Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Chiarissimo Falconieri Mellini (Roma, 25 settembre 1794 - Ravenna, 22 agosto 1859) è stato un cardinale, arcivescovo di Ravenna e membro della Congregazione del Sant'Uffizio.
Figlio di Alessandro e di Marianna Lante della Rovere, apparteneva a una famiglia del patriziato romano di origine fiorentina. Studiò nel Collegio Tolomei di Siena e nel 1812 fu ammesso tra i paggi della corte napoleonica a Parigi. Tornato a Roma dopo la caduta dell'Impero, si dedicò agli studi teologici e alla preparazione al sacerdozio. Fu ordinato sacerdote il 19 settembre 1818.
La sua formazione religiosa risentì dell'influenza di Gaspare del Bufalo e di Paolo Polidori, orientandosi verso l'assistenza ai poveri e ai malati, l'apostolato e una rigorosa disciplina personale. Strinse inoltre un duraturo rapporto di amicizia con Giovanni Maria Mastai Ferretti, futuro Pio IX.
Divenuto cameriere segreto nel 1822, nel 1823 fu nominato prelato domestico, canonico di San Pietro e ponente della Congregazione del Buon Governo. Il 17 luglio dello stesso anno prestò giuramento come referendario delle due Segnature. Conseguì il dottorato in diritto civile e canonico alla Sapienza il 13 settembre 1824 e il 6 maggio 1825 giurò come uditore della Rota romana.
Il 3 luglio 1826 fu nominato arcivescovo di Ravenna. Nel governo diocesano privilegiò la formazione del clero, le opere assistenziali e il rafforzamento della pratica religiosa. Pur avversando il movimento rivoluzionario, cercò di attenuare i conflitti locali e prese le distanze dalle forme più dure della repressione politica.
Il 12 febbraio 1838 Gregorio XVI lo creò cardinale, assegnandogli il titolo di San Marcello. Entrò nelle congregazioni del Concilio, della Disciplina dei Regolari, dei Riti e delle Indulgenze. Partecipò al conclave del 1846, nel quale ricevette alcuni voti.
Durante la Repubblica romana del 1849 lasciò temporaneamente Ravenna e si rifugiò a Venezia, tornando nella propria sede dopo l'arrivo delle truppe austriache. Dal 1849 al 1852 fu anche amministratore apostolico di Forlì.
Il 16 novembre 1854 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e prestò giuramento come cardinale inquisitore il 29 novembre seguente.
Nel maggio 1855 celebrò a Ravenna un concilio provinciale che riaffermò la difesa del potere temporale pontificio e delle prerogative ecclesiastiche. La moderazione nei metodi di governo pastorale si accompagnava dunque a una sostanziale adesione all'assetto politico e religioso dello Stato pontificio. Nel 1857 divenne segretario dei Memoriali.
Morì a Ravenna il 22 agosto 1859, poco dopo il distacco della città dallo Stato della Chiesa.
Bibliografia
- Philippe Boutry, Souverain et pontife. Recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration (1814-1846), École française de Rome, Roma 2002, pp. 375-376.
- Niccolò Del Re, Il cardinale Chiarissimo Falconieri Mellini grande elettore e amico di Pio IX, in «Pio IX», 21, 1992, pp. 87-113.
- Giuseppe Monsagrati, Falconieri Mellini, Chiarissimo, in DBI, vol. 44 (1994), pp. 390-393.
- Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. I, pp. 543-545.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]