Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giuseppe Alberigo (Cuasso al Monte, 21 gennaio 1926 – Bologna, 15 giugno 2007) è stato uno storico italiano del cristianesimo e della Chiesa, studioso, in particolare, del Concilio Vaticano II. Professore di storia della Chiesa all’Università di Bologna, diresse per oltre quarant’anni l’Istituto per le scienze religiose di Bologna, contribuendo a farne un centro di ricerca di rilievo internazionale.

Formazione e primi studi
Laureatosi in giurisprudenza nel 1948 all’Università Cattolica di Milano, Alberigo si orientò presto verso la ricerca storica. Decisivo fu l’incontro con Giuseppe Dossetti, che nel 1953 lo chiamò a Bologna per partecipare alla costituzione del Centro di documentazione, nato come comunità di ricerca dedicata allo studio storico e teologico del cristianesimo.
La sua formazione si sviluppò attraverso il rapporto con figure di diverso orientamento: Hubert Jedin, grande storico del Concilio di Trento, e Delio Cantimori, del quale Alberigo fu assistente all’Università di Firenze dal 1957. Dossetti, Jedin e Cantimori rappresentarono così tre riferimenti fondamentali, rispettivamente sul piano ecclesiale, della storia conciliare e del metodo storico.
Le prime ricerche furono dedicate soprattutto al Concilio di Trento e alle istituzioni ecclesiastiche. Tra i lavori di questo periodo figurano I vescovi italiani al Concilio di Trento (1545-1547) (1959), Lo sviluppo della dottrina sui poteri nella Chiesa universale (1964) e Cardinalato e collegialità (1969). Già in questi studi emergeva l’interesse per il concilio non soltanto come produttore di norme e decreti, ma come momento di trasformazione della vita della Chiesa.
Il Centro di documentazione e il Vaticano II
Nel 1962 Alberigo assunse la direzione del Centro di documentazione bolognese. Durante il Concilio Vaticano II partecipò al gruppo raccolto intorno a Dossetti e al cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, contribuendo alla preparazione di studi e materiali destinati all’attività conciliare.
L’esperienza del Vaticano II segnò profondamente la sua successiva attività scientifica. Nel 1967 Alberigo ottenne la cattedra di storia della Chiesa presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna e proseguì parallelamente la direzione dell’Istituto per le scienze religiose, nel quale il Centro si era trasformato.
Partecipò inoltre al dibattito ecclesiale postconciliare e fece parte del comitato di redazione della rivista internazionale Concilium. La compresenza di ricerca storica e interesse per la vita ecclesiale contemporanea rimase uno degli elementi caratteristici del suo profilo intellettuale.
Giovanni XXIII e la storia del Concilio
A partire dagli anni Ottanta Alberigo promosse un vasto programma di studi su Angelo Giuseppe Roncalli – Giovanni XXIII, fondato anche sull’esplorazione di nuove fonti archivistiche. Ne derivarono numerose ricerche sul pontificato roncalliano e sulla genesi del Vaticano II.
L’impresa alla quale il suo nome resta maggiormente legato è la Storia del Concilio Vaticano II, pubblicata in cinque volumi tra il 1995 e il 2001 e realizzata attraverso un’ampia collaborazione internazionale. L’opera contribuì in misura decisiva a fare del Vaticano II un autonomo oggetto di ricerca storica.
Al centro dell’interpretazione di Alberigo vi era la considerazione del Vaticano II come «evento»: per comprenderne il significato non sarebbe stato sufficiente esaminare i documenti promulgati, ma sarebbe stato necessario ricostruirne anche la convocazione, lo svolgimento, i protagonisti, i conflitti e l’evoluzione delle posizioni.
Questa impostazione esercitò una notevole influenza, ma suscitò anche un ampio dibattito, in particolare sul rapporto tra l’evento conciliare e i testi approvati e sulla questione della continuità o discontinuità del Vaticano II rispetto alla precedente storia della Chiesa.
Alberigo e la «Scuola di Bologna»
All’attività di Alberigo è comunemente associata l’espressione «Scuola di Bologna», utilizzata per indicare l’ambiente di studiosi sviluppatosi intorno all’Istituto per le scienze religiose e, soprattutto, una determinata linea interpretativa del Vaticano II.
La definizione richiede tuttavia cautela, poiché può suggerire un’unità e una continuità maggiori di quelle effettivamente esistite. Particolarmente significativo è il confronto tra L’«officina bolognese», 1953-2003, curato da Alberigo, e Giuseppe Dossetti e le officine bolognesi (2016) di Paolo Prodi, protagonista anch’egli della fase originaria. Il passaggio dall’«officina» alle «officine» richiama simbolicamente la pluralità dei percorsi scientifici derivati dall’esperienza dossettiana.
Profilo storiografico
L’opera di Alberigo non si limita alla storia del Vaticano II. I suoi studi riguardarono anche il Concilio di Trento, il cardinalato, la collegialità episcopale, il conciliarismo, la Riforma e la Controriforma, Carlo Borromeo, l’ecumenismo, Giovanni XXIII e la storia delle istituzioni ecclesiastiche. Con il passare degli anni, tuttavia, il Vaticano II e la sua eredità assunsero un peso sempre più centrale nella sua produzione e nell’attività scientifica dell’ambiente di ricerca da lui diretto.
Un elemento di continuità attraversa gran parte della sua opera: l’interesse per i concili come momenti di trasformazione storica della Chiesa. L’attenzione alla dimensione del concilio come «evento», già rintracciabile negli studi sul Tridentino, trovò la sua applicazione più ampia nell’interpretazione del Vaticano II. Proprio questa categoria, particolarmente feconda nel ricostruire dinamiche, protagonisti e conflitti dell’assemblea conciliare, divenne anche uno degli aspetti più discussi della sua impostazione, nella misura in cui tendeva ad attribuire allo svolgimento storico del Concilio un rilievo interpretativo non sempre coincidente con quello dei testi promulgati.
Alberigo ebbe inoltre un ruolo rilevante come organizzatore della ricerca: promosse reti internazionali di studiosi, raccolte documentarie, edizioni di fonti e grandi progetti collettivi; diresse la rivista Cristianesimo nella storia e contribuì alla formazione di numerosi ricercatori. Questa capacità di aggregazione assicurò notevole diffusione internazionale alle ricerche promosse a Bologna, ma contribuì anche a consolidare intorno all’Istituto un indirizzo storiografico fortemente riconoscibile, nel quale gli interessi scientifici di Alberigo e la sua interpretazione del Vaticano II esercitarono un’influenza considerevole.
Morì a Bologna il 15 giugno 2007.
Opere principali
- I vescovi italiani al Concilio di Trento (1545-1547), Sansoni, Firenze 1959.
- Lo sviluppo della dottrina sui poteri nella Chiesa universale. Momenti essenziali tra il XVI e il XIX secolo, Herder, Roma 1964.
- Cardinalato e collegialità. Studi sull’ecclesiologia tra l’XI e il XIV secolo, Vallecchi, Firenze 1969.
- La riforma protestante. Origini e cause, Queriniana, Brescia 1977.
- Chiesa conciliare. Identità e significato del conciliarismo, Paideia, Brescia 1981.
- La Chiesa nella storia, Paideia, Brescia 1988.
- Nostalgie di unità. Saggi di storia dell’ecumenismo, Marietti, Genova 1989.
- Storia del Concilio Vaticano II, diretta da Giuseppe Alberigo, 5 voll., il Mulino, Bologna 1995-2001.
- Dalla Laguna al Tevere. Angelo Giuseppe Roncalli da San Marco a San Pietro, il Mulino, Bologna 2000.
- L’«officina bolognese», 1953-2003, a cura di Giuseppe Alberigo, EDB, Bologna 2004.
- Breve storia del Concilio Vaticano II (1959-1965), il Mulino, Bologna 2005.
- Transizione epocale. Studi sul Concilio Vaticano II, il Mulino, Bologna 2009 (postumo).
Bibliografia essenziale
- Giuseppe Alberigo (a cura di), L’«officina bolognese», 1953-2003, EDB, Bologna 2004.
- Giovanni Miccoli, L’insegnamento fiorentino di Pino Alberigo. I preamboli di un’opera storiografica di inconsueto spessore, in "Cristianesimo nella storia", XXXI, 2010, pp. 905-925.
- Giovanni Miccoli, Alberigo, Giuseppe, in DBI, vol. 81, 2014.
- Paolo Prodi, Giuseppe Dossetti e le officine bolognesi, il Mulino, Bologna 2016.
Per approfondire
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]