Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Il Consilium de emendanda ecclesia è il documento stilato dall'apposita commissione nominata nel 1536 da papa Paolo III per riflettere sugli abusi e sulla corruzione della Chiesa del tempo ed elaborare proposte di riforma. La commissione era presieduta da Gasparo Contarini e composta da Girolamo Aleandro, Tommaso Badia, Gian Pietro Carafa, Gregorio Cortese, Federico Fregoso, Gianmatteo Giberti, Reginald Pole e Jacopo Sadoleto. Il testo venne presentato a Paolo III nel concistoro del 9 marzo 1537.
Il documento affrontava la crisi ecclesiastica soprattutto attraverso l’esame delle pratiche di governo e dell’amministrazione degli uffici e dei benefici. Particolare rilievo assumevano gli abusi fiscali della Curia, il pericolo della simonia e il ricorso alle dispense pontificie, che consentiva di derogare alle norme ecclesiastiche e ne comprometteva l’efficacia. La denuncia investiva quindi il rapporto tra autorità e legge: il risanamento della Chiesa richiedeva che il papato intervenisse sui meccanismi attraverso i quali il governo spirituale si intrecciava con interessi economici e concessioni di favore. In questa prospettiva, la riforma dei costumi presupponeva una correzione dell’esercizio stesso del potere ecclesiastico.
L’esigenza di restituire autonomia e credibilità alla gerarchia emergeva anche nella critica ai cardinali che ricercavano benefici presso sovrani e principi, esponendosi a rapporti di dipendenza incompatibili con la libertà del loro ufficio. Particolarmente drastiche erano le proposte riguardanti gli ordini religiosi: per le comunità conventuali giudicate irrimediabilmente corrotte si prospettava l’esaurimento attraverso l’interruzione delle nuove ammissioni e la successiva sostituzione con religiosi osservanti. Il testo contestava inoltre l’ingresso prematuro nella vita religiosa e sollecitava una scelta compiuta in età adeguata e con maggiore consapevolezza. La riforma coinvolgeva anche la direzione spirituale dei monasteri femminili, da sottrarre ai religiosi indegni e affidare a responsabili idonei.
Un altro ambito d’intervento era costituito dall’insegnamento e dalla circolazione delle idee. Alla vigilanza sui maestri di filosofia, accusati di diffondere l’empietà tra i giovani, si accompagnava la richiesta di escludere dalle scuole i Colloquia di Erasmo, considerati dannosi per la formazione religiosa degli allievi. Questo orientamento permette di cogliere come la denuncia degli abusi ecclesiastici potesse associarsi a un’esigenza di controllo culturale: il rinnovamento della Chiesa era concepito entro un quadro di obbedienza e di tutela dell’ortodossia. La censura dell’opera erasmiana rivela pertanto i limiti entro i quali i commissari erano disposti ad accogliere la critica umanistica delle pratiche religiose.
La parte conclusiva richiamava infine i disordini morali di Roma, sottolineando implicitamente la responsabilità esemplare della sede pontificia. L’ampiezza della denuncia non si tradusse tuttavia nell’attuazione organica del programma. Destinato inizialmente a una circolazione riservata, il Consilium fu pubblicato senza autorizzazione nel 1538 e utilizzato nella controversia confessionale: Lutero ne curò una versione tedesca accompagnata da commenti polemici. La ricognizione degli abusi promossa dal papato offriva così agli avversari di Roma un riconoscimento autorevole della gravità della crisi. Il documento rimase una testimonianza significativa delle aspirazioni riformatrici anteriori al concilio di Trento e della distanza fra la formulazione di un programma di rinnovamento e la sua concreta realizzazione.
Testo on line
- Consilivm Delectorvm Cardinalivm Et Aliorvm praelatorum, de emendanda Ecclesia (Romae, apud Antonium Bladum, 1538)
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]