Vecchietti, Girolamo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Girolamo Vecchietti, o Gerolamo Vecchietti (Cosenza, 1557 - Roma, 1 gennaio 1640), è stato un erudito, orientalista, viaggiatore e diplomatico, sottoposto a un lungo procedimento da parte dell'Inquisizione romana.

Cenni biografici

Nato a Cosenza da Francesco Vecchietti, mercante appartenente a una famiglia di origine fiorentina, e dalla nobildonna cosentina Laura di Tarsia, ricevette una formazione umanistica, filosofica e teologica nell'ambiente culturale legato a Bernardino Telesio. Fu membro dell'Accademia Cosentina e, nei primi anni Ottanta del Cinquecento, dell'Accademia Fiorentina.

La sua attività fu strettamente intrecciata a quella del fratello maggiore Giovanni Battista Vecchietti, orientalista e diplomatico. Entrambi entrarono nell'orbita di Ferdinando de' Medici e furono coinvolti nei progetti culturali e politico-religiosi connessi alla Tipografia medicea orientale e ai tentativi della Santa Sede di stabilire o rafforzare i rapporti con le Chiese cristiane d'Oriente.

Nel 1590 Girolamo accompagnò il fratello in Egitto nell'ambito delle trattative per l'unione della Chiesa copta di Alessandria con Roma. Tornato successivamente ad Alessandria per incarico di Clemente VIII, partecipò alle negoziazioni che condussero alla solenne, ma effimera, riconciliazione con il patriarca copto Gabriele, celebrata a Roma nel 1597.

I soggiorni orientali gli permisero di raccogliere manoscritti copti, arabi, persiani e turchi e di maturare una conoscenza diretta di ambienti religiosi poco noti in Europa. Particolarmente interessanti sono le sue osservazioni sui mandei, i cosiddetti «cristiani di San Giovanni», incontrati nella regione mesopotamica.

Nel 1603 lasciò nuovamente l'Italia alla ricerca del fratello, attraversando Aleppo, Baghdad, Bassora e Hormuz e raggiungendo nel gennaio 1605 Agra, alla corte del gran mogol Akbar. Dopo un lungo e accidentato viaggio di ritorno, nel 1608 rientrò in Italia. Negli anni seguenti continuò a interessarsi ai rapporti con l'Oriente e ai progetti missionari della Santa Sede.

Il processo inquisitoriale

Nel 1621 Vecchietti pubblicò ad Augusta il De anno primitivo ab exordio mundi ad annum Iulianum accomodato et de sacrorum temporum ratione libri octo, complesso trattato di cronologia biblica e universale. L'opera attirò rapidamente l'attenzione delle autorità ecclesiastiche e nell'agosto 1622 fu denunciata al Sant'Uffizio dall'arcivescovo di Napoli Decio Carafa. Il 29 ottobre dello stesso anno il libro fu messo all'Indice.

Al centro della controversia erano alcune interpretazioni della cronologia biblica e, soprattutto, la tesi secondo cui l'Ultima Cena non sarebbe stata una cena pasquale celebrata secondo il rito ebraico: Cristo e gli apostoli, secondo Vecchietti, non avrebbero mangiato l'agnello pasquale e gli azzimi, poiché la Pasqua cadeva il giorno successivo. La questione, apparentemente circoscritta alla cronologia evangelica, investiva direttamente l'interpretazione della Scrittura e la definizione dei limiti entro i quali una materia discussa dagli esegeti e dai Padri poteva essere liberamente trattata.

Vecchietti difese tenacemente le proprie posizioni, sostenendo che sulla cronologia dell'Ultima Cena esistesse una legittima pluralità di opinioni nella tradizione patristica. Si rifiutò pertanto di riconoscere la propria tesi come eretica e redasse numerosi memoriali difensivi.

Il 5 febbraio 1626 fu arrestato e rinchiuso nelle carceri del Sant'Uffizio. Il procedimento si protrasse per anni, anche a causa del particolare atteggiamento di Urbano VIII, che conosceva personalmente Vecchietti. Nel 1628 il domenicano Niccolò Riccardi elaborò nell'ambito della causa un decreto dottrinale, pronunciato dal pontefice ma mai promulgato. L'intervento di Tommaso Campanella, legato ai Vecchietti fin dagli anni Novanta e anch'egli formatosi nell'ambiente telesiano, contribuì probabilmente a impedire una formale condanna: Campanella sostenne successivamente che la proposizione incriminata dovesse essere considerata «temeraria» piuttosto che eretica.

La vicenda si concluse così in modo anomalo. Vecchietti non fu costretto né all'abiura né a una formale ritrattazione, ma rimase detenuto sino al marzo-aprile 1633.

Il processo presenta significativi punti di contatto con il più celebre caso di Galileo Galilei, che si svolse nella sua fase decisiva proprio negli stessi mesi. In entrambi i casi emerge il ruolo personale di Urbano VIII nella determinazione dell'ortodossia, nonché quello di Niccolò Riccardi, coinvolto pochi anni dopo la causa Vecchietti nella concessione dell'imprimatur e nelle successive vicende del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. Il caso Vecchietti costituisce pertanto un precedente particolarmente significativo per comprendere i meccanismi attraverso i quali, sotto il pontificato barberiniano, una controversia esegetica o filosofica poteva trasformarsi in materia di definizione dottrinale e di intervento inquisitoriale.

Liberato nel 1633, Vecchietti trascorse gli ultimi anni a Roma. Morì il 1 gennaio 1640 e fu sepolto nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini.

Bibliografia

  • Roberto Almagià, Giovanni Battista e Gerolamo Vecchietti, viaggiatori in Oriente, in «Atti dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Rendiconti della Classe di Scienze morali, storiche e filologiche», s. VIII, 11, 1956, pp. 313-350.
  • Francesco Beretta, Campanella, Urbain VIII et le procès de Gerolamo Vecchietti: une définition doctrinale éclipsée, in «Bruniana & Campanelliana», 19/2, 2013, pp. 445-462.
  • Mario Casari, Vecchietti, Girolamo, in DBI, vol. 98 (2020).
  • Virginia Cox, An Unknown Early Modern New World Epic: Girolamo Vecchietti's "Delle prodezze di Ferrante Cortese" (1587-88), in «Renaissance Quarterly», 71/4, 2018, pp. 1351-1390.
  • Pietro Donazzolo, Gerolamo Vecchietti e la sua Peregrinazione d'Oriente, in «Rivista di Geografia», 12, 1932, pp. 391-397.
  • Sara Fani, Margherita Farina (a cura di), La via delle lettere. La Tipografia medicea tra Roma e l'Oriente, Mandragora, Firenze 2012.
  • François Richard, Les frères Vecchietti, diplomates, érudits et aventuriers, in Alastair Hamilton, Maurits H. van den Boogert, Bart Westerweel (a cura di), The Republic of Letters and the Levant, Brill, Leiden-Boston 2005, pp. 11-26.
  • Thomas F. Mayer, The Roman Inquisition. A Papal Bureaucracy and Its Laws in the Age of Galileo, University of Pennsylvania Press, Philadelphia 2013.

Article written by Daniele Santarelli & Domizia Weber | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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