Paracciani, Giandomenico

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giandomenico Paracciani (Roma, 4 agosto 1646 – Roma, 9 maggio 1721) è stato un cardinale, vescovo e membro della Congregazione del Sant’Uffizio.

Appartenente a una famiglia della nobiltà romana originaria della Marca, intraprese la carriera nella Curia pontificia. Nel 1670 divenne abbreviatore del Parco maggiore e referendario della Segnatura; fu quindi governatore pontificio di Benevento dal 1679 al 1685. Successivamente ricoprì diversi incarichi nell’amministrazione centrale della Chiesa, tra i quali quelli di votante della Segnatura di Giustizia, ponente della Congregazione della Consulta e uditore del papa. Fu inoltre nominato protonotario apostolico e canonico della basilica di San Pietro.

Papa Clemente XI lo elevò al cardinalato nel concistoro del 17 maggio 1706, assegnandogli il titolo di Sant’Anastasia. Dal gennaio 1713 al gennaio 1714 fu camerlengo del Collegio cardinalizio. Il 9 luglio 1714 fu nominato vescovo di Senigallia e ricevette la consacrazione episcopale il 18 novembre seguente. Rinunciò alla diocesi nel novembre 1717, dopo essere stato designato vicario generale di Roma.

Il 29 gennaio 1718 entrò a far parte della Congregazione del Sant’Uffizio. Nell’esercizio dei propri incarichi si avvalse, tra gli altri, dell’uditore Pietro Paolo Palluti, del teologo Pollioni e dell’uditore Michelangelo Berti.

Partecipò al conclave del 1721, ma, gravemente ammalato, non poté prendere parte alla votazione conclusiva che portò all’elezione di Innocenzo XIII. Morì a Roma il 9 maggio 1721 e fu sepolto nella tomba di famiglia nella chiesa di San Rocco all’Augusteo.

Bibliografia

  • Lorenzo Cardella, Memorie storiche de’ cardinali della Santa Romana Chiesa, vol. VIII, Pagliarini, Roma 1794, pp. 94-96.
  • Alberto Polverari, Cronotassi dei vescovi di Senigallia, Tecnostampa, Senigallia 1992, p. 117.
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. II, pp. 953-954.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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