Distretto inquisitoriale di Cartagena de Indias

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Il distretto inquisitoriale di Cartagena de Indias fu una circoscrizione americana dell’Inquisizione spagnola, comprendente territori continentali e insulari dell’area caraibica. Il tribunale che lo amministrava, istituito nel 1610, ebbe sede nel principale porto del Nuovo Regno di Granada. La fase conclusiva della sua storia fu segnata dalla crisi dell’autorità spagnola e dalla soppressione dell’Inquisizione nel 1820.

Istituzione e distretto

La creazione del tribunale fu disposta dalla real cédula del 25 febbraio 1610. I primi inquisitori furono Pedro Mateo de Salcedo e Juan de Mañozca. La nuova sede ridistribuì la giurisdizione inquisitoriale americana, fino ad allora affidata ai tribunali di Lima e del Messico, e rispose alla necessità di controllare più direttamente gli scali e i territori della regione caraibica.

Il distretto comprendeva il Nuovo Regno di Granada, Panama, territori dell’attuale Venezuela e diverse isole delle Antille, tra cui Cuba, Hispaniola e Puerto Rico. Non coincideva con i confini degli Stati attuali: la sua estensione deve essere ricostruita in relazione alle circoscrizioni coloniali e alle successive modifiche della giurisdizione. Il tribunale dipendeva dall’inquisitore generale e dalla Suprema e operava attraverso commissari e familiari distribuiti nei centri del distretto.

Attività nella società coloniale

La posizione di Cartagena, porto commerciale e centro della tratta degli schiavi, conferì una particolare composizione sociale alle cause trattate. Il Sant’Uffizio perseguì cristiani nuovi accusati di giudaizzare, protestanti stranieri e persone imputate di bigamia, proposizioni eterodosse, pratiche magiche e altri reati di sua competenza. Le indagini contro i conversos, spesso di origine portoghese, coinvolsero reti familiari e mercantili collegate con altri porti americani e con l’Europa.

I processi per pratiche magiche e religiose giudicate illecite interessarono anche donne e uomini di origine africana, schiavi e liberi. La documentazione permette di studiare le relazioni tra coercizione religiosa, schiavitù, disuguaglianze e circolazione di conoscenze. Gli indigeni erano invece esclusi dalla giurisdizione ordinaria del tribunale in quanto neofiti, pur restando soggetti ad altre forme di controllo ecclesiastico.

L’azione degli inquisitori si svolse entro una società attraversata da contrasti di giurisdizione e da relazioni di potere locali. Denunce, testimonianze e conflitti tra ufficiali mostrano come la presenza inquisitoriale dipendesse anche dalle condizioni politiche e materiali del distretto.

Crisi e cessazione

La crisi apertasi nel 1810–1811 e l’indipendenza di Cartagena determinarono l’allontanamento degli inquisitori e il trasferimento della sede a Santa Marta. Dopo la riconquista spagnola, il tribunale fu ristabilito a Cartagena nel 1816. La sua fase conclusiva si colloca tra la soppressione generale dell’Inquisizione, disposta nel 1820, e la fine del dominio spagnolo sulla città nel 1821, termine della sopravvivenza locale del tribunale.

Cronotassi

Per il personale della sede si veda la Lista degli inquisitori di Cartagena de Indias.

Bibliografia

  • Ricardo Escobar Quevedo, Cartagena de Indias, in DSI, vol. I, pp. 287–288.
  • Fermina Álvarez Alonso, La Inquisición en Cartagena de Indias durante el siglo XVII, Fundación Universitaria Española, Madrid 1999.
  • Ricardo Escobar Quevedo, Inquisición y judaizantes en América española (siglos XVI–XVII), Editorial Universidad del Rosario, Bogotá 2008.
  • Aliza Moreno Goldschmidt, Conversos de origen judío en la Cartagena colonial. Vida social, cultural y económica durante el siglo XVII, Editorial Pontificia Universidad Javeriana, Bogotá 2018.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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