Pallavicino, Lazzaro Opizio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Lazzaro Opizio Pallavicino o Pallavicini (Genova, 30 ottobre 1719 - Roma, 23 febbraio 1785), è stato un cardinale, diplomatico pontificio e membro della Congregazione del Sant'Uffizio. Fu segretario di Stato sotto Clemente XIV e Pio VI.

Appartenente al patriziato genovese, era figlio del marchese e senatore Paolo Girolamo Pallavicino. Suo fratello Giovanni Carlo sarebbe divenuto doge della Repubblica di Genova nel 1785. Alla famiglia apparteneva anche il cardinale Opizio Pallavicini, suo prozio.

Conseguì il dottorato in diritto civile e canonico alla Sapienza di Roma. Il 6 maggio 1745 divenne referendario delle due Segnature; fu inoltre abbreviatore di parco maggiore e nel 1751 assunse incarichi di governo nelle Marche. Ordinato sacerdote il 19 marzo 1754, il successivo 1° aprile fu nominato arcivescovo titolare di Lepanto.

Il 21 maggio 1754 fu destinato alla nunziatura di Napoli. Nel 1759 fu scelto per quella di Spagna, con nomina formalizzata nel febbraio 1760. Le due missioni lo posero di fronte alle politiche delle monarchie borboniche volte a ridimensionare privilegi e prerogative ecclesiastiche. In Spagna non previde l'espulsione dei gesuiti del 1767 e, dopo la sua attuazione, espresse un giudizio favorevole sull'operato del sovrano.

Clemente XIII lo creò cardinale il 26 settembre 1766. Fu prefetto della Congregazione del Cerimoniale e il 1° dicembre dello stesso anno venne nominato legato di Bologna, senza tuttavia recarvisi. L'incarico fu rinnovato il 21 maggio 1768 e questa volta Pallavicini raggiunse la legazione. Il 20 giugno 1768 ricevette il titolo dei SS. Nereo e Achilleo.

Eletto pontefice il 19 maggio 1769, Clemente XIV lo scelse come segretario di Stato; Pallavicino si insediò il 22 maggio. La nomina fu sostenuta dalle corti borboniche. Partecipò all'attuazione della soppressione della Compagnia di Gesù del 1773, adoperandosi anche contro la sua sopravvivenza nell'Impero russo. Confermato da Pio VI, mantenne la segreteria di Stato sino alla morte, pur senza esercitare un'influenza costante sulle decisioni dei due pontefici.

Il 17 giugno 1769 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e prestò giuramento come cardinale inquisitore il 5 luglio successivo. Il 1° marzo 1770 giurò anche il suo uditore Giuseppe Bonaves, ammesso in tale qualità alle attività della Congregazione.

Morì a Roma il 23 febbraio 1785.

Bibliografia

  • Silvano Giordano, Pallavicino, Lazzaro Opizio, in DBI, vol. 80 (2014).
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. II, pp. 925-926.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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