Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Voci principali di riferimento: Giuseppe Alberigo | Paolo Prodi


Un aspetto particolarmente discusso dell'eredità di Alberigo riguarda l'evoluzione del Centro di documentazione – poi Istituto per le scienze religiose – e la formazione di quella che sarebbe stata comunemente definita «Scuola di Bologna». La rappresentazione di una sostanziale continuità fra l'originaria iniziativa di Giuseppe Dossetti e l'attività successivamente sviluppata sotto la guida di Alberigo è stata problematizzata soprattutto da Paolo Prodi, che del Centro era stato uno dei primi e scientificamente più autorevoli protagonisti.
Nel suo ultimo libro, Giuseppe Dossetti e le officine bolognesi (2016), Prodi scelse significativamente il plurale «officine», contrapponendolo alla rappresentazione più unitaria suggerita dal volume curato da Alberigo, L'«officina bolognese», 1953-2003. La sua ricostruzione sottolineava infatti la pluralità delle esperienze nate intorno a Dossetti e soprattutto le successive divergenze metodologiche e scientifiche.
Secondo Prodi, dopo il Concilio si verificò una progressiva divaricazione fra differenti modi di intendere la ricerca storica. Egli rivendicava una concezione dello studio della storia del cristianesimo strettamente collegata ai grandi problemi della storia europea – formazione dello Stato moderno, diritto, istituzioni, disciplina sociale e coscienza individuale – e lamentava la scarsa ricezione, nell'ambiente guidato da Alberigo, delle linee di ricerca che egli stesso andava sviluppando. La separazione di Prodi dall'Istituto bolognese e la successiva fondazione dell'Istituto storico italo-germanico di Trento rappresentarono anche sul piano istituzionale l'emergere di percorsi storiografici ormai distinti.
Sotto la guida di Alberigo, l'Istituto concentrò invece progressivamente una parte considerevole delle proprie energie sul Concilio Vaticano II, sui suoi protagonisti e sulla sua eredità. Ne derivò una produzione scientifica di grande rilievo internazionale, culminata nella Storia del Concilio Vaticano II, ma anche un dibattito metodologico destinato a protrarsi nel tempo. Particolarmente controversa risultò la categoria del Concilio come «evento», utilizzata per sottolineare che il significato storico del Vaticano II non poteva essere ricondotto esclusivamente ai documenti promulgati.
Proprio su questo terreno emerse una delle principali criticità attribuite all'impostazione alberighiana: il difficile confine fra ricostruzione storiografica e partecipazione al dibattito ecclesiale. Alberigo non concepiva infatti lo studio del Vaticano II come un'attività completamente separata dal problema della sua ricezione nella Chiesa contemporanea. Questa impostazione contribuì alla vitalità e all'influenza della sua opera, ma alimentò anche l'obiezione che determinate categorie interpretative potessero essere condizionate da una precisa concezione ecclesiologica e dall'aspirazione a favorire un determinato sviluppo dell'eredità conciliare.
Il confronto con Prodi permette dunque di evitare una rappresentazione eccessivamente lineare della cosiddetta «Scuola di Bologna». Dall'originaria esperienza legata a Dossetti derivarono infatti percorsi differenti e in parte conflittuali: quello di Alberigo, sempre più concentrato sulla storia conciliare e sul Vaticano II, e quello di Prodi, orientato verso una storia di lunga durata dei rapporti fra cristianesimo, politica, diritto, istituzioni e coscienza. La rilevanza internazionale successivamente raggiunta dalle opere di entrambi rende riduttivo identificare l'intera eredità dell'originaria esperienza bolognese con una sola delle sue successive diramazioni.
Bibliografia essenziale
- Giuseppe Alberigo (a cura di), L'«officina bolognese», 1953-2003, EDB, Bologna 2004.
- Giuseppe Alberigo (dir.), Storia del Concilio Vaticano II, 5 voll., il Mulino, Bologna 1995-2001.
- Giuseppe Alberigo, Transizione epocale. Studi sul Concilio Vaticano II, il Mulino, Bologna 2009.
- Paolo Prodi, Giuseppe Dossetti e le officine bolognesi, il Mulino, Bologna 2016.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]