Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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La caccia alle streghe di Rifreddo e Gambasca fu un episodio di persecuzione inquisitoriale che coinvolse nel 1495 nove donne della bassa valle del Po, nel marchesato di Saluzzo. La vicenda ebbe come centro il monastero cistercense femminile di Santa Maria di Rifreddo e si inserisce nella diffusione della repressione antistregonica nell’area alpina tra la fine del Medioevo e la prima età moderna. I verbali degli interrogatori sono conservati nell’Archivio storico comunale di Rifreddo.
Il monastero, che esercitava poteri signorili sulle comunità di Rifreddo e Gambasca, occupava una posizione rilevante nella vita economica e sociale del territorio. La morte di un suo inserviente, attribuita a malefici, indusse la badessa a richiedere l’intervento inquisitoriale. I sospetti maturati intorno a questo episodio alimentarono una persecuzione che investì diverse donne delle due comunità, facendo confluire nell’accusa di stregoneria maldicenze e conflitti locali.
Tra le imputate figuravano Caterina Bonivarda, moglie di Bonivardo dei Bonivardi, e Caterina Borrella, detta «fornaia», moglie di Giovanni Borrelli, entrambe legate a Gambasca. Imprigionate e sottoposte a tortura, le accusate resero confessioni nelle quali ricorrevano incontri notturni, rapporti sessuali con demoni, profanazioni di croci e ostie, consumo di carne infantile e malefici. Si delineava così l’immagine di una collettività stregonica dedita al culto del demonio e ad azioni ostili alla comunità cristiana.
Gli atti lasciano tuttavia intravedere, dietro queste narrazioni, una trama di contrasti assai più circoscritti: un furto d’erba, percosse avvenute nel monastero, una morte sulla quale si erano addensati sospetti. L’intervento inquisitoriale ricondusse tali episodi entro il quadro della stregoneria diabolica, attribuendo loro un significato religioso e una portata collettiva. La tortura e le modalità degli interrogatori contribuirono alla formazione di confessioni conformi alle aspettative dei giudici.
La documentazione offre pertanto una testimonianza significativa dei meccanismi attraverso i quali tensioni e inimicizie locali potevano alimentare una persecuzione per stregoneria. Le deposizioni richiedono una lettura che distingua le vicende quotidiane delle imputate dalla loro rielaborazione giudiziaria e demonologica, senza assumere come descrizioni di pratiche effettive le confessioni ottenute nel corso dei processi.
Bibliografia
- Grado Giovanni Merlo, Streghe, il Mulino, Bologna 2006.
Article written by Daniele Santarelli & Domizia Weber | Ereticopedia.org © 2026
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]