Castelli, Giuseppe Maria

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giuseppe Maria Castelli (Milano, 4 ottobre 1705 - Roma, 9 aprile 1780) è stato un cardinale, consultore e membro della Congregazione del Sant'Uffizio e prefetto della Congregazione de Propaganda Fide.

Appartenente al patriziato milanese, era figlio del marchese Francesco Castelli e di Lodovica Messarati, figlia del conte Giovanni Francesco. Nel 1715 entrò nel Collegio di San Carlo a Modena; dal 1724 al 1729 proseguì la propria formazione presso l'Accademia dei Nobili Ecclesiastici di Roma.

Avviato alla carriera curiale, nel 1740 divenne prelato domestico. Fu consultore delle Congregazioni dell'Indice e del Sant'Uffizio e tesoriere generale della Camera apostolica. Nel 1753 assunse la carica di commendatore dell'ospedale di Santo Spirito in Sassia. La sua attività al servizio dell'Inquisizione è documentata anche da un parere sull'opera di Ferdinando de Escaño relativa ai privilegi dell'ordine di San Giovanni di Gerusalemme, conservato fra le consultazioni del Sant'Uffizio del 1757-1758.

Clemente XIII lo creò cardinale il 24 settembre 1759; il 19 novembre successivo ricevette il titolo di Sant'Alessio ed entrò nelle Congregazioni dell'Indice, del Concilio, de Propaganda Fide e dell'Esame dei vescovi. Nel 1760 fu aggregato anche alle Congregazioni della Disciplina dei regolari e della Visita apostolica e nominato visitatore apostolico del Monte di Pietà di Roma. Il 12 dicembre dello stesso anno divenne membro della Congregazione del Sant'Uffizio, nella quale aveva già operato come consultore.

Il 25 aprile 1763 fu nominato prefetto della Congregazione de Propaganda Fide, incarico che mantenne fino alla morte. Fece inoltre parte delle Congregazioni delle Acque e della Correzione dei libri della Chiesa orientale. Il 27 gennaio 1766 divenne camerlengo del Collegio cardinalizio.

Partecipò ai conclavi del 1769 e del 1774-1775, dai quali furono eletti rispettivamente Clemente XIV e Pio VI. Morì a Roma il 9 aprile 1780 e fu sepolto nella chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso.

Bibliografia

  • MORONI, vol. X (1841), p. 211.
  • Hubert Wolf, Hermann H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. I, pp. 308-310.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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