Carandini, Filippo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Filippo Carandini (Pesaro, 6 settembre 1729 - Modena, 28 agosto 1810) è stato un cardinale e membro della Congregazione del Sant'Uffizio.

Proveniente da una famiglia della nobiltà modenese, era figlio del marchese Giovanni Ludovico Carandini e di Claudia Carandini. Studiò diritto all'Università La Sapienza di Roma e intraprese la carriera nella Curia pontificia, divenendo prelato domestico del duca di Modena a Roma.

Nel 1774 entrò nell'amministrazione pontificia come luogotenente civile del Vicariato di Roma. Nel 1778 fu nominato consultore della Comunità e segretario della Congregazione del Concilio, incarico che mantenne fino al 1787.

Pio VI lo creò cardinale il 29 gennaio 1787. Il 23 aprile dello stesso anno ricevette il titolo di Santa Maria in Portico e fu nominato prefetto della Congregazione del Buon Governo. Dal 30 ottobre 1795 fu inoltre membro della Congregazione delle Acque.

Il 10 novembre 1800 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio; prestò il giuramento come cardinale inquisitore il 14 gennaio 1801. Nel 1807 è documentato Francesco Spolverini quale suo uditore.

Morì a Modena il 28 agosto 1810.

Bibliografia

  • Nicola Bernabei, Vita del Cardinal Giovanni Moroni vescovo di Modena e biografie di Cardinali modenesi e di casa d'Este, dei Cardinali vescovi di Modena e di quelli educati in questo Collegio di San Carlo, Modena 1885, pp. 222-227.
  • MORONI, vol. IX (1841), p. 250.
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. I, pp. 279-281.
  • Christoph Weber, Die päpstlichen Referendare 1566-1809. Chronologie und Prosopographie, vol. II, Hiersemann, Stuttgart 2003-2004, p. 517.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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