al servitore di rivelare alle autorità le circostanze dell'evasione. Luigi abbandonò quindi Bologna insieme al fratello Girolamo.

Il Sant'Uffizio romano dispose che i due fossero giudicati in contumacia. Con sentenza pronunciata pubblicamente il 3 marzo 1675 furono dichiarati colpevoli di lesa maestà, scomunicati e privati dei loro beni, con previsione della consegna al braccio secolare in caso di cattura. Il procedimento ebbe conseguenze anche per gli altri complici: Andrea Malagù fu giustiziato a Bologna il 14 luglio 1675.

I fratelli Malvasia riuscirono a sottrarsi all'arresto, trovando rifugio nei territori veneziani. Ancora nel 1685 il Sant'Uffizio tentò di rintracciarli, ricevendo notizie della loro presenza ad Alessandria e poi a Pieve di Sacco. Secondo la tradizione erudita bolognese, una comunicazione proveniente da Venezia del 28 ottobre 1703 annunciò la morte di Luigi.

Bibliografia

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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