Erba, Antonio Maria

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Antonio Maria Erba, noto anche come Antonio Maria Erba Odescalchi (Milano, 21 gennaio 1712 - Roma, 28 marzo 1762), è stato un cardinale, vicario generale della diocesi di Roma e membro della Congregazione del Sant'Uffizio.

Appartenente a una famiglia del patriziato milanese e comasco, era nipote del cardinale Benedetto Erba Odescalchi, arcivescovo di Milano. Il 10 febbraio 1733 conseguì a Milano il dottorato in diritto civile e canonico; fu ordinato sacerdote il 22 settembre 1736.

Intrapresa la carriera curiale, divenne protonotario apostolico il 18 agosto 1737 e referendario delle due Segnature il 12 dicembre 1739. Intorno al 1750 è attestato come prelato aggiunto della Congregazione del Concilio e segretario della Congregazione delle Indulgenze. Il 2 ottobre 1754 fu nominato commendatore dell'arcispedale di Santo Spirito in Sassia a Roma; nel 1758 divenne maestro di camera del pontefice.

Il 24 settembre 1759 Clemente XIII lo nominò arcivescovo titolare di Nicea, lo creò cardinale e gli affidò l'ufficio di vicario generale della diocesi di Roma. Il 19 novembre successivo ricevette il titolo dei Santi Marcellino e Pietro e fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio. Nella stessa data entrò nelle Congregazioni del Concilio, dell'Esame dei vescovi e della Disciplina regolare. Il 15 gennaio 1760 divenne inoltre membro della Congregazione delle Indulgenze.

Morì a Roma il 28 marzo 1762.

Bibliografia

  • Annibale Ilari, I cardinali vicari. Cronologia biobibliografica, Roma 1962, p. 285.
  • Giorgio Viviano Marchesi, Antichità ed eccellenza del protonotariato apostolico partecipante colle più scelte notizie de’ santi, sommi pontefici, cardinali, e prelate che ne sono stati insigniti sino al presente, Benedetti, Faenza 1751, pp. 531-533.
  • MORONI, vol. XLVIII (1848), pp. 269-270.
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. I, pp. 443-445.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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