Dalmazzo, Enrico

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Enrico Dalmazzo (18161 — 1892) fu uno stampatore e pubblicista italiano, attivo a Torino nella seconda metà dell'Ottocento. Nato in una famiglia cattolica, si affermò come stampatore di fama a Torino — competenza che avrebbe poi messo al servizio del movimento spiritista — e nel 1859 fu insignito di una medaglia d'oro da Pio IX per l'edizione del Bollario Romano (1857), raccolta di bolle e decreti ecclesiastici. La sua traiettoria intellettuale e religiosa lo condusse progressivamente ai margini dell'ortodossia cattolica e infine oltre di essa.

Dal cattolicesimo allo spiritismo

Il punto di svolta nella vicenda di Dalmazzo risale al 1858, quando ottenne dal papa il permesso di consultare libri proibiti. Questa apertura lo condusse agli scritti di Allan Kardec, e nel 1862 scoprì la propria capacità come medium di scrittura automatica, attraverso la quale affermava di ricevere messaggi da figure storiche come san Luigi IX di Francia, Nostradamus e Caterina da Siena. Si confrontò con il proprio confessore, il teologo Vincenzo Ponsati, «vecchio e dotto parroco di Sant'Agostino in Torino», che gli fornì consigli sul modo di condurre questi studi. Nello stesso periodo si avvicinò al movimento spiritista torinese, svolgendo un ruolo importante nella fondazione della Società Torinese di Studi Spiritici (1863) e degli Annali dello spiritismo in Italia (1864), primo periodico spiritista italiano, sul quale scrisse con lo pseudonimo di Teofilo Coreni.

Dalmazzo e Carlo Maria Curci

Nel corso degli anni Ottanta Dalmazzo fu in contatto con Carlo Maria Curci (1809-1891), uno dei fondatori della Civiltà Cattolica che nella fase finale della sua vita si era allontanato dalle posizioni reazionarie della rivista e dalla stessa Compagnia di Gesù, abbandonata nel 1877. Nell'opera Il Vaticano regio (1883), Curci aveva contrapposto all'autorità papale «incline al dispotismo» un governo ecclesiale «fondato sullo spirito di umiltà e di servizio», posizione che gli valse la condanna all'Indice e la sospensione a divinis nel 1884. Fu proprio Dalmazzo a contattarlo all'indomani della pubblicazione, ringraziandolo in una lettera del 31 dicembre 1883 di aver denunciato «il cronico male che affligge il Cattolicismo» e annoverandolo tra i «sacerdoti studiosi e di cuore, che tengono accesa la lampada della iniziazione cristiana». Per Dalmazzo, la rivolta di Curci coincideva provvidenzialmente con i «fatti notevolissimi e singolari» dello spiritismo, segni di un imminente intervento divino nella storia.

Il 30 agosto 1884 Curci scriveva a Dalmazzo di non potersi sbilanciare sulla nozione di uno «spiritismo non solo legittimo, ma santo, in piena armonia con le verità rivelate», ma aggiungeva osservazioni di rilievo: non vedeva «nulla di ripugnante in questo fatto, che la Provvidenza si servisse di questo nuovo mezzo per richiamare la Società deviata alle male abbandonate vie della verità e della giustizia», e paragonava i fenomeni medianici ai carismi descritti da san Paolo nella prima lettera ai Corinzi come «forma nuova di un mezzo antichissimo». Nella seconda edizione delle Lezioni esegetiche e morali sopra i quattro evangeli (1889), Curci andò oltre, affermando l'esistenza di uno spiritismo buono, radicato nella tradizione cristiana della comunicazione con angeli e anime dei defunti, e proponendo che esso potesse fungere da antidoto al materialismo imperante, preparando il «ristoramento della coscienza cristiana». Questa apertura, per quanto cauta, costituì probabilmente l'incoraggiamento decisivo che spinse Dalmazzo a elaborare la sua visione di uno spiritismo cristiano istituzionalizzato.

Spiritismo in senso Cristiano (1889) e la condanna del Sant'Uffizio

Incoraggiato dall'apertura di Curci, Dalmazzo radicalizzò questa intuizione in chiave escatologica. Nel volume Spiritismo in senso Cristiano (1889), pubblicato sotto lo pseudonimo di Teofilo Coreni, elaborò una visione di una futura civiltà cristiana in cui i sacerdoti avrebbero integrato la pratica medianica nel loro ministero: le chiese sarebbero state popolate di ecclesiastici dotati di facoltà psichiche che, durante la Messa, avrebbero conversato con angeli custodi e apparizioni celesti. L'attività spiritista sarebbe stata organizzata in circoli diocesani che avrebbero riferito le proprie rivelazioni a una sede centrale a Roma, irradiando saggezza celeste sull'umanità. Nelle parole dello stesso Dalmazzo:

«Quando ci saranno nella Chiesa molti sacerdoti iniziati e dotati dei doni medianici dello Spirito Santo, la salute dello universo civile sarà assicurata, e la Chiesa Cattolica raggiungerà un grado affatto superiore nella verace, effettiva e reale rappresentanza di Dio e del Cristo suo sulla terra, mediante i più abbondanti, preziosissimi doni dello Spirito Santo che ci promisero gli antichi profeti: Et effundam spiritum meum super omnem carnem ecc.; allora la Chiesa raggiungerà la realizzazione del suo titolo, diverrà effettivamente UNIVERSALE» (Coreni 1889, p. 70).

Dalmazzo attribuiva le esperienze mistiche di figure come Anna Katharina Emmerick e Maria Luisa di Gesù alla comunicazione con gli spiriti, e affermava di ricevere messaggi anche dalle anime di Rosmini e dell'arcivescovo Gastaldi. Chiedeva inoltre al papa di unire tutte le denominazioni cristiane attraverso lo spiritismo, eradicando «ogni seme di orgoglio e intolleranza».

Il volume fu segnalato al Sant'Uffizio dal cardinale Gaetano Alimonda, arcivescovo di Torino. La valutazione fu affidata al domenicano Vincenzo Leone Sallua (1815-1896), commissario del Sant'Uffizio, che identificò due problemi principali: Dalmazzo affermava di aver scritto il libro su un misterioso «superiore comando» senza precisarne la fonte — alludendo verosimilmente a uno spirito — e il titolo era fuorviante, poiché il presunto «spiritismo cristiano» era in realtà una raccolta di insinuazioni volte a promuovere una nuova religione eretica. Sallua definì il volume «veramente eretico, empio, diabolico, sovversivo di ogni ordine religioso e morale» e ne raccomandò la condanna. Il volume fu formalmente condannato dal Sant'Uffizio il 16 aprile 1890 e inserito nell'Indice dei libri proibiti con decreto del 18 luglio 1890.

Significato storico

La vicenda di Dalmazzo è emblematica di un fenomeno più ampio: la tendenza, diffusa nell'Italia postunitaria, a combinare la pratica spiritica con la vita sacramentale cattolica, creando ibridazioni che le autorità ecclesiastiche giudicavano particolarmente pericolose proprio per la loro difficile riconoscibilità. Il suo tentativo di elaborare uno «spiritismo cristiano» istituzionalmente integrato nella Chiesa rappresenta uno degli esperimenti più audaci — e destinati all'insuccesso — di sintesi tra cattolicesimo e nuove spiritualità nell'Ottocento italiano.

Fonti e bibliografia

Fonti archivistiche

  • Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede (ADDF), Sant'Uffizio, Stanza Storica, Q-6-c, fasc. 2, doc. 1 (relazione Sallua e documentazione relativa alla condanna di Spiritismo in senso Cristiano, marzo 1890).

Opere a stampa

  • [Dalmazzo, Enrico]: Lo spiritismo in senso Cristiano, sotto lo pseudonimo di Teofilo Coreni, Torino: a spese dell'A. 1889.

Fonti accademiche

  • Massimo Biondi, Tavoli e medium. Storia dello spiritismo in Italia, Roma: Gremese 1988.
  • Nicola Zingaropoli, «Niceforo Filalete», Luce e Ombra 12 (1912), pp. 177-187.

Nota bene

Questa voce è parte della sezione trasversale Mesmerismo, occultismo, spiritismo. Eterodossie del XIX secolo tra correnti esoteriche e nuove spiritualità.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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