Pallotta, Guglielmo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Guglielmo Pallotta (Macerata, 13 novembre 1727 – Roma, 21 settembre 1795) è stato un cardinale e uomo di governo pontificio.

Figlio del conte Paride Pallotta e della fiorentina Angela Baldinucci, apparteneva a una famiglia che aveva già dato diversi cardinali alla Chiesa. Studiò dapprima a Macerata e quindi a Roma, presso il Collegio Nazareno e il Collegio Piceno, dedicandosi soprattutto agli studi giuridici. Fu uditore del cardinale Enrico Enriquez durante la legazione di Romagna e nel 1755-1756 governatore di Ravenna. Passò quindi al servizio dei cardinali Cosimo Imperiali e Carlo Rezzonico.

La sua carriera curiale conobbe una rapida ascesa durante i pontificati di Clemente XIII e Clemente XIV. Divenne canonico di San Pietro nel 1764, prelato domestico nel 1766 e referendario delle Segnature nel 1767. Fu poi segretario ed economo della Fabbrica di San Pietro, votante della Segnatura di Grazia, segretario della Congregazione del Buon Governo e, dal 1773, tesoriere generale della Camera Apostolica. In quest'ultima veste ebbe un ruolo importante nell'amministrazione finanziaria dello Stato pontificio e nella politica archeologica e museale della Santa Sede.

Pio VI lo creò cardinale nel concistoro del 23 giugno 1777, assegnandogli dapprima il titolo di Sant'Eusebio e successivamente, nel 1782, quello di Santa Maria degli Angeli. Nel 1779 fu incluso nella Congregazione del Sant'Uffizio. Fu inoltre prefetto della Congregazione delle Acque, Paludi Pontine, Fontane e Canali e, dal 1785, prefetto della Congregazione del Concilio. Nel 1787 divenne camerlengo del Collegio cardinalizio.

Nel Sant'Uffizio la documentazione utilizzata da Schwedt attesta la sua appartenenza alla Congregazione dal 14 dicembre 1779 fino alla morte. Pallotta ebbe dunque una presenza stabile nell'organismo inquisitoriale durante gli ultimi decenni del pontificato di Pio VI. Nel 1790 fu inoltre membro della congregazione particolare istituita per esaminare il sinodo di Pistoia, divenuto uno dei principali terreni di confronto intorno alle tendenze gianseniste e riformatrici nella Chiesa italiana. La sua partecipazione a tale congregazione lo colloca nel gruppo curiale coinvolto nell'esame delle proposizioni sinodali che avrebbe condotto alla condanna sancita dalla bolla Auctorem fidei del 1794.

Morì a Roma il 21 settembre 1795.

Bibliografia

  • Antonio D'Amico, Pallotta, Guglielmo, in DBI, vol. 80 (2014).
  • Niccolò Del Re, I Cardinali Prefetti della Sagra Congregazione del Concilio dalle origini ad oggi (1564-1964), in La Sacra Congregazione del Concilio. Quarto Centenario dalla fondazione (1564-1964). Studi e ricerche, Città del Vaticano 1964, pp. 265-307, in particolare pp. 288-289.
  • MORONI, vol. LI (1851), p. 66.
  • Gérard Pelletier, Rome et la Révolution française. La théologie et la politique du Saint-Siège devant la Révolution française (1789-1799), École française de Rome, Rome 2004, p. 623.
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. 2, pp. 939-940.
  • Pietro Stella (a cura di), Il giansenismo in Italia. Vol. II/1: Roma. La bolla «Auctorem fidei» (1794) nella storia dell'ultramontanismo. Saggio introduttivo e documenti, LAS, Roma 1995.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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