Asquini, Fabio Maria

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Fabio Maria Asquini (Fagagna, 14 agosto 1802 - Roma, 22 dicembre 1878) è stato un cardinale, precedentemente consultore e poi membro della Congregazione del Sant'Uffizio.

Appartenente a una famiglia del patriziato udinese, insignita del titolo comitale nel 1719, si trasferì ancora giovane a Roma. Studiò nel Collegio Ghislieri e nel Seminario Romano, conseguì il dottorato in teologia al Collegio Romano e completò la propria formazione giuridica alla Sapienza. Fu ordinato sacerdote il 26 febbraio 1825. La sua carriera fu favorita dai rapporti familiari con Mauro Cappellari, futuro Gregorio XVI.

Il 1º maggio 1827 divenne cameriere segreto e fu assegnato alla nunziatura di Napoli, al servizio di Luigi Amat di San Filippo e Sorso. Nominato vicelegato di Ferrara il 15 marzo 1830, prestò giuramento come referendario delle due Segnature l'8 luglio seguente. Dopo i moti del 1831 assunse il governo della Legazione ferrarese, collaborando con le truppe austriache che avevano ristabilito l'autorità pontificia. L'11 luglio 1836 fu trasferito ad Ancona come delegato apostolico.

Il 2 ottobre 1837 fu nominato arcivescovo titolare di Tarso e il 22 dicembre seguente nunzio a Napoli. Richiamato a Roma nel 1839, divenne segretario della Congregazione dei Vescovi e Regolari e canonico di San Pietro. Il 18 dicembre dello stesso anno fu nominato consultore della Congregazione per l'esame dei vescovi.

Il 12 settembre 1840 fu nominato consultore della Congregazione del Sant'Uffizio e prestò giuramento il 16 settembre. Nel 1841 divenne anche consultore della Congregazione dei Riti. Dal 2 ottobre 1842 al 1878 presiedette l'Accademia di Religione Cattolica, per la quale elaborò un progetto di riforma che non ottenne l'approvazione pontificia.

Gregorio XVI lo nominò patriarca titolare di Costantinopoli e cardinale in pectore il 22 gennaio 1844. La creazione cardinalizia fu pubblicata il 21 aprile 1845; il 24 aprile ricevette il titolo di Santo Stefano al Monte Celio ed entrò nelle congregazioni della Consulta, della Fabbrica di San Pietro, dei Vescovi e Regolari e dell'Immunità ecclesiastica. Partecipò al conclave del 1846, dal quale uscì eletto Pio IX.

Il 2 maggio 1847 fu nominato prefetto della Congregazione delle Indulgenze e delle Sacre Reliquie. Nel 1851 entrò nella commissione incaricata di preparare la definizione del dogma dell'Immacolata Concezione. Il 24 dicembre 1853 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e prestò giuramento come cardinale inquisitore l'11 gennaio 1854, rimanendo nella Congregazione fino alla morte.

Fu camerlengo del Sacro Collegio nel 1862-1863 e nel 1863 passò alla prefettura della Congregazione dell'Immunità ecclesiastica. Il 22 giugno 1866 entrò nella Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari e il 12 luglio 1872 divenne segretario dei Brevi apostolici.

Di orientamento conservatore, al Concilio Vaticano I sostenne la necessità di collegare la definizione dell'infallibilità pontificia alla difesa del potere temporale. Il suo profilo non si esaurì tuttavia nell'opposizione alle trasformazioni politiche: mantenne interessi culturali e un costante impegno nell'amministrazione di istituzioni religiose e assistenziali. Conservò inoltre stretti rapporti con il Friuli, contribuendo nel 1847 alla restituzione della dignità arcivescovile alla sede di Udine.

Il 21 settembre 1877 passò al titolo di San Lorenzo in Lucina. Partecipò al conclave del 1878, che elesse Leone XIII. Morì a Roma il 22 dicembre dello stesso anno; dopo le esequie in Santa Maria in Vallicella, la salma fu trasferita a Fagagna e sepolta nella tomba di famiglia.

Bibliografia

  • Philippe Boutry, Souverain et pontife. Recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration (1814-1846), École française de Rome, Roma 2002, pp. 308-309.
  • Andreina Rita, Asquini, Fabio Maria, in Dizionario Biografico dei Friulani. Nuovo Liruti, on line.
  • Remigius Ritzler, Pirminus Sefrin, Hierarchia catholica medii et recentioris aevi sive Summorum Pontificum, S.R.E. Cardinalium, Ecclesiarum Antistitum series e documentis tabularii praesertim Vaticani collecta, digesta, edita, vol. VII, A pontificatu Pii PP. VII (1800) usque ad pontificatum Gregorii PP. XVI (1846), Il Messaggero di Sant'Antonio, Padova 1968, pp. 34, 161 e 360.
  • Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. I, pp. 78-80.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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