Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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García de Loaysa y Mendoza (Talavera de la Reina, 1478 o 1479 – Madrid, 22 aprile 1546) fu un religioso domenicano, vescovo, cardinale, uomo di governo e inquisitore generale spagnolo. Confessore e stretto consigliere di Carlo V, rappresentò una delle figure più significative dell’intreccio tra autorità religiosa, amministrazione imperiale e repressione dell’eterodossia nella prima metà del Cinquecento.
Cenni biografici
Figlio di Pedro de Loaysa, corregidor di Salamanca e membro del Consiglio dei Re Cattolici, e di Catalina de Mendoza, entrò nell’ordine domenicano alla fine del 1496. Dopo il noviziato compiuto tra Salamanca e Peñafiel, studiò nei collegi di Santo Tomás di Ávila e di San Gregorio di Valladolid, dove insegnò filosofia e arti e ricoprì per due volte la carica di rettore. Fu quindi priore dei conventi di Ávila e Valladolid e, nel 1516, provinciale della provincia domenicana di Spagna.
Nel maggio 1518 fu eletto maestro generale dell’ordine dei Predicatori. Durante la rivolta delle Comunidades assunse una posizione nettamente favorevole alla Corona e intervenne con severità contro alcuni domenicani coinvolti nel movimento. Il crescente impegno politico e la sua vicinanza alla corte provocarono tuttavia malcontento all’interno dell’ordine e contribuirono alla sua rinuncia al generalato nel 1524.
Tra 1522 e 1523, dopo l’elezione al pontificato dell’inquisitore generale di Spagna Adriano di Utrecht, Loaysa esercitò funzioni direttive nel Consiglio della Suprema e fu incaricato di sostituire il nuovo pontefice nel governo dell’Inquisizione spagnola. Nell’agosto 1522 gli fu comunicata la nomina a inquisitore generale, ma lasciò l’incarico l’anno seguente, quando divenne confessore di Carlo V. La sua prima esperienza alla guida dell'Inquisizione spagnola fu dunque breve e si svolse in una fase nella quale l’Inquisizione cominciava a rivolgere crescente attenzione, oltre che ai convertiti di origine ebraica e musulmana, alle nuove correnti spirituali e alla diffusione delle dottrine luterane.
Nel 1524 fu nominato vescovo di Osma e primo presidente del Consiglio delle Indie, ufficio che mantenne fino alla morte. Partecipò inoltre alla commissione incaricata di valutare la validità dei battesimi imposti ai musulmani durante la rivolta delle Germanías (1519-1523), movimento urbano e corporativo sviluppatosi soprattutto nel regno di Valencia. Il riconoscimento di quei battesimi come validi contribuì alla conversione forzata della popolazione musulmana valenciana e alla sua trasformazione giuridica in comunità morisca. La presidenza del Consiglio delle Indie assicurò inoltre a Loaysa un ruolo centrale nell’organizzazione civile ed ecclesiastica dei territori americani e nella selezione dei missionari destinati al Nuovo Mondo.
Membro del Consiglio di Stato dal 1526, accompagnò Carlo V in Italia e assistette alla sua incoronazione imperiale a Bologna. Clemente VII lo creò cardinale nel concistoro del 9 marzo 1530, assegnandogli il titolo di Santa Susanna. Rimasto a Roma come rappresentante dell’imperatore presso la Santa Sede, partecipò alle complesse trattative politiche e religiose che precedettero la convocazione del concilio. Nel 1532 fu trasferito alla diocesi di Sigüenza; nel 1536 divenne commissario generale della Crociata e nel 1539 arcivescovo di Siviglia. Nonostante le responsabilità episcopali, continuò a risiedere frequentemente presso la corte, svolgendo funzioni di consigliere e, durante le assenze di Carlo V, di reggente per gli affari delle Indie.
Dopo la morte del cardinale Juan Pardo de Tavera, Paolo III lo nominò nuovamente inquisitore generale. Loaysa prese possesso dell’ufficio il 29 marzo 1546, ma poté esercitarlo soltanto per poche settimane: emanò il suo ultimo provvedimento il 16 aprile e morì a Madrid il 22 aprile successivo. Fu sepolto nel convento domenicano di San Ginés a Talavera de la Reina, da lui largamente finanziato.
La sua carriera mostra la progressiva trasformazione di un religioso appartenente alla corrente riformatrice domenicana in uno dei principali collaboratori dell’imperatore. Più che per una personale elaborazione dottrinale o per un’attività repressiva di lunga durata, Loaysa ebbe rilievo nella storia dell’Inquisizione per il ruolo svolto nel raccordare il Sant’Uffizio con gli altri organismi della monarchia e per la sua partecipazione alla costruzione di un sistema di governo nel quale disciplina religiosa, fedeltà politica ed espansione imperiale risultavano strettamente connesse.
Opere
A García de Loaysa sono attribuite lettere circolari indirizzate all’ordine domenicano, costituzioni sinodali per la diocesi di Sigüenza, istruzioni relative alla predicazione delle bolle della Crociata e un ampio carteggio con Carlo V, particolarmente significativo per ricostruire i rapporti tra la corte imperiale e la Santa Sede negli anni 1530-1532.
Bibliografia essenziale
- Luis G. Alonso Getino, Dominicos españoles confesores de reyes, Santo Domingo el real, Madrid 1917, pp. 49-51.
- Guillermo Nieva Ocampo, El confesor del Emperador: la actividad política de fray García de Loaysa y Mendoza al servicio de Carlos V (1522-1530), in «Hispania. Revista Española de Historia», 75/251, 2015, pp. 641-668.
- Teresa Sánchez Rivilla, Loaysa, García de, in DSI, vol. II, p. 928.
Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]