Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Marsilio Ficino (Figline Valdarno, 19 ottobre 1433 – Careggi, 1° ottobre 1499) è stato un filosofo e umanista. Il suo tentativo di accordare la sapienza pagana con il cristianesimo e le sue riflessioni sulla magia naturale suscitarono discussioni sui confini dell'ortodossia. Le tesi esposte nei De vita libri tres (1489) gli valsero accuse di magia, alle quali rispose rivendicando l'ortodossia del proprio pensiero.
Il nome di Ficino è associato all'incarico affidatogli da Cosimo de' Medici il Vecchio di tradurre le opere di Platone, delle quali il mecenate gli mise a disposizione alcuni manoscritti greci. Per permettergli di dedicarsi a questi studi, Cosimo gli donò una casa presso Firenze, a Careggi, dove si sviluppò la cerchia di incontri culturali nota come Accademia platonica.
Ficino tradusse non solo opere di Platone, ma anche scritti di Porfirio, Proclo, Plotino, dello Pseudo-Dionigi Areopagita, testi attribuiti a Orfeo, opere di Esiodo e molti altri, contribuendo così alla diffusione del platonismo nell'umanesimo rinascimentale, al quale diede un contributo anche Cusano.
Homo copula mundi
Nel nuovo clima del Rinascimento, Ficino è fautore di una teoria che ripensa il posto dell'uomo nell'ordine cristiano del mondo.
Per Ficino l'uomo è copula mundi. Cosa significa? Significa che l'uomo, attraverso la sua anima, è il termine medio tra il divino e il terreno. Il mondo esistente è diviso per gerarchie in cinque parti: al vertice c'è Dio, poi vengono la mente angelica, quindi l'anima razionale, la qualità e, per ultima, la materia.
Quindi l'anima dell'uomo è al centro di questo ordine, il termine medio (copula), l'entità per mezzo della quale divino e terreno si incontrano. L'uomo ha la libertà di decidere se aspirare all'alto o perdersi nel basso. In sostanza, una posizione di privilegio data dalla coscienza e dall'intuito umano, che gli permettono di rivolgersi sia alle cose divine sia a quelle terrene.
Le origini della rivelazione divina
Secondo Ficino, la verità divina non cominciò a manifestarsi con il cristianesimo: se ne trovano anticipazioni nell'indagine e nelle opere di illustri sapienti antichi, primo fra tutti Platone.
Questa antica tradizione di sapienza comincia, secondo Ficino, con il persiano Zoroastro e con Ermete Trismegisto, mitico sapiente egiziano; continua con Orfeo e Pitagora, arriva a Platone e prosegue nei neoplatonici, tra cui Plotino. Ficino riconobbe inoltre negli scritti dello Pseudo-Dionigi Areopagita un punto d'incontro tra la filosofia platonica e la teologia cristiana.
Bibliografia
- Gian Carlo Garfagnini (a cura di), Marsilio Ficino e il ritorno di Platone. Studi e documenti, Olschki, Firenze 1986.
- Eugenio Garin, L'umanesimo italiano. Filosofia e vita civile nel Rinascimento, Laterza, Roma-Bari 1970.
- Paul Oskar Kristeller, Supplementum ficinianum, 2 voll., Olschki, Firenze 1937.
- Paul Oskar Kristeller, Il pensiero filosofico di Marsilio Ficino, Le Lettere, Firenze 1988 (ed. orig. The Philosophy of Marsilio Ficino, Columbia University Press, New York 1943).
- Cesare Vasoli, Ficino, Marsilio, in DBI, vol. 47 (1997).
Link
- I maestri e le fonti sul sito GiordanoBruno.com
Article written by Guido Del Giudice | GiordanoBruno.com & Ereticopedia.org © 2013
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]