Lucciardi, Domenico

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Domenico Lucciardi (Sarzana, 8/9 dicembre 1796 – Senigallia, 13 marzo 1864) è stato un cardinale, precedentemente consultore e quindi membro della Congregazione del Sant'Uffizio.

Figlio del marchese Bartolomeo Lucciardi e di Marianna Samengo, apparteneva al patriziato di Sarzana. Completò la formazione giuridica a Roma e il 1º agosto 1819 conseguì il dottorato in utroque iure presso il Collegio dei Protonotari. Fu ordinato sacerdote il 30 luglio 1820.

Nel conclave del 1823 fu conclavista del cardinale Agostino Rivarola. Nel 1827 entrò nel servizio diplomatico pontificio come uditore della nunziatura apostolica di Vienna, dove rimase fino al 1832. Tornato nello Stato pontificio, fu nominato delegato apostolico di Camerino e referendario delle Segnature.

Tra il 1834 e il 1836 esercitò le funzioni di prolegato a Ravenna; fu quindi delegato apostolico a Spoleto dal 1836 al 1839 e ad Ancona dal 1839 al 1842. Nel gennaio 1842 divenne presidente di Roma e Comarca. Questa lunga esperienza gli procurò una solida reputazione come amministratore e diplomatico.

Il 21 settembre 1846 fu nominato segretario della Congregazione dei Vescovi e Regolari. Il 21 dicembre successivo Pio IX lo promosse arcivescovo titolare di Damasco. Il 19 maggio 1847 prestò un primo giuramento nel Sant'Uffizio in ragione del suo incarico presso la Congregazione dei Vescovi e Regolari, senza tuttavia assumere ancora un ufficio proprio nel dicastero.

Il 12 maggio 1850 fu nominato consultore della Congregazione del Sant'Uffizio e il 15 maggio prestò il relativo giuramento. Il 10 aprile 1851 fu promosso patriarca titolare di Costantinopoli e il 5 settembre dello stesso anno fu trasferito alla diocesi di Senigallia, conservando il titolo personale di arcivescovo.

Pio IX lo creò cardinale nel concistoro del 15 marzo 1852, assegnandogli il titolo di San Clemente. Il 18 marzo fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e il 24 marzo prestò giuramento come cardinale inquisitore.

Lucciardi rimase alla guida della diocesi di Senigallia anche dopo l'annessione delle Marche al Regno di Sardegna nel 1860. Protestò contro la requisizione della sezione civile e giudiziaria dell'archivio diocesano disposta dalle nuove autorità. Conservò inoltre uno stretto rapporto con Sarzana, sostenendone istituzioni religiose e assistenziali e promuovendo iniziative culturali dedicate alla Lunigiana.

Morì a Senigallia il 13 marzo 1864 e fu sepolto nella cattedrale.

Opere

  • Omaggio per l'ottavo giorno di esaltazione al trono di Gregorio XVI, Spoleto 1839.

Bibliografia

  • Philippe Boutry, Souverain et pontife. Recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration, 1814-1846, École française de Rome, Roma 2002, pp. 574-575.
  • La Gerarchia Cattolica e la Famiglia Pontificia per l'anno 1876, Tipografia dei Fratelli Monaldi, Roma 1875, p. 124.
  • Giacomo Martina, Pio IX (1846-1850), Editrice Pontificia Università Gregoriana, Roma 1974, pp. 84 e 447.
  • MORONI, vol. LXVI (1854), p. 262; vol. LXIX (1854), p. 30.
  • * Remigius Ritzler, Pirminus Sefrin, Hierarchia catholica medii et recentioris aevi sive Summorum Pontificum, S.R.E. Cardinalium, Ecclesiarum Antistitum series e documentis tabularii praesertim Vaticani collecta, digesta, edita, vol. VII, A pontificatu Pii PP. VII (1800) usque ad pontificatum Gregorii PP. XVI (1846), Typis et Sumptibus Domus Editorialis «Il Messaggero di S. Antonio», Padova 1968, pp. 11, 223, 238 e 512.
  • Herman H. Schwedt, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation, 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. II, pp. 897-898.
  • Christoph Weber, Kardinäle und Prälaten in den letzten Jahrzehnten des Kirchenstaates. Elite-Rekrutierung, Karriere-Muster und soziale Zusammensetzung der kurialen Führungsschicht zur Zeit Pius' IX. (1846-1878), Anton Hiersemann, Stuttgart 1978, vol. II, p. 477.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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