Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giacinto de Ferrari (1804 — 1874) fu un religioso domenicano italiano, figura di spicco della Curia romana nella seconda metà dell'Ottocento. Magister sacrae theologiae (ottenne il titolo nel 1837), fu bibliotecario della Casanatense (1839), visitatore generale per la provincia di Sardegna dell'ordine domenicano (1847), e a coronamento di una lunga carriera, che lo vide ricoprire il ruolo di consultore sia della Congregazione dell'Indice sia di Propaganda Fide, il 12 dicembre 1851 fu nominato commissario generale del Sant'Uffizio, carica che mantenne fino al 1870. In questa veste esercitò un'influenza determinante sulla risposta istituzionale della Chiesa cattolica a due fenomeni in rapida espansione: il magnetismo animale e lo spiritismo.
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Sommario
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Il ruolo del commissario generale del Sant'Uffizio
Il commissario generale del Sant'Uffizio era tradizionalmente scelto dall'ordine domenicano e deteneva responsabilità di ampia portata: sovrintendeva ai processi e agli interrogatori degli accusati, supervisionava i testimoni, gestiva la corrispondenza tra l'Inquisizione romana e i tribunali locali, e svolgeva un ruolo cruciale nella censura teologica, assicurandosi che le pubblicazioni fossero conformi alla dottrina cattolica. De Ferrari operò in un periodo di profonda instabilità politica — il pontificato di Pio IX (1846-1878), segnato dalla perdita del potere temporale della Chiesa nel contesto del Risorgimento — e il suo lavoro si intrecciò costantemente con le preoccupazioni politiche della Santa Sede, che vedeva nelle nuove eterodossie spirituali una minaccia non solo dottrinale ma anche all'ordine sociale.
Il giudizio su Mirville e le tavole giranti (1853)
Il primo intervento documentato di de Ferrari sul fronte dello spiritismo risale al settembre 1853, quando l'inquisitore di Perugia, Giacinto Novaro, inviò a Roma per esame la Pneumatologie. Des esprits et de leurs manifestations fluidiques (1853) del marchese Jules Eudes de Mirville, opera che aveva suscitato grande scalpore nei circoli conservatori e ultramontani francesi. De Ferrari ne redasse una valutazione critica. Pur riconoscendo la legittimità delle preoccupazioni sollevate da Mirville di fronte al dilagare delle tavole giranti, il commissario criticò aspramente la mancanza di prove a sostegno della tesi demonologica, e fu ancor più turbato dalle occasionali distorsioni della teologia cristiana ortodossa presenti nel testo — in particolare la pneumatologia angelica del marchese, che attribuiva un corpo fluidico tanto agli angeli quanto ai demoni, in contrasto con i fondamenti della dottrina tomistica. De Ferrari raccomandò pertanto di inserire l'opera nell'Indice dei libri proibiti, non per la tesi demonologica in sé, ma per il «ma per l’abuso capriccioso di allegare i testi scritturali, discostandosi in alcuni punti dell’interpretamento comunemente addottato nella Chiesa, inserendovi commenti del tutto nuovi». Questa posizione moderata rispecchiava la cautela del Sant'Uffizio nell'adottare posizioni che potessero essere smentite dal progresso scientifico, una preoccupazione analoga a quella espressa dal fisico gesuita Giovanni Battista Pianciani nel voto del 1842 sul magnetismo animale.
Il processo a Dal Pozzo (1856)
Nel 1856 de Ferrari esaminò il caso del barnabita Enrico Ferdinando Dal Pozzo di Mombello, accusato di essere «propagatore del mesmerismo in senso ereticale». Nell'ottobre di quell'anno de Ferrari redasse una relazione dettagliata sul volume Il magnetismo animale considerato secondo le leggi della natura (1852), rilevando una serie di errori dottrinali. Oltre a trattare le «facoltà primitive» dell'anima nel somnambulismo, Dal Pozzo aveva avanzato la tesi che l'anima, dopo la morte, compisse in un istante un giudizio pieno della propria vita passata, rendendo così superfluo il giudizio divino. De Ferrari allegò alla sua relazione la corrispondenza con il Generale dei Barnabiti e con Dal Pozzo stesso. Sulla base del suo rapporto, il 28 gennaio 1857 il Sant'Uffizio intimò a Dal Pozzo di ritrattare; il 4 maggio la Suprema archiviò il caso, concedendo l'assoluzione ad cautelam con l'obbligo di pubblicare una smentita su un giornale.
L'inchiesta sullo spiritismo in Francia (1863-1864)
Il contributo più significativo di de Ferrari alla storia istituzionale del Sant'Uffizio è la relazione Sullo Spiritismo (Roma, 1864), documento di ampio respiro conservato nell'Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede. Il processo che portò alla sua redazione fu avviato nel marzo 1863, quando l'ecclesiastico belga François Vercruysse si presentò spontaneamente al Sant'Uffizio segnalando che in Francia lo spiritismo si stava diffondendo con l'obiettivo di «distruggere a poco a poco il cattolicesimo e portare gli uomini al culto del demonio». Su incarico del Sant'Uffizio, il cardinale Césaire Mathieu, arcivescovo di Besançon, condusse una sistematica inchiesta tra i vescovi francesi, raccogliendo 72 lettere e redigendo una dotta epistola in latino. De Ferrari costruì il suo votum su questo materiale: dopo aver riassunto le lettere dei vescovi in ordine alfabetico, esaminò le opere di Allan Kardec e di Zéphyr-Joseph Piérart, giudicandole meritevoli di «condanna assoluta». «Non solo la dottrina del dogma del Purgatorio viene violata», scrisse il commissario, «ma ogni fondamento del cattolicismo per sostituirvi una novella religione dettata dallo spirito dell’eresia, e dell’errore». Propose quindi che i libri esaminati fossero proibiti e che una lettera di encomio fosse inviata a Mathieu. L'11 aprile 1864 i consultori del Sant'Uffizio approvarono le proposte di de Ferrari; il 25 aprile la Congregazione dell'Indice promulgò un decreto che condannava le principali opere di Kardec e Piérart.
L'inchiesta globale sullo spiritismo (1864-1866)
Nei due anni successivi de Ferrari coordinò un'inchiesta di portata mondiale, raccogliendo informazioni tramite Propaganda Fide da nunzi apostolici, vescovi europei e prelati delle Americhe e dei Caraibi. I risultati confluirono in un secondo rapporto, l'Addizionale intorno lo Spiritismo (Roma, aprile 1866), che esaminava le comunicazioni provenienti dall'Europa centrale — incluse lettere dal principe-vescovo di Breslavia e dai vescovi di Gorizia, Olomouc e Salisburgo — nonché da diocesi e vicariati nei Caraibi e nell'America centrale (Porto di Spagna, Roseau, Demerara, Giamaica, Curaçao, Suriname) e dall'America del Nord (Québec, Montréal, Cincinnati, Filadelfia, Pittsburg, Charleston, Saint Louis, Baltimora). La valutazione complessiva di de Ferrari fu cauta ma sostanzialmente rassicurante: «Pertanto si può conchiudere generalmente che in moltissime Diocesi non si conosce spiritismo; e che se in qualcheduna vi si è introdotto ne fu discacciato dallo zelo e vigilanza dei rispettivi pastori, per conseguenza non sembra necessaria alcuna altra positiva determinazione su tale argomento». Il processo si concluse il 16 agosto 1866, quando i cardinali raccomandarono di affrontare la questione in una lettera enciclica; con l'avvicinarsi del Concilio Vaticano I, la questione fu però di fatto rinviata a quella sede.
Significato storico
De Ferrari fu nominato consultore della Commissione Teologico-Dogmatica del Concilio Vaticano I, dove lavorò fianco a fianco con Giovanni Perrone. La sua parabola intellettuale rivela una tensione costante tra due impulsi: da un lato la consapevolezza dei rischi di un'adesione precipitosa al paradigma demonologico, dall'altro la crescente percezione dello spiritismo come sistema dottrinale alternativo al cattolicesimo. La posizione moderata che de Ferrari aveva mantenuto nei confronti di Mirville nel 1853 si era nel frattempo trasformata in una condanna netta, pur senza l'intransigenza demonologica di Perrone. Figura quasi del tutto assente dalla letteratura secondaria, de Ferrari è documentabile esclusivamente attraverso le fonti archivistiche inedite dell'ADDF.
Fonti e bibliografia
Fonti archivistiche
- Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede (ADDF), Sant'Uffizio, Censura librorum 1851-1856, n. 20 (relazione sulla Pneumatologie di Mirville, 1853; processo Dal Pozzo, 1856).
- ADDF, Sant'Uffizio, Stanza Storica, Q 6-c, n. 1 (Sullo Spiritismo. Relazione e voto, gennaio 1864).
- ADDF, Sant'Uffizio, Materiae Diversae, 1864, n. 29 (documentazione inchiesta 1863-1864; Addizionale intorno lo Spiritismo, aprile 1866).
- ADDF, Sant'Uffizio, Minutari 45 (1856), ff. 221v-222r; Minutari 46 (1857), f. 117r.
Fonti accademiche
- David Armando, «Documenti sul magnetismo animale nell'Archivio del Sant'Uffizio (1838-1908)», Rivista di storia del cristianesimo 2, n. 2 (2005), pp. 459-477.
- David Armando, «Scienza, demonolatria o "impostura ereticale"? Il Sant'Uffizio romano e la questione del magnetismo animale», Giornale di Storia 2 (2009), https://www.giornaledistoria.net/saggi/articoli/scienza-demonolatria-impostura-ereticale-santuffizio-romano-la-questione-del-magnetismo-animale-2/
- Francesco Baroni, «Magic Revived: Theological Controversies Surrounding Animal Magnetism in Italy (1838–1858)», in Esoteric Catholicism / Esoterischer Katholizismus, a cura di Viktoria Vitanova-Kerber and Helmut Zander, Berlin, Boston: De Gruyter Oldenbourg, 2025, pp. 243–276.
- Francesco Baroni, «The Vatican and Spiritualism (1853-1870): New Perspectives Based on Archival Sources», Cristianesimo nella storia 46/2 (2025), pp. 477-512.
- Francesco Baroni, «Un'inchiesta globale. Il Sant'Uffizio, i vescovi e la questione dello spiritismo (1863-1866)», in Atti del Convegno internazionale di Studi «L'Inquisizione dalla Restaurazione a Pio XII (1814-1958)», a cura di D. Armando e A. Desmazières, Roma: Viella (in corso di pubblicazione).
- Francesco Baroni, «The First Vatican Council and Spiritualism: Reinventing Demonology in a Secular Age», in Beyond the Sabbath: Witchcraft and Its Stereotypes in Early Modern Europe, a cura di D. Santarelli e D. Weber, Turnhout: Brepols (in corso di pubblicazione).
- Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz (a cura di), Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. I, pp. 396-397.
Nota bene
Questa voce è parte della sezione trasversale Mesmerismo, occultismo, spiritismo. Eterodossie del XIX secolo tra correnti esoteriche e nuove spiritualità.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]