Brettes, Ferdinand

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Ferdinand Brettes (1837–1923) fu un ecclesiastico francese, sacerdote dapprima nella diocesi di Bordeaux e poi in quella di Parigi, noto soprattutto per aver fondato la Société des Sciences Psychiques.

La Société des Sciences Psychiques (1895—1898)

Nel 1895 Brettes fondò a Parigi la Société des Sciences Psychiques (SSP), con l'intento dichiarato di studiare i fenomeni collocati ai confini tra naturale ed extra-naturale e, al tempo stesso, di contrastare l'occultismo sottoponendone i fenomeni ad un esame rigoroso. Gli statuti prevedevano che la presidenza e la segreteria generale fossero affidate a ecclesiastici, pur ammettendo anche la presenza di studiosi non cattolici. Tra il 1896 e il 1897 la società si occupò di fenomeni anomali quali la conservazione dei cadaveri, le case infestate, la chiaroveggenza e la telepatia, oltre che di questioni liminali tra scienza e religione come il sonnambulismo artificiale.

L'apertura della SSP a interlocutori non cattolici non implicava però una reale neutralità confessionale. Come ha mostrato Paul Airiau, l'orientamento della società rimaneva nettamente cattolico e clericale, poiché Brettes presupponeva che solo i sacerdoti, in virtù della loro formazione filosofica e teologica, fossero pienamente in grado di giudicare correttamente i fenomeni paranormali. Più che un semplice spazio di dialogo tra fede e scienza, la SSP mirava dunque anche a ricondurre sotto controllo cattolico il campo del meraviglioso contemporaneo. L'allarme romano si accentuò quando alla società aderì Gérard Encausse, noto come Papus, una delle figure di maggiore spicco dell'occultismo francese fin de siècle.

La valutazione del Sant'Uffizio (1898)

Nel 1898 il Sant'Uffizio prese sul serio il caso della Société des Sciences Psychiques e lo sottopose a un esame approfondito. Un primo intervento fu affidato al domenicano francese Hyacinthe-Marie Cormier (1832—1916), futuro maestro generale dell'Ordine, che in una breve relazione manoscritta rilevò come, per trattare la materia in modo «dommatico e assoluto», sarebbe stato necessario uno studio più articolato e affidato a persona più competente. Limitandosi però al caso concreto della società fondata da Brettes, Cormier riteneva che essa non dovesse essere incoraggiata, sia per la difficoltà intrinseca della materia, sia per la presenza al suo interno di interlocutori eterodossi e occultisti.

Il parere dottrinale più ampio fu poi affidato al francescano irlandese David Fleming, consultore del Sant'Uffizio dal 1896 e già coinvolto in altri dossier legati all'occultismo. Nella relazione del 4 agosto 1898, Fleming criticò severamente i presupposti della SSP, contestando innanzitutto la stessa nozione di «occultismo» impiegata da Brettes, che ai suoi occhi non designava un fenomeno nuovo, ma soltanto una riproposizione moderna di pratiche antiche, fraudolente e antiscientifiche. Il giudizio su Papus era durissimo; quello su Brettes, pur meno aggressivo, ne sottolineava l'impressionabilità, il gusto delle novità e la debolezza di criterio.

Accanto a questo voto, il fascicolo conserva anche una seconda relazione di Cormier, datata 1° settembre 1898. Se Fleming affrontava soprattutto la questione sul piano dottrinale, Cormier si concentrava invece sul problema disciplinare e pastorale. A suo giudizio, il nodo non era soltanto l'errore dell'occultismo, ma il fatto stesso che un sacerdote si proponesse di aprire una «pubblica e libera disputazione» su materie tanto pericolose e scabrose. Anche ammettendo che gli ecclesiastici possano disputare di religione, osservava Cormier, ciò richiede non solo il carattere sacerdotale, ma una missione e una competenza specifica, che non potevano certo derivare da una società composta in larga parte da laici, curiosi e amatori di novità. Cormier insisteva inoltre sul carattere affascinante e insidioso del commercio con gli occultisti, lasciando intendere che perfino un sacerdote potesse restarne sedotto. La presenza di Papus e di altri interlocutori simili gli appariva quindi particolarmente pericolosa, così come lo era l'eventualità che la società desse vita a una propria rivista, offrendo risonanza pubblica a teorie blasfeme e a curiosità malsane. Per questa ragione egli concludeva che la società non dovesse essere approvata e che eventuali pubblicazioni dovessero restare strettamente soggette alle regole dell'Indice e al controllo degli ordinari.

Le relazioni convergenti di Fleming e Cormier mostrarono dunque al Sant'Uffizio che la SSP non costituiva un semplice laboratorio cattolico di studio dei fenomeni psichici, ma un'iniziativa giudicata pericolosa tanto sul piano dottrinale quanto su quello disciplinare. Fleming raccomandò esplicitamente lo scioglimento della società, e il Sant'Uffizio fece propria tale indicazione il 7 dicembre 1898.

Significato storico

La Société des Sciences Psychiques rappresenta un tentativo relativamente insolito, nel cattolicesimo francese di fine Ottocento, di organizzare un osservatorio ecclesiastico sui fenomeni paranormali fondato non soltanto sulla polemica demonologica, ma anche su pratiche di indagine para-scientifica. Più che un semplice cenacolo scientifico, la SSP fu un tentativo di presidiare cattolicamente il campo del meraviglioso contemporaneo, sullo sfondo di una lettura apocalittica, antimassonica e controrivoluzionaria dell'occultismo moderno. La sua dissoluzione per iniziativa romana segnò un importante rafforzamento dell'approccio intransigente e rese evidente la scarsa tolleranza del Sant'Uffizio verso forme di investigazione empirica promosse dall'interno degli ambienti cattolici.

Fonti e bibliografia

Fonti archivistiche

  • ADDF, Sant'Uffizio, Rerum variarum 1898, n. 123 («Sull'occultismo e sulla Société des Sciences Psychiques fondata dal canonico Brettes», con relazioni di Fleming e Cormier, statuti della società, corrispondenza e «Note confidentielle» di Brettes).

Fonti accademiche

Nota bene

Questa voce è parte della sezione trasversale Mesmerismo, occultismo, spiritismo. Eterodossie del XIX secolo tra correnti esoteriche e nuove spiritualità.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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