Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giovanni Gentile (Castelvetrano, Trapani, 29 maggio 1875 – Firenze, 15 aprile 1944) è stato un filosofo, storico della filosofia e uomo politico italiano. Fondatore dell’attualismo e protagonista della politica culturale fascista, dedicò particolare attenzione al pensiero rinascimentale e ai rapporti tra filosofia e religione. Le sue opere furono condannate dal Sant’Uffizio e inserite nell’Indice dei libri proibiti nel 1934. Il suo magistero e la sua attività di organizzatore della cultura contribuirono inoltre alla formazione e al lavoro di studiosi della storia religiosa come Adolfo Omodeo e Delio Cantimori, che seguirono percorsi intellettuali e politici autonomi e, in modi diversi, si allontanarono dalle sue posizioni.

Cenni biografici
Allievo della Scuola Normale Superiore di Pisa dal 1893, si formò sotto la guida di Donato Jaja, attraverso il quale si accostò alla tradizione idealistica di Bertrando Spaventa, e nell’ambiente di studi storico-filologici rappresentato da Alessandro D’Ancona e Amedeo Crivellucci. Si laureò nel 1897 con una tesi su Rosmini e Gioberti. Dopo l’insegnamento nei licei, fu professore nelle università di Palermo, Pisa e Roma.
Legato a Benedetto Croce da una lunga collaborazione, partecipò all’attività della «Critica» e al rinnovamento idealistico della cultura italiana. Le divergenze filosofiche precedettero la rottura politica, divenuta definitiva nel 1925, quando al Manifesto degli intellettuali fascisti redatto da Gentile si contrappose quello antifascista promosso da Croce. Ministro della Pubblica Istruzione dal 1922 al 1924, realizzò la riforma scolastica del 1923. Fu direttore scientifico dell’Enciclopedia Italiana e fondatore del «Giornale critico della filosofia italiana». Dopo il crollo del regime aderì alla Repubblica sociale italiana e assunse la presidenza dell’Accademia d’Italia. Fu ucciso a Firenze da un gruppo di partigiani dei GAP.
Religione, modernismo e condanna all’Indice
Il problema religioso occupò un posto centrale nella riflessione gentiliana. L’attualismo riconduceva la realtà all’atto del pensiero e interpretava la religione come un momento della vita dello spirito, nel quale il soggetto pone il divino come una realtà contrapposta a sé. Alla filosofia spettava superare tale opposizione, riconoscendo l’unità che la coscienza religiosa rappresentava ancora in forma separata.
Questa impostazione alimentò anche la polemica contro il modernismo cattolico. Gentile giudicava contraddittorio il tentativo di conciliare la libertà della ricerca e della coscienza con la permanenza dell’autorità dogmatica. La sua critica poteva così convergere con la denuncia ecclesiastica delle incoerenze moderniste, pur muovendo da presupposti incompatibili con quelli della Chiesa.
Ancora nella conferenza La mia religione, pronunciata a Firenze il 9 febbraio 1943, si dichiarò cristiano e cattolico senza rinnegare l’attualismo. Tale professione religiosa manteneva una distanza sostanziale dall’ortodossia: il significato dei dogmi veniva ricondotto alla vita dello spirito e alla libera attività del pensiero, anziché accettato sulla base dell’autorità ecclesiastica.
Il contrasto ebbe un terreno concreto nella scuola. La riforma del 1923 aveva attribuito all’insegnamento cattolico una funzione fondamentale nell’istruzione elementare, ma riservava alla filosofia il compimento della formazione intellettuale. Il riconoscimento educativo della religione non comportava quindi l’accettazione del suo primato sul sapere. Dopo il Concordato del 1929, la controversia investì con maggiore intensità l’influenza idealistica nell’insegnamento secondario e nei manuali.
Nel giugno 1934 il Sant’Uffizio condannò complessivamente le opere di Gentile e di Croce, inserendole nell’Indice dei libri proibiti. Il provvedimento colpiva due protagonisti ormai schierati su fronti politici opposti, accomunati agli occhi dei censori dalla negazione dell’autonomia della verità rivelata rispetto al pensiero umano. La documentazione del procedimento mostra il peso attribuito alla diffusione scolastica dell’idealismo e all’esigenza di contrastarne l’autorità culturale. La posizione di Gentile nel fascismo non lo sottrasse pertanto alla repressione dottrinale: la condanna appartiene alla storia novecentesca della censura ecclesiastica e della contesa sul controllo dell’educazione.
Gli studi sul Rinascimento e su Giordano Bruno
Gentile contribuì alla conoscenza della filosofia rinascimentale attraverso studi ed edizioni, dedicando particolare attenzione a Giordano Bruno. Curò i Dialoghi italiani del filosofo nolano e raccolse una parte significativa delle proprie ricerche nel volume Giordano Bruno e il pensiero del Rinascimento, pubblicato nel 1920.
Nella sua interpretazione il Rinascimento rappresentava un passaggio decisivo nell’affermazione dell’autonomia dell’uomo e del pensiero. La vicenda bruniana veniva letta alla luce del nesso fra convinzione filosofica e condotta morale: il rifiuto dell’abiura e la morte sul rogo acquistavano significato nel rapporto con la filosofia professata. Questa lettura contribuì a collocare Bruno nel canone della tradizione filosofica nazionale, attribuendo alla sua opposizione all’autorità religiosa un valore nella formazione della coscienza moderna.
L’impianto idealistico tendeva tuttavia a ricondurre le differenze storiche a un processo unitario di sviluppo del pensiero. La successiva ricerca sugli eretici cinquecenteschi avrebbe prestato maggiore attenzione alla pluralità delle esperienze religiose, alle controversie dottrinali e agli ambienti nei quali il dissenso si era formato e diffuso.
Omodeo, Croce e la storia del cristianesimo
Il rapporto con Adolfo Omodeo investì direttamente lo sviluppo degli studi italiani sul cristianesimo. Laureatosi con Gentile a Palermo nel 1912, Omodeo avviò le proprie ricerche sulle origini cristiane nell’ambiente idealistico, maturando progressivamente una concezione del lavoro storico meno subordinata alla costruzione filosofica. L’avvicinamento a Croce e l’opposizione al fascismo approfondirono il distacco dal maestro.
La collaborazione all’Enciclopedia Italiana rese particolarmente visibile il contrasto fra autonomia della ricerca e controllo confessionale. Incaricato delle voci di storia del cristianesimo, Omodeo si scontrò con le revisioni e le obiezioni di parte cattolica. Nel 1929 abbandonò la collaborazione; tra gli episodi conclusivi vi fu la restituzione, da parte di Gentile, delle voci sui Corinzi e sui Colossesi. La rottura dei rapporti si consumò all’inizio del 1930.
L’episodio mette in luce le tensioni dell’organizzazione culturale gentiliana: l’apertura a studiosi di orientamenti diversi conviveva con mediazioni istituzionali e confessionali che potevano limitare l’indipendenza del loro lavoro. Nel caso di Omodeo, il dissenso riguardò insieme la ricerca sul cristianesimo, il rapporto fra storia e filosofia e le responsabilità politiche degli intellettuali.
La Normale e il rapporto con Cantimori
Gentile assunse nel 1928 l’incarico di commissario della Scuola Normale Superiore e ne divenne direttore nel 1932. La sua azione, protrattasi con un’interruzione fino al 1943, rafforzò l’autonomia e i mezzi dell’istituzione. Ottenne finanziamenti per l’ampliamento del Palazzo della Carovana, favorì l’aumento degli allievi e consolidò la funzione della Scuola come centro di alta formazione e ricerca.
La Normale fu parte del suo progetto di formazione della classe dirigente nazionale. Il prestigio scientifico e il riconoscimento del merito potevano consentire margini di autonomia individuale, ma operavano entro un’istituzione inserita nell’ordinamento fascista. La possibilità che vi maturassero orientamenti differenti da quelli del direttore non cancella questo legame; mostra piuttosto gli esiti non interamente controllabili della formazione e della ricerca.
Un rapporto particolarmente significativo fu quello con Delio Cantimori. Dopo la laurea con Giuseppe Saitta, Cantimori discusse nel 1929 con Gentile la tesi di perfezionamento sul concetto di Rinascimento. Gentile ne sostenne il percorso scientifico e accademico e nel 1940 lo chiamò alla Normale come professore interno di storia, dopo la pubblicazione degli Eretici italiani del Cinquecento e l’insegnamento a Messina.
La formazione gentiliana costituì un punto di partenza importante, ma le ricerche di Cantimori si svilupparono attraverso il confronto con la storiografia europea e lo studio diretto delle fonti. L’indagine sulle minoranze ereticali portò in primo piano la concretezza delle esperienze religiose e dei rapporti fra dissidenti, oltre gli schemi di una storia del pensiero orientata verso l’idealismo. Anche il suo progressivo avvicinamento al comunismo lo condusse lontano dalle posizioni politiche del maestro. Il sostegno ricevuto da Gentile e l’autonomia degli esiti della sua ricerca appartengono entrambi alla storia della formazione degli studi sul dissenso religioso in Italia.
Opere
- Il modernismo e i rapporti tra religione e filosofia. Saggi, Laterza, Bari 1909.
- Discorsi di religione, Vallecchi, Firenze 1920.
- Giordano Bruno e il pensiero del Rinascimento, Vallecchi, Firenze 1920.
- La mia religione, Sansoni, Firenze 1943.
Bibliografia essenziale
- Gennaro Sasso, Gentile, Giovanni, in DBI, vol. 53 (2000).
- Paolo Simoncelli, La Normale di Pisa. Tensioni e consenso (1928-1938), Franco Angeli, Milano 1998.
- Gabriele Turi, Giovanni Gentile. Una biografia, Giunti, Firenze 1995.
- Guido Verucci, Idealisti all’Indice. Croce, Gentile e la condanna del Sant’Uffizio, Laterza, Roma-Bari 2006.
Risorse online
- Gentile, il modernismo e la religione di Fulvio De Giorgi.
- Croce e Adolfo Omodeo: l’altro autore della «Critica» di Marcello Mustè.
- Profilo di Giovanni Gentile sul sito della Scuola Normale Superiore
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]