Albani, Annibale

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Annibale Albani (Urbino, 15 agosto 1682 – Roma, 21 ottobre 1751) è stato un cardinale, diplomatico pontificio e membro della Congregazione del Sant’Uffizio.

Nipote di papa Clemente XI e fratello maggiore del cardinale Alessandro Albani, studiò presso i gesuiti del Collegio Romano, conseguendo il dottorato in filosofia e teologia. Il 29 ottobre 1703 si laureò in utroque iure all’Università di Urbino. Nello stesso anno divenne canonico della basilica di San Pietro; fu quindi maestro di camera pontificio e, dal 1707, presidente della Camera apostolica.

Nel 1709 fu inviato come nunzio straordinario a Vienna, durante la guerra di successione spagnola, per sostenere i diritti della Santa Sede su Parma e Piacenza, sul Regno di Napoli e sul territorio di Comacchio, occupato dalle truppe imperiali. Nel 1710 si recò a Dresda, dove intervenne nelle questioni riguardanti i cattolici dell’elettorato di Sassonia e contribuì, insieme al gesuita Giovanni Battista Salerno, alla conversione al cattolicesimo del principe ereditario Federico Augusto, futuro re Augusto III di Polonia.

Clemente XI lo creò cardinale nel concistoro del 23 dicembre 1711. Ricevette la diaconia di Sant’Eustachio il 2 marzo 1712, passando poi a Santa Maria in Cosmedin nel 1716. Nel 1722, dopo essere stato ordinato sacerdote, assunse il titolo di San Clemente. Fu inoltre arciprete della basilica di San Pietro e, dal 1719 al 1747, camerlengo di Santa Romana Chiesa.

Il 5 dicembre 1720 entrò a far parte della Congregazione del Sant’Uffizio, giurando come cardinale inquisitore. La sua attività nella Curia romana si intrecciò strettamente con le principali controversie religiose e diplomatiche del tempo. Partecipò alle trattative tra Roma e la corte francese suscitate dalla bolla Unigenitus e svolse un’opera di mediazione nei confronti del reggente Filippo d’Orléans e del ministro Guillaume Dubois. Prese inoltre parte all’istruttoria promossa contro il cardinale Giulio Alberoni.

Dopo la morte di Clemente XI esercitò una notevole influenza nei conclavi del 1721, 1724, 1730 e 1740. Nel conclave del 1730 guidò il gruppo dei cardinali “clementini”, generalmente contrari a un’eccessiva acquiescenza della Santa Sede nei confronti delle pretese giurisdizionalistiche delle monarchie europee.

Nel 1730 divenne cardinale vescovo di Sabina; nel 1743 passò alla sede suburbicaria di Porto e Santa Rufina. Fece parte di numerose congregazioni romane e fu protettore degli Ordini dei minimi, dei certosini e dei premostratensi.

Promosse le istituzioni culturali ed ecclesiastiche di Urbino: nel 1725 vi fondò la stamperia della Cappella, dotandola anche di caratteri greci, e istituì presso l’università cittadina una cattedra di lingua greca. Curò la pubblicazione di opere di Clemente XI, del Menologium Graecorum e di documenti relativi alla basilica vaticana. Morì a Roma il 21 ottobre 1751 e fu sepolto nella basilica di San Pietro.

Bibliografia

  • Gianni Sofri, Albani, Annibale, in DBI, vol. 1 (1960).
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. I, pp. 374-377.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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