Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Alberico Archinto, citato anche come Alberigo Archinto (Milano, 8 novembre 1698 – Roma, 30 settembre 1758), è stato un diplomatico pontificio, cardinale, segretario di Stato e membro della Congregazione del Sant'Uffizio.
Appartenente a una famiglia del patriziato milanese, era figlio del conte Carlo Archinto e di Giulia Barbiano di Belgioioso. La sua formazione fu seguita dallo zio Girolamo Archinto, nunzio pontificio, che lo accolse dapprima a Firenze e poi a Colonia. Studiò inoltre nell'accademia di Lunéville, in Lorena, e soggiornò in Baviera fino al 1721. Il 17 ottobre 1722 conseguì la laurea in diritto civile e canonico presso l'Università di Pavia. Coltivò anche interessi eruditi, collaborando con la Società Palatina alla preparazione del testo della Historia Mediolanensis di Arnolfo.
Trasferitosi a Roma, intraprese la carriera curiale, divenendo referendario delle Due Segnature. Fu vicelegato di Bologna e ponente della Congregazione della Consulta. Nel 1739 fu nominato arcivescovo titolare di Nicea e nunzio apostolico a Firenze, incarico che mantenne fino al 1746.
In Toscana cercò di attenuare i contrasti fra autorità ecclesiastiche e governo lorenese. Intervenne in favore di Tommaso Crudeli, opponendosi alla durezza dell'inquisitore Paolo Antonio Ambrogi e favorendo il trasferimento del poeta in una prigione meno nociva alla sua salute. La sua azione contribuì alla liberazione di Crudeli nel 1741.
Dal 1746 al 1754 fu nunzio in Polonia. Si occupò della situazione dei cattolici della Slesia e della controversa successione episcopale di Breslavia, cercando un compromesso con Federico II di Prussia. A Dresda conobbe Anton Raphael Mengs e Johann Joachim Winckelmann, incoraggiando quest'ultimo alla conversione al cattolicesimo e al trasferimento a Roma.
Rientrato a Roma, nel settembre 1754 ne divenne governatore. Benedetto XIV lo creò cardinale il 5 aprile 1756; il 24 maggio ricevette il titolo di S. Matteo in Merulana. Il giorno successivo fu nominato membro delle Congregazioni di Propaganda Fide, dell'Immunità ecclesiastica, dei Vescovi e Regolari e del Concilio; l'8 agosto entrò anche nella Congregazione della Consulta.
Il 5 settembre 1756 fu nominato segretario di Stato, succedendo a Silvio Valenti Gonzaga. Il 17 novembre dello stesso anno fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e il 24 novembre prestò il giuramento per l'assunzione dell'incarico. Fu inoltre prefetto della Congregazione della Consulta.
Nella segreteria di Stato intervenne nelle controversie giurisdizionali con Venezia e favorì un accordo commerciale con la Lombardia austriaca. Nella crisi dei gesuiti portoghesi sostenne concessioni alla monarchia, contribuendo alla nomina di Saldanha a visitatore della Compagnia nel 1758: un provvedimento del quale Pombal si servì per intensificare l'offensiva contro l'ordine.
L'8 luglio 1758 fu confermato segretario di Stato dal nuovo pontefice Clemente XIII. Morì a Roma il 30 settembre successivo.
Bibliografia
- Lorenzo Cardella, Memorie storiche de' cardinali della Santa Romana Chiesa, Stamperia Pagliarini, Roma 1797, vol. IX, pp. 60-61.
- Elvira Gencarelli, Archinto, Alberico, in DBI, vol. 3 (1961).
- Hubert Wolf, Hermann H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. 1, voce «Alberigo Archinto».
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]