Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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I testi del Corpus Hermeticum e dell'ermetismo hanno una storia complessa. Le tradizioni da cui nacque la letteratura ermetica si svilupparono nell'Egitto ellenistico, mentre i trattati filosofico-religiosi del Corpus Hermeticum furono composti soprattutto nei primi secoli dell'età imperiale romana. L'ermetismo venne discusso da filosofi pagani e autori cristiani, intrecciandosi con le correnti religiose e filosofiche della tarda antichità.
La fortuna degli scritti attribuiti a Ermete, in particolare attraverso le letture di Marsilio Ficino e Giordano Bruno, tocca il rapporto fra sapienza pagana e cristianesimo e i confini fra filosofia, magia e ortodossia.
Gli autori cristiani non ebbero un atteggiamento uniforme verso questi testi: alcuni vi riconobbero anticipazioni della verità cristiana, mentre altri ne criticarono le dottrine. In Occidente il Corpus Hermeticum greco cessò di circolare, ma altri scritti ermetici, fra cui l'Asclepio latino, continuarono a essere conosciuti. Nell'XI secolo la raccolta greca è attestata nell'ambiente bizantino di Michele Psello. Un manoscritto con quattordici trattati giunse a Firenze intorno al 1460 e fu tradotto in latino da Ficino nel 1463.
I dialoghi ermetici vengono presentati come rivelazioni di Ermete Trismegisto («Ermete tre volte grande») agli uomini, riguardo alla natura divina, all'antropogonia, alla cosmogonia, all'escatologia, alla filosofia religiosa e ad altri temi.
Tra i personaggi dei testi ermetici, oltre a Ermete stesso, compaiono Iside, Asclepio, Ammone, Horus, figlio di Iside, e Agathos Daimon. Nei dialoghi del Corpus Hermeticum hanno particolare rilievo anche Poimandres e Tat. Questi scritti sono ambientati in un Egitto rappresentato come luogo di antica sapienza.
La figura di Ermete Trismegisto è estremamente interessante: Ermete fu identificato dai greci con il dio egiziano Thot, associato fra l'altro alla scrittura e al sapere. Il mito dell'invenzione della scrittura da parte di Theuth compare nel "Fedro" di Platone; nel "Cratilo", invece, Platone discute il nome e le caratteristiche del dio greco Ermete. Nelle diverse tradizioni, le due divinità furono collegate alla parola, alla scrittura e alla trasmissione delle conoscenze.
I greci vedevano l'Egitto come la terra di una conoscenza antichissima: attribuire a Ermete-Thot scritti conservati in lingua greca dava quindi prestigio ai testi e conferiva loro autorità.
Secondo alcune genealogie leggendarie vi furono più figure chiamate Ermete e gli insegnamenti del più antico furono trasmessi dai suoi discendenti. Questi racconti non permettono di individuare un autore storico del Corpus Hermeticum, ma mostrano come si cercasse di ricondurre i testi a una sapienza egiziana remota. La questione storica riguarda piuttosto gli ambienti nei quali quelle tradizioni furono rielaborate e messe per iscritto.
Diodoro Siculo, nella sua Biblioteca storica (libro I, 15-16), riferisce il ruolo attribuito a Ermes nel racconto mitico di Osiride:
«Tra tutti - aggiungono - Osiride teneva nel più alto grado di considerazione Ermes, perché fornito di naturale sagacia nell'introdurre innovazioni capaci di migliorare la vita associata.
Secondo la tradizione, infatti sono opera di Ermes l'articolazione del linguaggio comune, la denominazione di molti oggetti fino ad allora privi di nome, la scoperta dell'alfabeto e l'organizzazione dei rituali pertinenti agli onori e ai sacrifici divini. Egli fu il primo ad osservare l'ordinata disposizione degli astri e l'armonia dei suoni musicali secondo la loro natura; fu l'inventore della palestra e rivolse le sue cure allo sviluppo ritmico del corpo umano. Inventò anche la lira con tre corde fatte di nervi, imitando le stagioni dell'anno: adottò infatti tre toni, acuto, grave, medio, in sintonia rispettivamente con estate, inverno, primavera.
Anche i Greci furono da lui educati nell'arte dell'esposizione e dell'interpretazione, vale a dire l'arte dell'ermeneutica, e per questa ragione gli hanno dato appunto il nome di Ermes. In generale Osiride ebbe in lui il suo scriba e sacerdote: a lui comunicava ogni questione e ricorreva al suo consiglio nella stragrande maggioranza dei casi. Invece di Atena, come credono i Greci, sarebbe stato Ermes a scoprire la pianta dell'ulivo.»
Nel racconto di Diodoro, Ermes appare dunque come una sorta di «factotum» di Osiride: introduce conoscenze e pratiche utili alla vita degli uomini. Il passo testimonia l'antichità e l'importanza attribuite alla sua figura, ma non prova che i trattati del Corpus Hermeticum derivino da scritti di un singolo sapiente vissuto in un'epoca remota.
Bibliografia
- Ermete Trismegisto, Corpus Hermeticum, con testo greco, latino e copto, a cura di Ilaria Ramelli, Bompiani, Milano 2005.
- Antoine Faivre, The Eternal Hermes: From Greek God to Alchemical Magus, Phanes Press, Grand Rapids 1995.
- André-Jean Festugière, La révélation d'Hermès Trismégiste, 4 voll., Gabalda, Paris 1944-1954.
- Garth Fowden, The Egyptian Hermes: A Historical Approach to the Late Pagan Mind, Cambridge University Press, Cambridge 1986.
- Jean-Pierre Mahé, Hermès en Haute-Égypte, 2 voll., Presses de l'Université Laval, Québec 1978-1982.
- Giulia Sfameni Gasparro, Gnostica et Hermetica. Saggi sullo gnosticismo e sull'ermetismo, Edizioni dell'Ateneo, Roma 1982.
- Frances A. Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Laterza, Bari 1969.
Testi on line
- Corpo ermetico – Asclepio (trad. italiana)
- Asclepius (vers. lat.)
- Pimander (vers. lat.)
- Poimandres (vers. greca)
Link
- I maestri e le fonti sul sito GiordanoBruno.com
Article written by Guido Del Giudice | GiordanoBruno.com & Ereticopedia.org © 2013
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]