Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Ferdinando Maria Ricci, fu coinvolto in una delle ultime grandi vicende antiquietiste liguri del XVIII secolo. Inquisito a Genova nel 1741, era sospettato di aderire a dottrine quietiste e di aver composto o fatto circolare scritti mistici manoscritti non autorizzati, nei quali descriveva forme di rapporto immediato tra Dio e l’anima.
Trasferito a Milano, Ricci si sottomise all'abiura formale e fu condannato al carcere perpetuo. La sua vicenda non si concluse però con la prima sentenza: tentativi di fuga, nuovi testi sequestrati e la persistenza di convinzioni ritenute eterodosse portarono a un secondo processo nel 1748. Considerato //relapso//, gli furono confermate le pene precedenti, con l’ulteriore imposizione del divieto assoluto di scrivere, comporre o comunicare con l’esterno.
Ricci fu una delle ultime figure colpite dalla repressione antiquietista in area ligure, segno di una sorveglianza ancora attiva, benché ormai in declino.
Bibliografia
- Paolo Fontana, Il censore censurato. Giacinto Parpera, l’Inquisizione, il quietismo e l’antiquietismo a Genova tra il 1688 e la metà del XVIII secolo, in "Ricerche Teologiche", 23, 2011, pp. 219-239.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]