Livizzani Forni, Carlo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Carlo Livizzani Forni (Modena, 1º novembre 1722 – Roma, 1º luglio 1802) è stato un cardinale e funzionario della Curia romana.

Figlio del marchese Ippolito Livizzani e della contessa Teresa Forni, apparteneva al patriziato modenese. Era nipote del cardinale Giuseppe Livizzani, che lo chiamò a Roma e ne favorì la formazione presso il Collegio Nazareno. Lo zio apparteneva al gruppo di prelati che, intorno al 1740, sostenevano una riforma moderata del governo pontificio.

Avviato alla carriera curiale, il 18 agosto 1740 Livizzani divenne segretario dei Memoriali. Nel 1743 fu nominato protonotario apostolico. Dopo aver ricoperto diversi incarichi presso la corte pontificia, l'11 gennaio 1753 divenne referendario delle Segnature e, due giorni più tardi, prelato domestico. Il 26 novembre dello stesso anno fu nominato ponente della Congregazione del Buon Governo.

Il 24 settembre 1759 divenne votante della Segnatura di Giustizia e il 26 settembre 1766 chierico della Camera Apostolica. Il 25 aprile 1775 fu nominato prefetto dell'Annona. Nel giugno 1778 divenne canonico di Santa Maria Maggiore e presidente della Legazione pontificia di Urbino.

Pio VI lo creò cardinale nel concistoro del 14 febbraio 1785. Gli fu assegnata la diaconia di Sant'Adriano al Foro. Nel corso degli anni successivi entrò a far parte di diverse congregazioni romane. Divenne membro della Congregazione del Sant'Uffizio l'8 dicembre 1787. Fu inoltre membro della Congregazione dei Riti e della Congregazione de Propaganda Fide.

Il 21 febbraio 1794 passò all'ordine dei cardinali presbiteri, assumendo il titolo di San Silvestro in Capite; il 13 aprile seguente ricevette l'ordinazione sacerdotale.

In seguito all'occupazione francese di Roma del 1798 fu costretto ad abbandonare la città e si ritirò a Modena. Partecipò quindi al conclave di Venezia del 1799-1800, conclusosi con l'elezione di Pio VII. Nel luglio 1800 fece ritorno a Roma, dove morì il 1º luglio 1802.

Opere

  • De gloriosissima Christi Domini resurrectione oratio habita Prid. Non. Aprilis MDCCXLI in sacello pontificio […], typis Joannis Zempel, Roma 1741.
  • De gloriosissima Christi Domini ascensione oratio habita Prid. Id. Maii MDCCXLIV in sacello pontificio ad SS. Dominum Nostrum Benedictum XIV, ex typographia Nicolai et Marci Palearini, Roma 1744.

Bibliografia

  • Nicola Bernabei, Vita del cardinale Giovanni Morone, vescovo di Modena e biografie dei cardinali modenesi e di Casa d'Este, dei cardinali vescovi di Modena e di quelli educati in questo Collegio di San Carlo, Modena 1885, pp. 273-279.
  • Vincenzo Forcella, Iscrizioni delle chiese e d'altri edificii di Roma dal secolo XI fino ai giorni nostri, Roma 1869-1884, vol. IX, p. 87, n. 170.
  • MORONI, vol. XXXIX (1846), pp. 703-706.
  • Luigi Pásztor, Giuseppe Livizzani sul governo pontificio nel Settecento, in "Archivum Historiae Pontificiae", 24, 1986, pp. 239-272.
  • Gérard Pelletier, Rome et la Révolution française. La théologie et la politique du Saint-Siège devant la Révolution française (1789-1799), École française de Rome, Roma 2004.
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. I, pp. 725-728.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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