Burlamacchi, Fabrizio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Fabrizio Burlamacchi (Lucca, febbraio 1553 – Ginevra, 14 ottobre 1598) è stato un mercante lucchese convertitosi al protestantesimo e stabilitosi a Ginevra.

Biografia

Figlio di Vincenzo Burlamacchi e Maddalena Calandrini, rimase orfano di padre ancora bambino e fu avviato alla mercatura. Nel 1570 si trasferì a Parigi, dove durante il massacro di San Bartolomeo del 1572 prestò aiuto ai figli del parente Michele Burlamacchi, esule per motivi religiosi. Passò quindi a Lione, inserendosi nelle compagnie mercantili della famiglia.

Nell'ambiente dei mercanti lucchesi aderenti alla Riforma maturò progressivamente la propria conversione. Nel 1591 decise di lasciare Lione per Ginevra, dove giunse il 17 agosto e il 25 ottobre fu ammesso alla Cena del Signore dopo aver reso professione della fede riformata. Nel gennaio 1592 sposò Giuditta Diodati, figlia di Pompeo Diodati. Continuò a operare nel commercio internazionale, entrando nella compagnia di Francesco Turrettini e frequentando, tra l'altro, le fiere di Francoforte.

Morì di peste nell'ottobre 1598, poco dopo la nascita del figlio Vincenzo Burlamacchi, che avrebbe in seguito raccolto le memorie della famiglia. La sua vicenda costituisce un esempio dell'intreccio fra attività mercantili, conversione religiosa e insediamento degli esuli lucchesi nella Ginevra riformata.

Bibliografia

  • Michele Luzzati, Burlamacchi, Fabrizio, in DBI, vol. 15, 1972.
  • Arturo Pascal, Da Lucca a Ginevra. Studi sulla emigrazione religiosa lucchese a Ginevra nel secolo XVI, Pinerolo 1935.
  • Vincenzo Burlamacchi, Libro di ricordi degnissimi delle nostre famiglie, a cura di Simonetta Adorni Braccesi, Istituto storico italiano per l'età moderna e contemporanea, Roma 1993.

Voci correlate

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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